Omaggio ad Adriano Olivetti con “In me non c’è che futuro”

Lo spettacolo, diretto da Gianni Furlani, debutterà sabato al Kaleidos di Poviglio «Nostro obiettivo è mettere in scena le doti di un capitalista dal volto umano» 



Dopo Sandro Pertini tocca ad Adriano Olivetti salire sul palco ed essere raccontato nei più noti ma soprattutto nei meno noti risvolti. Un nuovo salto indietro nel tempo che il regista Gianni Furlani metterà in scena sabato al Kaleidos di Poviglio e che è stato presentato ieri mattina al Binario 49 insieme agli altri protagonisti della nuova avventura storico-artistica.


Lo spettacolo, in programma alle 21 nell’Auditorium Sergio Tagliavini del Kaleidos, ha come titolo “In me non c’è che futuro” ed è inevitabilmente raffigurato da una macchina da scrivere, la celebre Lettera 22 che è addirittura custodita nei musei internazionali come simbolo di ingegno imprenditoriale.

Ma ciò che Furlani, affiancato da Mauro Bertozzi, vuole mettere in evidenza, sono soprattutto le doti di un capitalista dal volto umano, un ingegnere e politico italiano che seguendo le orme del padre condusse l’azienda di Ivrea ad avere oltre 70mila dipendenti e soprattutto a dare loro l’orgoglio dell’appartenenza a una impresa che adottò principi di welfare aziendale. Fra l’altro pochi sanno che il primo pc fu crearo proprio nei suoi stabilimenti e che Olivetti ebbe numerosi contatti con la realtà modenese e reggiana.

Tanti dettagli che anticipano l’interesse per una rappresentazione che si avvarrà di musiche originali composte ed eseguite da Riccardo Sgavetti, Tiziano Bellelli, Emanuele Reverberi, nonché della capacità multimediale di Giuditta Mora e Gualtiero Venturelli. L’organizzazione è della Cinqueminuti ed il ricavato della serata verrà devoluto al Grade. L’appuntamento ha inoltre il sostegno di Coopservice, Me-Cart, Maxima e Comune di Poviglio, il patrocinio della Regione Emilia Romagna e la collaborazione della Tecnograf. Realtà quasi tutte rappresentate ieri all’illustrazione di questo nuovo spettacolo cui hanno preso parte Galilelo Dallolio ex dipendente e storico funzionario della Olivetti, Roberta Mori per la Regione, Roberto Abati per il Grade, Isa Malpeli per il Comune di Poviglio, Ginevra Del Bene per la Mecart, Giuditta Mora e Daria de Luca, William Bigi. Proprio quest’ultimo ci ha ricordato che Adriano Olivetti era alla guida dell’auto che portò Sandro Pertini in Svizzera. Proprio questo collegamento è stato il primo stimolo per Furlani ad un approfondimento su un personaggio che, molto prima di Steve Jobs, ebbe a dire in un discorso agli studenti: «Il vostro tempo è limitato, quindi non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro. Siate affamati, siate folli, perché sono coloro che sono abbastanza folli da pensare di cambiare il mondo che lo cambiano davvero». E ancora: «Il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità o coraggio di fare. Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia da qualche parte, solo allora diventa un proposito, cioè qualcosa di infinitamente più grande».

Lo spettacolo non è un racconto retorico ma nasce dalla voglia di trasmettere concetti e ideali che oggi ancora più di ieri hanno bisogno di essere coltivati. Una narrazione giovane e snella, con suoni live e multimedialità che fanno da scenografia ad un concreto esempio di quel capitalismo umano che viene riconosciuto dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. —



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