Fotografia Europea e nuovi mondi: inizia il festival

Il direttore artistico Walter Guadagnini: «Quest’anno riflettiamo sulle relazioni, ce n’è davvero tanto bisogno»

REGGIO EMILIA. Ci siamo, è iniziata la 14esima edizione di Fotografia Europea. «Che quest’anno – afferma il direttore artistico Walter Guadagnini – mette in scena i rapporti tra le persone, tra le culture, tra i saperi, dal punto di vista individuale e collettivo, da quello privato a quello pubblico. Attraverso antologiche di grandi maestri del passato come Horst P. Horst, del presente come Larry Fink, attraverso mostre di maestri italiani come Vincenzo Castella e Francesco Jodice e di tantissimi rappresentanti delle generazioni più giovani, vogliamo scoprire i legami profondi tra le persone, ma anche tra la fotografia e il mondo».

Il paese ospite di questa edizione di Fotografia Europea, intitolata “Legami. Intimità, relazioni, nuovi mondi”, è il Giappone. Come mai?


«Per due motivi essenzialmente: il paese ospite è comunque legato al tema portante dell’edizione, e il Giappone non è solo stato per lungo tempo un “mondo nuovo” per l’Occidente, ma è anche il paese la cui cultura ha elaborato pensieri profondi e originali sul concetto di intimità, come dimostrano la sua cinematografia e la sua letteratura. Mi dispiace per chi si aspetterà i bondages di Araki, che sono sicuramente tra le prime immagini che vengono in mente vicino al termine “legami”, ma abbiamo scelto di proporre interpretazioni meno descrittive... Il secondo motivo è che il Giappone ha una tradizione fotografica straordinaria e che continua anche in questi anni: ci piaceva far vedere quelli che sono alcuni degli eredi migliori della grande generazione per l’appunto degli Araki, Moriyama, Narahira, che in Italia sono praticamente ancora inediti».

Dopo la “Rivoluzione”, si riflette su “Legami”. Una sorta di pars construens dopo la rottura?

«Confesso di non averci pensato, ma è una interpretazione interessante che dimostra che il tema si presta a letture diverse, dal sociale al personale. È quello che abbiamo cercato di evidenziare nella scelta degli autori invitati. Però, visto il clima sociale e culturale che si respira nel mondo, mi sembra giusto sottolineare la necessità di ricostruire un livello decente di relazioni, che parta dal confronto e non dallo scontro. I legami del titolo sono quelli che ci permettono di convivere, non a caso nello statement di questa edizione di Fotografia Europea sono partito dal “Contratto sociale” di Rousseau e dalle “relazioni pericolose” di Chorderos de Laclos, perché rimangono due basi di riflessione saldamente radicate nel nostro bagaglio culturale, collettivo e individuale, ma spesso ce ne dimentichiamo. E comunque l’onda lunga della rivoluzione arriva fino a quest’anno, con il film che abbiamo commissionato a Francesco Jodice, presentato qui in anteprima e che penso sarà una delle grandi sorprese di questa edizione».

Simbolo dell’edizione 2019 è un video, realizzato dalla giovane artista francese Justine Emard in Giappone, in cui un ballerino interagisce con un robot. Un appello all’importanza della diversità, e alla ricchezza che essa porta con sé?

«Sì, certo, ma anche alla pluralità dei significati: si dice nuovi mondi e tutti istintivamente pensiamo in termini geografici, mentre i nuovi mondi sono anche quelli scoperti dalla scienza, le nuove frontiere della tecnologia, non dimentichiamoci che quest’anno cade il cinquantenario del primo passo dell’uomo sulla luna... Allora il confronto tra uomo e macchina, tra intelligenza umana e intelligenza artificiale diventa un altro dei temi coi quali confrontarsi, perché ormai tante cose che appartenevano alla fantascienza sono diventate realtà quotidiana. E anche da questo punto il rapporto con il Giappone si rivela assai centrato, come dimostra appunto il fatto che Justine Emard sia andata fin lì a trovare i due protagonisti di questa vicenda».

“Unbridled Curiosity” porta a Reggio Emilia le fotografie di Larry Fink. Cosa dobbiamo aspettarci?

«Una mostra bellissima di un grande maestro ancora pienamente attivo, che ha voluto regalare a Reggio una mostra costruita proprio sul tema del festival. Sarà una lenta scoperta della logica che unisce le 90 fotografie presenti, che coprono tutto l’arco di attività di Larry Fink, dagli anni Cinquanta ad oggi. Ma non è una semplice antologica, è una riflessione per immagini sul tema delle relazioni, da quelle pubbliche a quelle private, un viaggio emozionante anche nei sentimenti, e nella loro infinita varietà, dalla passione politica agli affetti familiari».

Ci svela la sua mostra preferita?

«Per caso c’è una domanda di riserva?». —