«L’Umanesimo? Un momento di crisi»

Massimo Cacciari ospite di “Finalmente Domenica” nella Sala degli Specchi «Leggere il passato aiuta a capire i comportamenti degli uomini di domani»

REGGIO EMILIA. Da diverso tempo, Massimo Cacciari indaga sull’Umanesimo intrecciando storia, filosofia, filologia, letteratura ed arte. Com’è noto, quei primi capitoli dell’era moderna regalarono alla nostra Italia molti dei suoi uomini più geniali, tra essi i celebri pittori, scultori, architetti: personalità immense che in un certo senso rubarono la scena a favore di considerazioni legate ad una problematicità di fondo che pur esisteva al di là delle valutazioni artistiche. «Poiché si possono incontrare zone d’ombra – ci dice Cacciari – legate ad accadimenti drammatici che gettano un velo su quelle convinzioni (frutto di una sorta di contemplazione estetica) la cui articolazione oramai schematica finisce per togliere alla riflessione l’aderenza con la realtà dei fatti, che invece è percorsa da un pensiero complesso e soprattutto lacerato, praticamente già in crisi».

Tali riflessioni sono state sviluppate nel libro “La mente inquieta. Saggio sull’Umanesimo” (ed. Einaudi 2019) che il filosofo presenta a “Finalmente Domenica” il 17 marzo alle 11 al teatro Cavallerizza (e non, come di solito accade, nella Sala degli Specchi del Teatro Valli). Per la tematica così pregnante, l’incontro, in cui l’autore dialoga con Michelina Borsari, si presenta piuttosto come una sorta di lectio.

«Presenterò l’Umanesimo italiano – ci dice Massimo Cacciari – attraverso considerazioni di carattere storico con i motivi filosofici più pregnanti in rapporto al linguaggio, quale elemento centrale della riflessione generale. Ciò per considerare gli aspetti drammatici dell’Umanesimo, a proposito del quale, invece, noi siamo ancora condizionati dal pensiero legato ad una sorta di stagione aurea, schiacciata su un’immagine di maniera che presenta in primo piano soltanto la Firenze medicea. Ma all’epoca esistevano divisioni laceranti, come quella tra aristotelici e platonici, ecco poi la concezione dell’uomo basata sulla “Oratio de dignitate hominis” di Pico della Mirandola a proposito della quale bisogna fare attenzione alla domanda “Quid est homo?” che è da intendersi in modo pessimistico, quindi come “Quid est homo nunc?”».

Inoltre, aggiunge, «si registrano altre e contrastanti energie oltre alle riduttive immagini di passiva erudizione delle quali, invece, dobbiamo rivendicare il peso e la straordinaria attualità, riscattando la provinciale attrazione esterofila del pensiero italiano». L’allusione alla dualità si riferisce a quella tra libero arbitrio e volontà divina, alla riconsiderazione del ruolo del saggio e, per quel che riguarda la tradizione, l’idea di ripensarla in base alle proprie esigenze.

Non sono mancati i momenti drammatici. «La spaccatura della Chiesa, la nascita dell’idea dello Stato, tutte le profezie, con la figura del Savonarola... sono il sintomo di una crisi che matura nel periodo precedente per arrivare dal rogo del frate al Sacco di Roma, quindi la Riforma di Lutero che spacca l’Europa – afferma Cacciari –. Se noi consideriamo solo la Firenze dei Medici, ovvero le grandi realizzazioni artistiche, è come se vedessimo solo la facciata: fermarsi al primo sguardo per notare simmetrie ed armonie. Ma ci sono anche gli interni. Per questo credo che l’Umanesimo sia stato un momento di crisi nel senso letterale del termine, pieno di passione e di drammi».

In tal senso il filosofo riconsidera anche Dante collocandolo tra gli umanisti: «Basti pensare agli elementi profetici del suo discorso, al santo di Dante, San Francesco, al pensiero legato al “De vulgari eloquentia”... Dante è più umanista di Petrarca anche se non conosceva il greco, ma nemmeno Petrarca lo conosceva. A proposito di scrittori, domenica parlerò di Machiavelli citando due libri con i quali mi sento in sintonia: uno di Michele Ciliberto, l’altro di Alberto Asor Rosa; ce n’è un terzo di Ginzburg che non ho ancora letto. Come Machiavelli, leggere il passato e capirne la lingua aiuta anche a rivedere i comportamenti che hanno gli uomini oggi e che avranno domani... a proposito di profezia!». —