I luoghi comuni della politica smontati pezzo per pezzo

Massimiliano Panarari martedì 29 gennaio allo Spazio Gerra con “Uno non vale uno”. A intervistarlo sarà il direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani

REGGIO EMILIA. Martedì 29 gennaio, alle 18, Massimiliano Panarari sarà a Reggio per presentare il suo ultimo libro, “Uno non vale uno”. L’appuntamento è allo Spazio Gerra, in piazza 25 Aprile, a ingresso libero. Con l’autore dialogheranno Paolo Pombeni (storico, politologo e docente universitario), Massimo Mezzetti (assessore alla cultura, politiche giovanili e politiche per la legalità della Regione Emilia Romagna) e il direttore della Gazzetta di Reggio Stefano Scansani.

“Uno vale uno” è un’espressione, ricorrente nel discorso pubblico di oggi, legata a un’idea di democrazia diretta contrapposta a quella d’un sistema politico-istituzionale fondato sui partiti e sul loro ruolo di intermediazione.


Ma la semplificazione concettuale e linguistica contenuta in slogan come questo, nell’epoca dell’ipertecnologica, globalizzata e complessa postmodernità, cosa nasconde?

Il reggiano Massimiliano Panarari, saggista e politologo, offre una risposta capovolgendo i termini della questione, e nel pamphlet “Uno non vale uno” propone un “dizionario dei luoghi comuni” con l’intento di analizzare e scomporre le sempre più diffuse narrazioni populiste e sovraniste, tanto generiche e rassicuranti quanto conflittuali e ostili al pluralismo.

Dalla fine del ‘900, all’attualità dell’America di Trump e dell’Italia di Salvini-Di Maio, si è progressivamente accentuato il logoramento dei partiti e dei processi democratici, e all’interno di un tale contesto il principio di “uno vale uno” è degenerato in un nazionalpopulismo che, secondo Panarari, costituisce una pericolosa forma di regressione.

Attraverso citazioni di filosofi e studiosi, da Rousseau e Kant a McLuhan e Sartori, associate con arguzia a spunti letterari, tratti da autori quali Shakespeare e Manzoni, e persino cinematografici, a partire dall’edonistica “febbre del sabato sera”, l’autore approfondisce gli aspetti d’una crisi, iniziata a livello planetario negli anni ‘80, che culmina nella depressione economica del nuovo millennio e si proietta in una società narcisista e ansiosa, governata da una politica incapace di risolvere realmente i problemi, le cui strategie di comunicazione, nonché di consenso, si fondano su modelli televisivi e social network, su un linguaggio assertivo e manicheo.

Coniando neologismi quali pop-sov per indicare il mix di populismo e sovranismo che domina la scena politica italiana e internazionale, Panarari, come afferma Paolo Di Paolo sul Venerdì di Repubblica, “fa chiarezza, mette ordine, e fotografa perfettamente, con sottilissima ironia, il lungo inverno del nostro scontento”. —