Alessio Boni in scena all’Asioli con il suo Don Chisciotte: «Un elogio alla lucida pazzia»

CORREGGIO. Tra i nostri attori di punta, per la brillante carriera che sta portando avanti, indubbiamente figura Alessio Boni. Il suo è un percorso articolato che abbraccia tutti i generi di spettacolo: teatro, cinema e fiction televisiva che in questi ultimi anni gli ha regalato immense soddisfazioni.

Ultima, solo per questioni di tempo, è doveroso ricordare l’impeccabile prova che ci offre nella Compagnia del cigno, nel ruolo del maestro Luca Marioni. Sarà il fatto che la qualità degli sceneggiati televisivi appare sensibilmente migliorata, ma Boni è proprio bravo in quanto, anche in questo caso, dà spessore a personaggi che rimangono impressi, per lo più, a causa del carattere difficile, contrastato, forte e fragile nel contempo.

DON CHISCIOTTE

È così anche per il teatro dove, appena qualche giorno fa, Boni ha debuttato con “Don Chisciotte” spettacolo per il quale oltre a vestire i panni del protagonista, ne cura anche la regia insieme a Roberto Aldorasi e Marcello Prayer e che dopo la prima di Tortona giunge venerdì 25 e sabato 26 gennaio (ore 21) al Teatro Asioli di Correggio. Per una pièce tratta dal celebre testo di Miguel de Cervantes è doveroso ribadirne la complessità.

«L’idea è nata all’interno del nostro gruppo quando due anni fa abbiamo portato in scena “I duellanti” di Conrad – ci racconta Alessio Boni – Ci piacciono i grandi testi da adattare al palcoscenico: penso ad altri libri pazzeschi come Moby Dick, Il Giocatore... Affrontare Don Chisciotte è stata una prova ardua nella quale mi sono buttato a capofitto ed il primo pensiero è andato a come effettuarne la riduzione, la scelta dei passi: quale toglierne per conservarne l’essenza».

CHI E' PAZZO?

A parte il fascino che può giustamente esercitare un tale capolavoro, Alessio Boni è stato conquistato da qualcos’altro: si tratta della follia. «Cervantes attraverso Don Chisciotte ci inculca questo dubbio: chi è pazzo? chi è normale? Forse chi vive nella sua lucida follia riesce ancora a compiere atti eroici. In ogni caso preferisco la sua pazzia all’equilibrio dei molti di oggi. Mi piace la follia del protagonista che dopo 50 anni e il cervello rinsecchito dai romanzi indossa un’armatura sciancata e se va per il mondo guidato dalla sete di giustizia e dal fervore di voler sistemare il mondo. Il tutto lo dedica a una donna, Dulcinea: anche se lei non sa che Don Chisciotte esiste. Ci vuole tanto amore per fare una simile dedica. Ma lui vuole combattere contro l’insolenza, i soprusi i corruttori, gli strozzini... Insomma Don Chisciotte è un pazzo che adoro».

MULINI E RONZINANTE

A proposito del problema cruciale legato ad un testo così articolato, vale a dire alla doverosa sintesi per poterlo portare in teatro, Alessio Boni ci assicura che la scena clou – quella dei mulini a vento – trova un posto speciale grazie anche al bellissimo lavoro dello scenografo Massimo Troncanetti. E a proposito di colpi di scena: «Anche il cavallo scelto sarà una sorpresa e non dico quale... Tuttavia l’idea complessiva è mirata a realizzare uno spettacolo che deve riportare l’immaginazione a quando si era bambini: in questo senso un semplice ventilatore ed altri oggetti comuni possono scatenare la fantasia in modo sovradimensionale, calandoti nell’immaginario tra sogno e realtà».

RICERCA DEL PERSONAGGIO

Un’inequivocabile determinazione che Boni riversa in tutti i generi: cinema, teatro e fiction. «Non faccio distinzione: è il personaggio che mi deve attraversare dentro. Se mi fa schifo... basta! Quindi non faccio classifiche di generi, anche se il teatro non lo mollo mai. Prediligo i ruoli complessi, quei personaggi che arrivano come un cazzotto sullo stomaco, attorcigliandomi dentro come in Cime Tempestose, Caravaggio, Walter Chiari... mi piace il travaglio, portare in scena le situazioni problematiche che ti muovono l’intelligenza e la voglia di ricerca. In Luca Marioni nella Compagnia del cigno, ad esempio, mi intriga la dicotomia tra la sua profonda inquietudine e la dolcezza del rapporto con la moglie Anna Valle. L’aspetto meramente legato alla bontà non mi interessa». —


 

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