Giovane Fotografia Italiana è ritornata alla scoperta di talenti: ecco i 7 vincitori

“Ropes/corde” il tema di questa edizione: un’immagine forte scelta come metafora per tanti e diversi tipi di legami  

REGGIO EMILIA. Fabrizio Albertini, Silvia Bigi, Emanuele Camerini, Marta Giaccone, Luca Marianaccio, Iacopo Pasqui, Jacopo Valentini. Questi i nomi dei sette vincitori della call di Giovane Fotografia Italiana, il progetto pensato per i giovani autori emergenti sotto i trentacinque anni che si dedicano alla fotografia. Il tema di questa edizione sarà “Ropes/corde”. La corda è stata scelta come immagine metaforica per tanti e diversi tipi di legami: come simbolo di unione e strumento di salvezza, ma anche come ostacolo, impedimento, prigionia. Un’ambivalenza che riguarda da vicino la stessa arte della fotografia, che, spiegano gli autori della call, «può preservare le nostre origini, tenere vivi i ricordi, perpetuare i legami, ma anche intrappolarci nelle nostre identità e trattenerci in un passato in cui i luoghi, le persone e le relazioni subiscono, attraverso le immagini, un processo di idealizzazione».

IL TEMA


Scopo di questa edizione è, quindi, «portare alla luce la tensione tra queste due polarità presenti nella dimensione temporale della fotografia». Un tema che ha saputo destare notevole interesse tra i partecipanti, portando, anche questa volta, a una forte adesione da parte dei giovani fotografi emergenti: sono state centoquarantuno le candidature pervenute da tutta Italia. Tra queste, la giuria internazionale, composta da Carine Dolek, Shoair Mavlian, Daniele De Luigi e Ilaria Campioli, ha selezionato i sette progetti migliori.

I PROTAGONISTI

Progetti che analizzano diversi aspetti del tema “Ropes/corde”: Fabrizio Albertini, con il suo “Radici”, propone un racconto autobiografico che lega il tema delle origini con quello della famiglia. Il suo lavoro è un flusso di coscienza iniziato fotografando l’orto e il giardino di casa e durato circa un paio d’anni, dal 2015 al 2017.

Silvia Bigi invece ha scelto il titolo “Cicatrici” per ricostruire, attraverso ricordi altrui, l’identikit di un passato di cui non ha memoria e che vede il padre coinvolto in un incidente aereo, diventando lei stessa il filo che riunisce tutti i frammenti e finendo per imbastire un discorso sul nostro bisogno di aggrapparci alle immagini per definire chi siamo.

Emanuele Camerini, ripercorrendo i luoghi d’infanzia e le memorie della figura paterna in una sorta di viaggio iniziatico, ha voluto raccontare il processo di progressiva accettazione di un’altra parte di se stessi in “Notes for a silent man”.

Marta Giaccone, con il progetto “Ritorno all’isola di Arturo”, si è ispirata al romanzo di Elsa Morante e al suo protagonista Arturo, il fanciullo-eroe che vive un’esistenza selvaggia e magica in un’Italia di fine anni Trenta. L’autrice va alla scoperta di Procida, una piccola isola di soli quattro chilometri quadrati, attraverso la crescita e l’adolescenza dei suoi giovani abitanti.

PROGETTI

In “404 Not Found” Luca Marianaccio è stato capace di creare un rapporto ambiguo tra uomo e tecnologia. Quest’ultima in particolare diventa specchio e scudo al tempo stesso: programmi che anticipano i bisogni collettivi e che creano nuove prospettive illusorie, influenzando il nostro modo di vivere e di abitare. Un lavoro che getta nuova luce su scenari che possono apparire negativi ma che, nel prossimo futuro, potrebbero diventare la quotidianità.

Con il suo progetto “N” Iacopo Pasqui indaga invece la vita di alcuni trentenni di una provincia italiana, in bilico tra l’andare e il restare, tra il desiderio di un futuro diverso e il non voler rinunciare al proprio paese, seguendo dinamiche prestabilite e regole standardizzate da un certo tipo di mentalità. “N” va così ad interrogarsi sul vero significato del concetto di normalità.

Infine Jacopo Valentini con “Vis Montium” osserva la Pietra di Bismantova con un occhio curioso di comprendere come questo specifico luogo sia in grado di legare diversi mondi, reali e immaginari. A partire dalla produzione fotografica dedicata a uno dei maggiori punti d’interesse del nostro Appennino, Valentini cerca di dare una lettura trasversale per mettere in contatto più universi, da quello minerale a quello animale, per dimostrare, in conclusione, la sua capacità di toccare i campi più svariati e proseguire oltre. —