Andrea Mingardi: «Oggi i giovani artisti sono molto preparati eppure... passano»

Domenica 2 dicembre il cantante protagonista di un doppio appuntamento a Reggio Emilia:  alle 17.30 alla biblioteca comunale di San Martino in Rio per "Autori in prestito", alle 21 all’osteria Rossodivino di Cavriago. I motivi: parlare della sua vita e presentare il suo ultimo libro “Professione cantante” 

REGGIO EMILIA. Oggi, domenica 2 dicembre, Andrea Mingardi è impegnato in un doppio appuntamento in provincia: alle 17.30 sarà alla biblioteca comunale di San Martino in Rio per "Autori in prestito" (la rassegna curata da Arci e ideata da Paolo Nori), alle 21 all’osteria Rossodivino di Cavriago in un incontro organizzato dall'associazione Carmen Zanti. I motivi: parlare della sua vita e presentare il suo ultimo libro “Professione cantante”. L’opera è uno spaccato della società e della realtà quotidiana viste attraverso la lente della musica.

Che cosa ci aspetta?


«Sarà una chiacchierata in simpatia, un momento per parlare del libro ma anche per approfondire gossip e curiosità. Avremo la compagnia del maestro Maurizio Tirelli, e forse ci sarà anche modo di suonare qualcosa».

Di cosa tratta il suo ultimo libro?

«È una summa che deriva da una vita di esperienze nel mondo della musica. Una storia autobiografica che ripercorre tutti i passaggi della mia carriera, a partire da quando ho cominciato a suonare la batteria, da ragazzino, in un gruppo chiamato “Golden Rock Boys”. Fino a quando ho iniziato a fare il cantautore, attraverso i festival e gli eventi più importanti. Una saga per raccontare tanti anni di professione. Ma anche, allo stesso tempo, una specie di manuale di sopravvivenza per chiunque voglia approcciarsi a questa professione».

Cioè?

«Ho cercato di mettere in luce gli aspetti meno conosciuti di un mestiere come questo, che è un mestiere difficile. Il lavoro di un musicista spesso viene mistificato a causa della notorietà, e si tende a dimenticare che, dietro una canzone, spesso ci sono luci e ombre, cadute e risalite. Penso ad esempio a un brano celebre come “Stessa spiaggia, stesso mare”, che conosciamo tutti. Le parole sono di Mogol, mentre la musica è di Piero Focaccia, un ragazzo romagnolo sconosciuto ai più. Anche per questo ho raccolto, nel mio libro, diverse voci di amici e colleghi».

Ad esempio?

«Ci sono tanti aneddoti di Mina, Renzo Arbore, Francesco Guccini, Little Tony, Raimondo Vianello... un mosaico di racconti per ricostruire, attraverso momenti ironici o “drammatici”, questo mestiere. Per viaggiare attraverso i territori inesplorati della professione di cantante».

Come è cambiata la professione di cantante, nel tempo?

«In un altro libro che si intitola “Permette un ballo, signorina?” ho raccontato la storia dei dancing, il periodo d’oro dei locali che hanno fatto ballare intere generazioni, come il “Marabù”, che voi reggiani conoscete bene. Ma anche il Picchio Rosso, il Picchio Verde... ecco, se ripenso a quei momenti vedo che è cambiato il lavoro dei musicisti ma anche lo stile di vita dei giovani, il loro modo di divertirsi, di corteggiare, di ascoltare la musica».

Cioè?

«Quello che vedo oggi, tra gli artisti giovani è che sono molto più preparati di noi. Ma quello che manca è il background: vengono lanciati da talent e programmi televisivi, poi però vengono abbandonati a se stessi. Non dico che il passato sia meglio del presente, ma nel presente ci sono fenomeni passeggeri, mentre alcuni mostri sacri rimangono intramontabili.

Ad esempio?

«La musica di Frank Zappa e i Led Zeppelin, cantautori come De André... hanno scritto cose che resteranno sempre. Punti di riferimento validi ancor oggi, anzi oggi più che mai». —