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Metti otto famiglie a Castello Querciola

Il borgo, a due passi da Viano, fino a vent’anni fa contava una sola abitante. Ma ora ha ripreso vita tra storia e natura

VIANO. Cade qualche goccia di pioggia. Non tante, in verità. Il vento lieve accarezza i querceti che si inerpicano su per la collina. Il vento si intrufola nei vicoli, così come le voci di grandi e meno grandi. A Castello Querciola qualcuno prepara la conserva. E l’aroma di buono si propaga. Per tutto il borgo.

Claudia sorride: «Buon pomeriggio e ben arrivati. Mi chiede perché i reggiani dovrebbero venire qui per una piccola gita sui colli? Non è difficile rispondere. Perché c’è tanta tranqui ...

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VIANO. Cade qualche goccia di pioggia. Non tante, in verità. Il vento lieve accarezza i querceti che si inerpicano su per la collina. Il vento si intrufola nei vicoli, così come le voci di grandi e meno grandi. A Castello Querciola qualcuno prepara la conserva. E l’aroma di buono si propaga. Per tutto il borgo.

Claudia sorride: «Buon pomeriggio e ben arrivati. Mi chiede perché i reggiani dovrebbero venire qui per una piccola gita sui colli? Non è difficile rispondere. Perché c’è tanta tranquillità, un bel pizzico di storia e per scoprire le meraviglie di un luogo che sembra lontano da tutto ma che, in realtà, è facilmente raggiungibile. In poco più di dieci minuti si è a Viano».

Un borgo, Castello Querciola. Un borgo, a due passi dal capoluogo del Comune. Lasciato da tanti nel corso degli anni. Ma che, piano piano, si sta riscoprendo e rivivendo una seconda giovinezza. «Circa vent’anni fa – dice Claudia – ero rimasta l’unica residente. Adesso siamo otto famiglie che, da una decina d’anni, hanno deciso di ritornare o di trasferirsi definitivamente, sistemando le case in pietra che caratterizzano il borgo»”.

La pioggia si ferma, il sole si fa largo. Delmina Lupini è la “guida turistica” del posto. «Non esageriamo – dice con un sorriso – diciamo che cerco di raccontare un po’ il luogo in cui vivo e che per me rappresenta un meraviglioso gioiello. Ma io sono di parte…».

La chiesa di Santa Maria Assunta, col suo campanile, domina il borgo. «All’interno della pieve – spiega Delmina Lupini – è presente un affresco dedicato alla Madonna attribuibile alla scuola di Lionello Spada e, nella canonica, sono visibili alcuni stemmi affrescati da Lelio Orsi. Di Castello Querciola si ha già notizia intorno all’anno mille, un feudo realizzato per proteggere il vescovo dalle scorribande barbariche. Nelle prime decadi del 1200 venne donato dal vescovo di allora alla famiglia Fogliani che ne mantenne il dominio per diversi secoli. Oltre alla chiesa, sono molto interessanti anche la canonica e l’oratorio del Rosario databili tra XIII e XVI secolo».

Storia e tradizione, certo. Ma anche appuntamenti da non perdere all’interno dello splendido borgo di Castello Querciola. «Nonostante la nuova normativa abbia complicato un pochino l’organizzazione – prosegue Delmina Lupini – cerchiamo di mantenere alcuni appuntamenti. Negli anni passati a tutte le manifestazioni si è infatti sempre avuta una grande partecipazione. Dopo la “Festa delle rose” dello scorso maggio, nel periodo autunnale è in programma un doppio appuntamento, organizzato dal Comune, per il centenario della fine della Grande Guerra. Lo scorso 2 settembre è stata la volta di “Pregare la pace… in guerra”, tra strumenti, musiche e letture dal fronte. Il 4 novembre invece avverrà la chiusura delle celebrazioni con la presentazione del volume “Viano nella Grande Guerra”». Le case in sasso, il riflesso del sole che adesso splende alto. La brezza che accarezza i querceti e che ha mandato via le nubi. La verde vallata sottostante.

«Sono ben visibili da qui – dice Delmina Lupini – i castelli di Monte Babbio e di San Valentino. La veduta, senza dubbio, è da togliere il respiro. Si vede un bel pezzo di pianura. E poi qui a Castello Querciola c’è tanta arte da scoprire e tanta tranquillità, un luogo vicino alla pianura ma così distante dai ritmi e dalla frenesia della nostra quotidianità». Ma adesso è tempo di saluti. Qualcuno nel frattempo prepara la conserva. Mentre il profumo di buono si propaga. Per tutto il borgo. —