La vita in cucina ricomincia a 60 anni per i soci della nuova Osteria Due Maestà

Reggio Emilia: un locale storico riaperto dopo diversi cambi di gestione e la chiusura anni fa. L’obiettivo? Realizzare un sogno 

REGGIO EMILIA. L’amore di una vita mutato in quotidianità. Poche formule sono usate e stracciate dalla banalità come “un sogno che si realizza”, ma diventa difficile non definire la nuova Osteria Due Maestà un sogno realizzato. Dalla metà di luglio alle Due Maestà, alla rotonda fra Fogliano, Reggio e la strada per Arceto, ha riaperto un locale storico, la vecchia osteria attiva nello snodo per decenni e poi chiusa dopo tanti salti di gestione.

I tre titolari sono Ottavio Maioli, Maria Grazia Morini e Paolo Barbieri, tre amici reggiani che da poco hanno superato i sessant’anni. E che, avuta la possibilità di tirare il freno rispetto agli impegni precedenti, ha deciso di coronare l’ambizione di una vita, un ristorante dedicato alle tradizioni culinarie della terra dove sono nati e dove hanno sempre vissuto. Dopo aver trascorso decenni a girare locali fra cene e pranzi, ora tocca a loro. Del terzetto, solo la Morini ha già esperienze dirette, figlie di una drastica scelta precedente: dopo aver lavorato a lungo in un ufficio, aveva cambiato improvvisamente vita iniziando a collaborare con tanti ristoranti cittadini. Adesso, lo scettro è tutto suo, in compagnia di Ottavio, 63enne ex bancario ora in pensione, e Paolo, anche lui tante professioni diverse alle spalle.


L’anno scorso i tre soci hanno deciso di dedicarsi seriamente alla nuova avventura, iniziando a girare fra fornitori, cantine e allevamenti in provincia, così da trovare i prodotti primi necessari per una cucina rigorosamente all’insegna della classicità emiliana.

Restava poi un problema non da poco, la sede. A risolvere la questione, una chiacchierata con un vecchio amico, Roberto Fratti, il titolare del bar Due Maestà, nella palazzina affacciata sull’omonima rotonda. Fratti li ha informati della possibilità di riaprire il locale a fianco al bar, dove un tempo si trovava un’osteria parecchio frequentata vista la posizione strategica, sulle direttrici dei commerci: prima di animali e poi, dopo il boom reggiano, delle ceramiche e della tecnologia. Ha due spazi, una bella terrazza rialzata aperta ora sfruttata per gli aperitivi e l’area per i pasti, con una quarantina di coperte.

Pian piano i vari pezzi si sono incastrati, il menù, le bottiglie e i prezzi sono stati definiti e a metà luglio l’Osteria Due Maestà ha alzato il cancello sotto l’insegna “aperto per ferie”. Ora è disponibile a mezzogiorno e sera con una formula da osteria, appunto: tariffe abbordabili, una scelta giornaliera di quattro, cinque primi e altrettanti secondi, basati su materie prime della zona.

Una sfogliata al menù conferma l’ortodossia nostrana. Erbazzone fatto in casa, salumi e formaggi presi da caseifici e norcini della provincia e l’immancabile pinzimonio, per aprire. Tortelli verdi, di zucca e patate con soffritto o burro e salvia, tagliatelle tirate a mano, gnocchi e risotti. Fra i secondi, oltre alla carne cruda, si va di cotolette, roast beef, arrosti, il classico estivo del vitello tonnato uniti a contorni di rigore: patate al forno, sottaceti, salsine, verdure grigliate. La canzone non cambia coi dolci: zuppa inglese, crostata e ciambella sono di rigore. Quando la stagione cambierà, sono poi in programma baccalà e punta al forno, per irrobustire la proposta. Più reggiani di così si muore, verrebbe da dire, e non è un’offesa per tre persone che alla cucina locale hanno dedicato tanto tempo libero e ora l’hanno mutata da passione a professione, invece di rallentare con l’arrivo della pensione. Non da tutti.

Per informazioni, telefonare al 335/ 6550559, scrivere una mail all’indirizzo ottavio.maioli@libero.it o visitare l’omonima pagina Facebook. —