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La Banda dell’Emilia Rossa a Casa Cervi

Sul palco il gruppo nato tra i circoli Fiom: «Suonare qui per noi è un dovere, un piacere, un motivo d’orgoglio» 

GATTATICO. «Un dovere, un piacere e un motivo di orgoglio».

Non mancano le motivazione alla Banda Popolare dell’Emilia Rossa in vista del concerto di domani sera a Casa Cervi. La formazione modenese nata fra i circoli Fiom suonerà durante la storica pastasciutta antifascista promossa dall’Istituto Cervi, un evento al centro di una vastissima rete nazionale di iniziative simili. Il pensiero va alla festa organizzata dalla famiglia Cervi il 25 luglio 1943 per celebrare la caduta di Mussolini, a ...

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GATTATICO. «Un dovere, un piacere e un motivo di orgoglio».

Non mancano le motivazione alla Banda Popolare dell’Emilia Rossa in vista del concerto di domani sera a Casa Cervi. La formazione modenese nata fra i circoli Fiom suonerà durante la storica pastasciutta antifascista promossa dall’Istituto Cervi, un evento al centro di una vastissima rete nazionale di iniziative simili. Il pensiero va alla festa organizzata dalla famiglia Cervi il 25 luglio 1943 per celebrare la caduta di Mussolini, arrestato dopo essere stato destituito dal Gran Consiglio Fascista. Era l’inizio della fase più cupa e sanguinosa della guerra, ma in quel momento sembrava l’arrivo della sospiratissima pace. Le cuoche tirarono la pasta, poi condita con burro e formaggio e portata a Campegine nei contenitori del latte, un momento di festa ricordato nei decenni seguenti, e da vent’anni omaggiato con eventi in giro per il Paese. A Casa Cervi il programma da sempre alterna discorsi, la parte gastronomica e la musica, e nel 2018 tocca appunto alla Banda POPolare dell’Emilia Rossa, band nata nel 2011 dall’unione di quattro delegati Fiom e quattro precari. Da allora è impegnata in brani autografi e soprattutto nella rivisitazione della canzone politica popolare; domani salirà «su un palco speciale», come sottolinea il cantante Paolo Brini.

Un luogo simbolico come pochi, no?

«Sì, Casa Cervi è un luogo speciale a prescindere, per quelli che sono i nostri valori ancora di più. I fratelli Cervi erano antifascisti e comunisti, noi ci ritroviamo nella loro visione e suonare per loro sarà speciale. Siamo molto legati ad Adelmo Cervi e questo sarà un motivo di soddisfazione in più».

Che concerto ascolteremo? Ci saranno sorprese, ospiti?

«La nostra proposta è ben definita, noi riproporremo i brani del nostro repertorio, comprese tante canzoni partigiane e tante canzoni di protesta del periodo. Quello che conterà sarà l’atmosfera».

In che senso?

«Nel senso che questa è prima di tutto una festa e quindi ci saranno momenti di festa, più voci che si incrociano, un po’ di sano casino. Come succedeva nelle feste popolari di una volta, riprendendo una tradizione popolare collettiva molto presente nella nostra storia».

E i vostri brani?

«Ci saranno. Stiamo anche pensando a un terzo album, siamo molto soddisfatti di come sta procedendo il nostro nuovo disco. La musica rimane una componente importantissima per tutti noi».

L’altra è la politica. È un discorso ancora valido nel 2018?

«Ancora di più, in un periodo in cui i fascisti stanno rialzando la testa, e ci sono tanti eventi preoccupanti, anche in questi giorni, anche dalle nostre parti».

Pensa a qualche caso preciso?

«Abbiamo letto dell’evento per Almirante organizzato a Reggio il 7 luglio, e già questo sarebbe abbastanza. O pensiamo alla festa neonazista di pochi giorni fa ad Abbiategrasso cui hanno partecipato diversi politici leghisti e del centro destra».

In questa fase arriva il concerto.

«Sì, e sarà un momento importante per chiunque oggi voglia ancora lottare contro il fascismo».

Rimane la priorità?

«Sì, oggi il fascismo viene spesso legittimato come se fosse un’opinione come le altre, e questo non è accettabile. Vedo tanto parallelismi col passato».

Quali?

«Penso a questa canea razzista. Un tempo si discriminavano i socialisti, i comunisti, gli omosessuali, gli ebrei. O chi suonava jazz. Oggi si discrimina chi scappa dalla fame». —