La famiglia che smaschera i falsi di Antonio Ligabue

Sergio e Francesco Negri lavorano a Guastalla: "Una volta anche un esperto gallerista bolognese cadde nell'inganno"

GUASTALLA. Quello dei falsi di Antonio Ligabue è un fenomeno purtroppo ancora molto diffuso. Numerosi sono infatti i quadri che vengono inviati alla galleria Negri di via Passerini a Guastalla, dove Sergio Negri e il figlio Francesco – riconosciuti unanimemente come i maggiori conoscitori dell’arte di Ligabue – ricevono numerose foto di opere da esaminare.

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Gran parte di queste, però, ritraggono quadri “farlocchi” che nulla hanno a che vedere con l’arte di Toni. «Riceviamo numerose mail – spiega Francesco Negri – e tantissime buste di foto con falsi di Ligabue. Alcuni sono realizzati anche con una certa abilità, altri sono invece decisamente più grossolani. I quadri di Ligabue sono ben quotati e la sua produzione in termini quantitativi è modesta, un po’ meno di un migliaio di opere, se ci riferiamo ai soli quadri a olio. Perciò essendoci pochi pezzi in circolazione, qualcuno cerca di piazzare dei falsi allettando l’acquirente con prezzi inferiori rispetto a quelli di mercato. In tutti questi anni abbiamo visto numerosi falsi, non li abbiamo mai catalogati ma possiamo affermare di averne incontrati diverse centinaia».

Non è un mistero che oggi i quadri di Ligabue facciano gola: è difficile definire una media del valore dei suoi quadri (dipende dal periodo, dal soggetto e dalle dimensioni), ma un olio medio-piccolo può partire da 15-20mila euro per arrivare anche a 80 o 100mila euro aumentando di dimensioni.

Ci sono stati nella storia episodi nei quali i falsi hanno preso il posto degli originali. Uno dei casi più curiosi legati alla pubblicizzazione di un falso di Ligabue risale al marzo del 1978, in occasione di una mostra sulle opere di Toni che venne organizzata a Bologna.

«La mostra si tenne alla galleria Marescalchi – racconta Sergio Negri – dove esercitava la propria attività Mario Marescalchi, all’epoca uno dei galleristi più importanti d’Europa, che costituì un importante punto di riferimento per vari artisti di prim’ordine, tra cui Giorgio Morandi. Un suo conoscente gli suggerì di invitarmi, in qualità di esperto, e così mi contattò il giorno prima dell’inaugurazione. Quando arrivai mi mostrò le opere e mi diede in mano anche il manifesto: mi bastò un’occhiata per accorgermi che l’autoritratto in questione non era un originale».

Una “gaffe” alla quale il gallerista cercò di porre immediatamente rimedio. «Gli spiegai – aggiunge Negri – che era opera di uno dei tanti “copiatori” di Ligabue e Marescalchi, che era una persona d’onore, molto corretta e rispettosa, si disperò per aver preso un “granchio” di quelle dimensioni. E cercò di mettere una pezza all’errore: ingaggiò diverse persone e di notte fece strappare in tutta Bologna tutti i manifesti che raffiguravano il falso».

A un occhio profano, l’autoritratto può sembrare un tipico quadro di Ligabue. In realtà ci sono diversi punti che non combaciano con l’arte di Toni: «Lo sguardo è spento – spiega Negri – e tutto l’insieme dell’opera non ha vita. Si vede che il tratto manca di forza e carica spirituale. E anche la sua tipica firma, a caratteri gotici, assolutamente non facile da riprodurre. Sono questi gli aspetti che per primi vengono valutati per capirne l’autenticità».

Addirittura, ci sono stati anche casi nei quali Negri ha saputo riconoscere un Ligabue nonostante altri pittori abbiano disegnato e colorato sopra all’originale.

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