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E il re si perse a Reggio Emilia

Era il 7 maggio di cento anni fa, ma prima visitò Montecchio 

REGGIO EMILIA. Era un martedì di cento anni fa. Una giornata di primavera, senza pioggia. Montecchio era pervasa da una grande euforia che, soprattutto lungo le sponde dell’Enza, permeava l’aria per l’evento che di lì a poco si sarebbe realizzato. Il re d’Italia Vittorio Emanuele III stava per arrivare nell’allora paese di Montecchio, per onorare i lanciafiamme della 9ª compagnia, 4ª sezione distaccata del comando che aveva sede a Risano in Friuli Venezia Giulia e che, nella valle dell’Enza, ...

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REGGIO EMILIA. Era un martedì di cento anni fa. Una giornata di primavera, senza pioggia. Montecchio era pervasa da una grande euforia che, soprattutto lungo le sponde dell’Enza, permeava l’aria per l’evento che di lì a poco si sarebbe realizzato. Il re d’Italia Vittorio Emanuele III stava per arrivare nell’allora paese di Montecchio, per onorare i lanciafiamme della 9ª compagnia, 4ª sezione distaccata del comando che aveva sede a Risano in Friuli Venezia Giulia e che, nella valle dell’Enza, aveva trovato un terreno simile a quello carsico per prepararsi alla Guerra.

Sono trascorsi cento anni da quel 7 maggio 1918, e di quell’episodio a Montecchio in pochi conoscono la storia. Una visita straordinaria che in 85 anni di Regno dei Savoia, mai aveva toccato quelle terre. E fu l’unica volta che accadde. «ll motivo che ha dato adito alla visita reale – racconta lo storico locale Franco Boni, che ha raccolto cartoline d’epoca che ritraggono questo momento – è stata la presenza a Montecchio della scuola militare speciale per lanciafiamme, voluta dal Ministro della Guerra. I militari appartenevano all’Arma del Genio Arditi e qui a Montecchio svolgevano il necessario addestramento sull’uso di queste nuove armi, prima di essere successivamente inviati al fronte nord-orientale. Nel greto sassoso dell’Enza trovavano un’ambientazione molto simile al territorio carsico, triste teatro della Prima guerra mondiale che era ancora in corso».

Come si svolse la visita?

«Il protocollo della visita reale prevedeva l’arrivo a Montecchio del re nelle prime ore del mattino: proveniva da Milano ove nei giorni precedenti, aveva avuto importanti riunioni politiche. L’autovettura reale, una Bianchi A Torpedo di 2100 cc dalla livrea verde e nera, era però partita dalla Villa Reale di Monza con parecchio ritardo rispetto alla tabella di marcia, così il re arrivò a Montecchio verso mezzogiorno».

Come si era preparata Montecchio?

«Già nei giorni precedenti la visita ci furono ferventi preparativi, culminati la mattina del 7 maggio con la truppa schierata nel piazzale interno del campo di tiro e con gli apparecchi lanciafiamme in prova, sia portatili che carrellati, già approntati in riva all’Enza: il tutto era diretto dal comandante, il maggiore Schiesari, aiutato dal capitano Minguzzi. Arrivarono a Montecchio ad attendere l’arrivo del sovrano diverse autorità militari provinciali, arrivò pure il consiglio comunale, guidato dal sindaco Saporetti, il comandante la stazione dei carabinieri di Montecchio Emilia, poi ancora proveniente da Borgo San Donnino (oggi Fidenza) l’onorevole Berenini, ministro della Pubblica Istruzione».

Ma l’ospite più importante non si vedeva...

«Infatti. Nel frattempo il cappellano militare, il padre cappuccino Geroni, intrattenne i militari e le autorità in un lungo, commovente e improvvisato discorso. Anche la popolazione montecchiese era nel frattempo intervenuta ed aspettava ansiosa il re che non voleva saperne di arrivare. Il fotografo chiamato per l’occasione ebbe così il tempo di immortalare questi momenti d’attesa».

Poi il re arrivò?

«Finalmente, verso mezzogiorno, la vettura reale varcò i cancelli del poligono di tiro (attuale via Bertani). Il re era accompagnato dal generale Caneva che era stato comandante in capo delle truppe italiane nella guerra italo-libica del 1911-12. Fu una “visita lampo”, soltanto il tempo del “presentat arm”, il re si recò sulla sponda del fiume ad assistere alle esercitazioni con i lanciafiamme infine le fotografie di rito e via alla volta di Reggio intendendo così recuperare il ritardo accumulato».

E qui accadde qualcosa che fece notizia.

«Si, a Reggio l’autista arrivò entrando in città in anonimato da porta Santo Stefano per poi perdersi nel labirinto delle vie del centro storico; alla fine sbucò a porta Santa Croce, prese la circonvallazione per San Pietro e potè riprendere la via Emilia in direzione Rubiera. I giornali d’epoca proposero i loro articoli sull’avvenimento con grande sarcasmo per il fatto buffo che Sua Maestà si era perso nel centro cittadino. Dalle fotografie si ricavarono ben 7 cartoline stampate a ricordo di quella indimenticabile giornata».

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