Renato Negri controcorrente «La musica va solo ascoltata»

L’organista e direttore di Soli Deo Gloria di ritorno da una tournée mondiale  «No ai maxi-schermi: se l’esecutore si mostra toglie fascino al concerto» 

REGGIO EMILIA. In questi anni c’è chi per i concerti d’organo s’inventa il maxi-schermo per inquadrare l’esecutore, perché l’immagine di questi tempi è tutto.

Ma per Renato Negri, il direttore artistico di Soli Deo Gloria che sta continuando la serie di concerti iniziata alcuni mesi fa e che l’ha portato ad esibirsi in alcuni paesi europei e negli Stati Uniti, quel marchingegno toglie il fascino ai concerti d’organo. «Ci tengo a rimarcare l’importanza dell’ascolto della musica senza vedere l’esecutore – spiega –. In una società come la nostra in cui si ha il culto della spettacolarizzazione in cui tutto si deve vedere e toccare con mano, considero speciale l’opportunità fornita dal mero ascolto della musica, quella che arriva dall’alto delle cantorie». Negri (che di recente si è esibito ad Antagnod di Ayasn in Valle D’Aosta, piccola località ai piedi del Monte Rosa, per il Festival Organistico Internazionale, quindi a Sabbia di Vercelli invitato dall’organista Mario Duella) pochi giorni fa ha suonato a Levanto e nel duomo di Berceto. Altro appuntamento importanti sarà il 17 ottobre a Timisoara in Romania, per il Festival Timiorgelfest. E ancora: il 12 novembre è invitato alla Fondazione Accademia di Musica Italiana per Organo di Pistoia, mentre nell’aprile del prossimo anno sarà a Ottobeuren in Baviera.

«Personalmente mi trovo più a mio agio quando sono nascosto in cantoria – racconta – rispetto a quando suono su organi ubicati sul pavimento della chiesa, a contatto diretto con il pubblico. Così non mi sento protagonista, controllo la paura da palcoscenico, non avverto la cosiddetta ansia da prestazione e riesco a concentrarmi meglio sull’interpretazione delle musiche. A sua volta il pubblico, seduto in navata, non vede l’agitarsi delle mani, dei piedi, i movimento dati dal cambio dei registri, ma viene investito dalla musica dall’alto, come da un soffio, da una brezza che stimola i sensi; in questo è aiutato anche dalla visione delle opere d’arte presenti nelle chiese».

La fortuna e il piacere davvero unici di essere organista – secondo Negri – sta nel fatto di suonare abitualmente in luoghi secolari, ricchi di storia e di cultura.

«Le cantorie sono in alto – continua il direttore della rassegna Soli Deo Gloria – e mentre suoni i grandi capolavori di Bach, Mendelssohn, Buxtehude, Brahms posso ammirare da vicino, da una prospettiva privilegiata, gli affreschi, le statue, le architetture; tutto questo influisce sull’esecuzione musicale, facendomi sentire parte integrante dell’intero complesso che coinvolge non solo l’udito e la vista ma anche l’olfatto per l’inconfondibile odore della cera delle candele e il profumo dell’incenso che spesso e volentieri si avvertono durante i concerti».

A proposito dei suoi recital sostenuti, che lo hanno visto protagonista in sedi molto prestigiose come nella Peterskirche di Vienna, Negri ammette di aver provato un’emozione speciale legata al programma presentato: «Aver suonato l’integrale degli undici corali per organo che Brahms prima di morire compose proprio a Vienna, ed averlo fatto in una chiesa che il grande compositore sicuramente frequentava, mi ha fatto “tremare i polsi”, per citare Dante Alighieri. La mia commozione è durata per tutta la serata». Mentre a Iowa Fals negli Stati Uniti, dove era ospite della chiesa episcopale St. Matthew’s by the bridge, lo ha colpito il fatto che una signora del pubblico, pur non essendo organista le abbia rivolto domande specifiche. «Mi ha chiesto addirittura il perché di certi miei fraseggi – racconta Negri – ed era incuriosita dal fatto che non usassi molto i tacchi dei piedi per suonare… Anche il pubblico di Valtice in Repubblica Ceca si è mostrato attento, preparato e curioso. Devo ammettere che queste chiacchierate informali, al termine dei concerti, mi regalano infinite soddisfazioni».