Cibi arzân con 40°C? Stiamo freschi...

Con questo caldo banditi dalla tavola i piatti della tradizione. La nutrizionista: «Bere tanta acqua e mangiare verdura»

REGGIO EMILIA. Seinsa caplèt l’è mia Nadel... ma neanche Ferragosto.

Non c’è niente da fare: con la pioggia e con il sole, con la colonnina del termometro sotto lo zero o (parecchio) sopra, noi reggiani non sappiamo resistere ai piatti della tradizione. E così, accompagnati dal mantra “Sarà ben meglio mangiare un piatto di tortelli che qualche schifezza cucinata con non si sa cosa”, ci riempiamo la pancia noncuranti del calendario.


«Ma in estate – ammonisce Alessandra Fabbri, dirigente medico nutrizionista del Servizio igiene, alimenti e nutrizione dell’Ausl di Reggio – bisogna fare attenzione. Soprattutto con il caldo torrido di questi giorni. La digestione richiede un sovraccarico energetico da parte del cuore, più si mangia più si fa fatica ad assimilare quello che si è mangiato, quindi in questo periodo bisognerebbe non appesantirsi».

E allora forse bisogna fare due conti (non in tasca, ma sulla tavola). Una cena reggiana che si rispetti non può non iniziare con erbazzone (195 calorie a pezzo), gnocco fritto (139 calorie a pezzo) e salume (100 grammi di salame “costano” 420 calorie, altrettanti di prosciutto crudo 268 calorie). Arrivati a questo punto lo stomaco si è aperto e difficilmente si resisterà a un piatto di cappelletti (478 calorie a porzione) o tortelli (con un piatto di quelli di zucca si introducono 410 calorie).

E poi via con i bolliti – ché il caldo è ormai solo un ricordo – di manzo (165 calorie per 100 grammi), pollo (171 calorie per 100 grammi) e maiale (359 calorie per 100 grammi). Il tutto innaffiato da lambrusco (59 calorie ogni 10 cl). Per finire una bella fetta di zuppa inglese (una bomba: 220 calorie per 100 grammi), caffè e nocino (92 calorie a bicchierino). Senza bis, con un solo bicchiere di vino, saremmo a circa 1800 calorie (per capirci: il fabbisogno calorico medio per un uomo o una donna adulti oscilla tra le 2000 e le 2500 calorie al giorno). Per consumare il pasto “da sagra” bisognerebbe camminare a passo spedito per almeno 40 chilometri...

«Sappiamo tutti che si fa fatica a resistere al buon cibo – spiega la dottoressa Fabbri – ma il consiglio è quello di non rimpinzarsi. Se fossimo in alta montagna e ci fosse fresco si potrebbe mangiare di più, ma adesso, con queste temperature, ci si stanca solo a pensare di mangiare così tanto».

Rimandando le abbuffate a quando potremo metterci il maglioncino, ecco alcuni consigli («Conosciuti da tutti ma da pochi ascoltati, importanti soprattutto per bambini e anziani») per superare l’estate. «La prima regola – afferma la dottoressa Fabbri – è bere, bere, bere. Ma non va bene tutto: bisogna bere liquidi che apportino sali minerali e non zuccheri, altrimenti il nostro organismo si affatica per assimilare l’energia che stiamo introducendo e otteniamo l’effetto contrario a quello desiderato. Acqua, dunque, a temperatura ambiente ma anche frizzante, purché se ne beva».

Solitamente bisognerebbe berne due litri al giorno, d’estate anche tre. Per renderla più “buona”, la nutrizionista consiglia di aggiungerci del limone. «Vanno bene anche i centrifugati – aggiunge – a base di verdura (cetrioli, zucchine, carote...), uniti al succo di limone e pompelmo, e poi a un frutto o due per il gusto. Il tutto diluito con acqua». Per reidratare l’organismo, ben vengano anche i brodi. «Le creme e i passati di verdura, così come i minestroni, fanno benissimo anche d’estate – spiega la dottoressa Fabbri – basta mangiarli tiepidi e non bollenti».

Ovviamente sulle tavole estive non deve mancare la verdura, possibilmente fresca. «Ma se si cuoce, penso ai fagiolini, l’acqua di cottura può essere usata per i passati e i minestroni. Per il resto la verdura, mista e colorata, può essere mangiata con la pasta (meglio se integrale), il riso, l’orzo e il farro; oppure come secondo piatto, una volta accompagnandola con un uovo, un’altra con la mozzarella». Infine la frutta, da mangiare dopo pasto oppure come spuntino, «per evitare i dolci».

«Si può mangiare intera o in macedonia, ma senza aggiungere zucchero. Un’alternativa può essere quella di usare la stelvia, un dolcificante naturale, fresca o essiccata. Basta tenerla sul balcone, come il basilico, e staccare foglioline al bisogno».

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