Il MaMiMò alla Biennale di Venezia con la prima di Stabat Mater

Lo spettacolo di Livia Ferracchiati scelto dal direttore Antonio Latella A Casa Cervi “Nessuna pietà per l’arbitro” vince il premio del pubblico

REGGIO EMILIA. Direzione: Biennale di Venezia, il palcoscenico internazionale che trasforma i sogni in realtà.

L’emozione di partecipare al festival – nato nel 1934 dopo quello della musica e del cinema, e diretto da Antonio Latella – scorrerà nelle vene del MaMiMò che sarà nella città lagunare come coproduttore dello spettacolo “Stabat Mater” di Livia Ferracchiati, al debutto venerdì 4 agosto. Ma questa è solo l’ultima delle novità che riguardano il centro teatrale reggiano: lo spettacolo “Tutta colpa dell’arbitro”, presentato al Festival teatrale di Resistenza di Casa Cervi, ha vinto il premio del pubblico scatenando fertili riflessioni tra addetti ai lavori e non; la compagnia ha vinto il bando regionale per le residenze artistiche e – non meno importante – avrà in gestione il Teatro dell’Orologio per altri quattro anni.


VERSO LA BIENNALE. «Conosciamo Livia Ferracchiati da tempo – racconta Maurizio Corradini, direttore organizzativo MaMiMò – e quando ci ha presentato il progetto di “Stabat Mater”, secondo capitolo della sua trilogia sull’identità di genere, abbiamo deciso di coprodurlo. Dopo sono arrivate tante conferme: il Premio Hystrio e l’invito alla Biennale».

Protagonista della commedia – che fa seguito a “Peter Pan guarda sotto le gonne”, in cartellone la scorsa primavera all’Orologio – è Andrea: un trentenne transgender diviso tra la madre da cui non si vuole separare (e che è rappresentata da Laura Marinoni, in video), la fidanzata che vorrebbe dei figli da lui, e la psicologa con cui andrà ben oltre il rapporto medico-paziente. «Uno dei motivi per cui ci è piaciuto il progetto – spiega Marco Maccieri, direttore artistico del MaMiMò – è che l’identità di genere è un tema dello spettacolo ma non il suo perno. Al centro ci sono il rapporto dell’individuo con se stesso e con il piacere, argomento che in profondità non si tocca quasi mai. Quella raccontata da Livia Ferracchiati è una storia che può appartenere a chiunque». E questo è fondamentale per chi, come la compagnia MaMiMò, crede nel teatro per tutti.

TEATRO APERTO. Il riconoscimento di tutto ciò è arrivato dalla Regione, che ha inserito il centro teatrale nell’elenco delle residenze artistiche. «Significa – spiega Corradini – ospitare compagnie, per lo più under 35, nei nostri spazi, aiutandole nella delicata fase della produzione. L’abbiamo sempre fatto e continueremo a farlo, perché il confronto con altre compagnie è divertente oltre che stimolante, ma il riconoscimento della Regione e i 20 mila euro fanno molto piacere».

OROLOGIO: CASA. Altro bando vinto è quello per la gestione del Teatro dell’Orologio in via Massenet, casa della compagnia dal 2011. «Abbiamo presentato il nostro progetto ed è piaciuto – esulta Corradini –. Rimarremo all’Orologio per altri quattro anni». Ancora fermo il discorso di via Gioia, dove il MaMiMò avrebbe dovuto trasferire la sala prove.

Prove che, da qualche anno a questa parte, per la compagnia sono sempre più importanti. «Dopo aver abbozzato lo spettacolo – spiega Maccieri – invitiamo il nostro pubblico ad assistere alle prove per capire se anche chi è seduto vede ciò che chi è sul palco sta creando. È un modo per stare insieme, costruire un legame». Lo stesso procedimento ha portato alla nascita di “Nessuna pietà per l’arbitro”, ultima creazione di Emanuele Aldrovandi, che ha vinto il premio del pubblico al Festival resistente di Casa Cervi.

LA COSTITUZIONE IN SCENA. Una fiaba ambientata nel mondo del basket degli anni Ottanta, che parla di Micheal Jordan ma pure della Costituzione italiana: “Nessuna pietà per l’arbitro” ha chiuso un percorso iniziato un anno fa con il “Coriolano”.

Lo spettacolo vede in scena quattro personaggi: uno rappresenta l’idealismo disperso, l’altro l’utilitarismo contemporaneo, poi ci sono l’arbitro e l’anarchico, che si ribella alle regole. «Finché giochiamo al campetto – ragiona Maccieri – ognuno si assume la responsabilità delle regole, mentre quando c’è un arbitro che fischia il giocatore si deresponsabilizza. L’invenzione delle istituzioni, allora, migliora o peggiora il cittadino?». Ma questo è solo uno degli interrogativi ispirati dallo spettacolo: «I padri costituenti – spiega Maccieri – nonostante appartenessero a partiti diversi hanno immaginato il migliore dei mondi possibili e hanno scritto una Carta per provare a realizzarlo. È stato un gesto artistico, una sorta di dipinto collettivo. Noi oggi saremmo in grado di dipingere insieme?».

PREVIEW. “Nessuna pietà per l’arbitro” sarà al Teatro dell’Orologio in gennaio. Il sipario si alzerà in ottobre con la rassegna “Figure da grandi”, poi saranno messi in scena gli spettacoli delle compagnie under 30 che avranno vinto il bando “Giovani direzioni teatrali” (per iscriversi c’è tempo fino al 25 agosto). «Ma la stagione vera e propria – svela Corradini – inizierà con un progetto della compagnia “Atir- Teatro di ringhiera”. Per ora non possiamo dire di più...».

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