L’arte dei pittori naïf spiegata dai bambini  

Luzzara, un viaggio magico in riva al Po tra tele “ingenue” e parole sussurrate attraverso tubi di cartone

LUZZARA. “State per entrare in uno spazio poetico. Entrate e riempitevi la testa d’immagini. Riempitevi gli occhi, i muscoli, le ossa. Le immagini non hanno bisogno di parole. Siete quindi pregati di fare silenzio. Ci saranno abbastanza sussurri per tutti…”.

Non è stato difficile lasciarsi trasportare da questa avvertenza introduttiva, perché martedì – sul finire del pomeriggio – un vortice ha catturato tutti: all’improvviso si è materializzato il fascino dell’arte che abbraccia il Grande Fiume.

Magico il luogo: la via alzaia, a ridosso del Po, su cui un tempo venivano trainate controcorrente, con possenti funi, le imbarcazioni fluviali. Poi il sole e il vento che “accarezzano” dolcemente le cinquanta opere di maestri del movimento naïf italiano (messe a disposizione dal celebre Museo di Luzzara) disseminate lungo l’argine (appoggiate ad un pioppo o ritte su un cavalletto). Infine i racconti, appena sussurrati, dentro ad un tubo di cartone dagli allievi – una settantina – delle quarte classi delle Elementari di Luzzara.

Il magico percorso in riva al Po

Luzzara, l'arte naif spiegata dai bambini

E il visitatore viene catturato dalla descrizione del quadro, è come se ci entrasse, perché questi piccoli “ciceroni” sanno dosare la voce, usano i toni giusti, suadenti, ma soprattutto hanno ragionato sull’opera e trovato la chiave di lettura giusta. L’immediatezza dell’arte naïve, spesso votata al sogno e ad una fanciullesca età felice, è perfettamente in sintonia con i bambini che sanno ben trasmetterti le loro sensazioni. Ti siedi, osservi il quadro naïf, contemporaneamente ascolti dal tubo quelle parole delicate ma non banali e ti sembra di entrare dentro l’opera, come non la vivresti mai così in una mostra.

L’arte vista con gli occhi dell’infanzia luzzarese che s’impadronisce – allo stesso tempo – di un luogo significativo come il Po con le sue baracche, il verde rigoglioso, l’acqua che scorre. Un progetto educativo (simpaticamente intitolato “Di arte naïf (non) capisco un tubo”) che porta due “firme”.

Alludiamo alla Fondazione un Paese («Anche questo è un modo – spiega Simone Terzi, coordinatore delle attività dell’ente comunale – per celebrare il 50esimo del Premio nazionale arti naïves di Luzzara e ciascun alunno ha “adottato” il quadro scelto») nonché al Teatro delle Briciole di Parma («Abbiamo incontrato le classi – racconta l’ideatrice Beatrice Baruffini con cui ha collaborato Virginia Canali – e si è ragionato sui quadri, con vere e proprie performance teatrali sulle opere selezionate dai bambini fra quelle proposte dal Museo.

Ne sono usciti racconti poetici, il punto di vista dell’infanzia ora piacevolmente sussurrato ai visitatori»). Norberto, Udo Toniato, Franco Mora, Brenno Benatti, Serafino Valla, Pietro Ghizzardi, Colibrì: sono solo alcuni nomi straconosciuti dei vincitori del Premio di Luzzara, (ideato mezzo secolo fa nel suo paese da un certo Cesare Zavattini, grande estimatore dell’arte naïve) che rintracciamo in questo percorso pieno di gioia, spontaneità, colori sgargianti e una gran voglia di vivere in riva al Po. Un pomeriggio davvero indimenticabile.