''Reggionarra porta in città i miracoli del raccontare''

L’attrice e direttrice artistica Monica Morini «Il tema Sottosopra rende tutto più forte»

REGGIO EMILIA. Dopo un inizio con il botto, con lo spettacolo “Come Leopardi può salvarti la vita” che all’Ariosto ha catturato quasi seicento giovani, Reggionarra si appresta ad affrontare il secondo week end.
«Ecco i miracoli della narrazione – ci dice la direttrice artistica di Reggionarra, Monica Morini – l’importante è saperli vedere. D’Avenia ha comunicato in modo efficacissimo quale è il valore della poesia per la sua vita, e come Leopardi lo abbia toccato nel vivo; il poeta recanatese può essere per ciascuno di noi una sorta di faro». Da sottolineare oltre a D’Avenia, lo speciale incanto racchiuso da “La terra dei lombrichi” di Chiara Guidi al Valli.
Quest’anno Reggionarra si è spostato anche in “periferia” (è una delle novità dell’edizione 2017) e dai giardini della scuola Lari si è proseguito in corteo fino alla piazza Domenica Secchi. “Prezzemolina” ha invaso gli antri della biblioteca Panizzi per arrivare fino alla cima della torre “segreta” che custodisce preziosi manoscritti alcuni anche di Ludovico Ariosto. «E proprio lì di fronte a quel magnifico affresco – commenta Morini – è nata la magia, perché ci sono storie che servono per darci coraggio e che fanno palpitare i cuori. E poi il tema “sottosopra”, filo conduttore di quest’anno, regala una speciale forza alla manifestazione. Le persone riescono a immedesimarsi maggiormente negli eroi dei racconti, perché solo loro arrivano all’ineffabile, cioè sulle vette. Quando si giunge sul tetto della città, si rafforza il senso di appartenenza del luogo in cui si vive». Reggionarra, una tradizione consolidata in grado di attrarre persone da fuori regione, presenta quest’anno dei numeri di tutto rispetto: 36 luoghi per 121 eventi e nel primo week end si è registrato un afflusso di quasi quattromila persone. «Ma la forza che Reggionarra porta con sè fin dalla nascita – continua Monica Morini – l’abbiamo vista al Museo Sarzi, in cui sono state raccontate storie frutto di un lavoro progettuale con i genitori. Questi spettacoli costituiscono una specie di nutrimento che la comunità si concede e in cui essa si specchia, e il tempo che usato per creare queste storie viene poi ritrovato nella relazione tra di noi e con il territorio».
Momento clou dei prossimi giorni sarà “L’Alveare delle storie” al teatro Valli con la partecipazione di narratori scelti attraverso un bando. L’appuntamento è per domenica al Municipale alle 11 (con repliche alle 11.30, 16, 16.30, 18 e 18.30). «Alcun giorni fa abbiamo scelto i 12 narratori – spiega Morini – tra gli altri c’è anche Violetta Zironi. L’alveare è cresciuto i questi anni, ed è stato un’occasione per coltivare i giovani talenti come ad esempio Giulia Canali che l’ha frequentato in passato e quest’anno porta uno spettacolo. I narratori arrivano da tutte le regioni e in questi anni si è stratificato un vero e proprio sapere...». Nell’alveare ogni narrazione s’intreccia con le altre e così le parole, dentro lo spazio dei palchi, si fanno suono; ma quest’anno per la prima volta succederà qualcosa anche sul palco.
«L’Alveare – spiega Morini – è stato ideato cinque anni fa da me e Bernardino Bonzani. Si basa sulle suggestioni di Boltanski in cui il teatro viene rovesciato. Abbiamo pensato di concepire lo spazio in quel modo, facendo galleggiare le storie nell’oscurità, mentre la musica di Antonella Talmanonti esalta il valore percettivo, inglobando in un suono unico le esperienze d’ascolto che si hanno nei singoli palchi. Ognuno contiene cinque spettatori ai quali spettano tre racconti, mentre la pancia del teatro risuona di tutti gli altri, è immersa in un mantello sonoro. Sono 30 narratori per sei repliche, con la durata di un’ora; avverrà in 10 palchi per tre 50 spettatori ogni turno».