Guastalla, ecco l'inedito spicciolo di casa Gonzaga

La scoperta del numismatico Mario Veronesi: «È un sesino unico, lo zecchiere sbagliò il conio»

GUASTALLA. Arte e storia s'intrecciano negli studi sulla numismatica. E il battere moneta fu un privilegio importante, in pieno Rinascimento, per le città-stato che costellavano l'Italia padana, fra cui Guastalla che con l'avvento di Ferrante I Gonzaga (discendente della più nota ed affermata dinastia di Mantova) visse il momento decisivo della propria storia. Proprio la zecca dei Gonzaga di Guastalla - attiva dal 1570 al 1746 - fa ora parlare sorprendentemente di sé attraverso una moneta rivelatasi inedita.

L'esemplare è stato segnalato da un collezionista al guastallese 57enne Mario Veronesi che lavora come tecnologo alimentarista a Reggio, ma da tempo è un appassionato numismatico e cura la sezione emiliana del sito web www.lamoneta.it (vi collaborano parecchi studiosi ed è un punto di riferimento importante, ben oltre i confini nazionali, per questo tipo di collezionismo).

Un esperto che si è ritrovato a dover risolvere un vero e proprio enigma, perché "qualcosa" non tornava in quella moneta, per di più in precario stato di conservazione.

Ma alla fine il mistero è stato svelato, il che "regala" ai numismatici un pezzo in più da considerare nella produzione della zecca guastallese. Decisamente una rarità, non facile però da identificare. «Si tratta di un "sesino" frutto di un errore nell'accoppiamento dei conii» va subito al sodo il numismatico.

Per i non addetti ai lavori va detto che il "sesino" era una moneta (a bassissimo contenuto d'argento) destinata in epoca rinascimentale per lo più ai piccoli commerci e ai pagamenti in loco (secondo lo studioso settecentesco Ireneo Affò fu la prima tipologia monetaria emessa dalla zecca di Guastalla). Mentre il conio è un punzone che imprime in rilievo sul metallo figure o disegni: ogni moneta è composta da un dritto e da un verso, quindi richiede l'utilizzo di due conii differenti. «In questo caso - prosegue Veronesi - lo zecchiere avrebbe quindi utilizzato i conii riferibili ai versi di altri due sesini emessi da Ferrante II Gonzaga. Questo errore di accoppiamento fu probabilmente circoscritto alla produzione di una sola giornata (i conii infatti venivano ritirati e custoditi in cassaforte al termine di ogni giornata di lavoro) o fu prontamente intercettato e risolto. Le monete già prodotte sfuggirono in parte o in toto al controllo e vennero comunque liberate, ma in numero tanto limitato da renderle oggi estremamente rare».

Insomma, una moneta errata riportante due versi, ma proprio per questo da ritenere rarissima e sconosciuta fino a pochi giorni or sono. «Il primo verso - il numismatico descrive l'esemplare inedito - presenta le lettere FGDV in monogramma sormontato da una corona, inoltre sotto il monogramma una stella a sei punte e nella legenda troviamo il solo riferimento al titolo di signore di Guastalla.Mentre nel secondo verso troviamo il ritratto di Cesare I, padre di Ferrante II e nella legenda una frase in latino (imago patris gloria filii). Manca quindi il dovuto riferimento a Ferrante II Gonzaga in quanto autorità emittente della moneta».

Una classificazione tutto sommato sorprendente e sinora unica che va ad aggiungersi «ad una produzione di monete - a nome di Ferrante II - fra le più belle del periodo, fra le quali si annoverano nominali in rame, in mistura, in argento e in oro, oggigiorno molto apprezzati, ricercatissimi - conclude Veronesi - e presenti nelle più importanti collezioni pubbliche e private».

E il valore di questo "sesino" inedito? Lo sancirà il mercato, ammesso che il collezionista se ne voglia privare.

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