«Mi accontento di suscitare un’emozione in chi guarda»

Michele Davoli in mostra allo Spazio Torricelli-The Cooking Loft di Albinea Dell’aspetto gastronomico si occuperà lo chef pluristellato Bruno Barbieri

REGGIO EMILIA. Dopo due mostre personali in città e un’esposizione internazionale alla Galleria Farini di Bologna, finalmente ha deciso di fare uscire nuovamente di casa alcune sue opere. Un po’ perché «non so più dove metterle» e un po’ perché «non nego un certo narcisismo».

Michele Davoli, 37 anni, medico chirurgo, ha iniziato a dipingere da pochi anni ma il suo talento non è sfuggito ai più attenti.Chi ha avuto modo di apprezzare il suo stile pittorico mai banale e in continua evoluzione, ma anche chi ancora non lo avesse conosciuto, può recuperare nei prossimi giorni.

Oltre infatti alla mostra permanente allestita al salone Quinto Elemento, alcune tele di Michele Davoli si potranno ammirare il 24 e il 25 novembre allo Spazio Torricelli-The Cooking Loft di Albinea (in occasione di due serate evento che avranno come protagonista lo chef pluristellato Bruno Barbieri) e poi per alcune settimane.

Davoli, quando e come nasce la sua passione per l’arte?

«L’arte mi ha sempre appassionato, magari non sempre nella forma classica. Ma sono sempre stato attratto e affascinato dagli artisti e dalle loro opere, siano canzoni, poesie, sculture o più semplicemente (ma in un senso esclusivamente positivo del termine) un tavolo, una sedia, una buona pietanza... Mi affascinano i volti degli artisti tante volte più delle loro opere: mi perdo ad immaginare quali incredibili sinapsi ci siano nascoste e spesso quali drammi siano alla base delle loro creazioni».

Espone da pochi anni: cosa l’ha spinta a “condividere” con il pubblico le sue opere?

«Perché non farle vedere? Personalmente non nego un certo bisogno narcisistico di approvazione oltre al fatto che in casa non so più dove mettere tele e disegni. Detto questo, sono assolutamente consapevole di avere infiniti limiti di ogni tipo, tecnici e non solo. Ma forse a qualcuno le mie tele suscitano un’emozione... è già sufficiente».

Come si è evoluto e come si sta evolvendo il suo percorso?

«Disegno e dipingo da pochissimo, sempre come autodidatta. Guardo e leggo tanto, cerco di andare a vedere più mostre possibili,cerco spunti in ogni cosa, in ogni materiale, se può venirci qualcosa di buono... cerco di mescolare tecniche,materiali,colori, mi diverto insomma».

Se non sbaglio scrive anche poesie. C’è un parallelo tra arte e poesia?

«Ho scritto un po’ di cose dai 16 ai 30 anni. Mi è sempre piaciuta la poesia ma è un’attività che non è compatibile con un altro lavoro, mentalmente ti coinvolge troppo, non ti lascia lucido. Per il momento dipingere lo ritengo diverso, anche una valvola di sfogo oltre a un divertimento, ma non nego una certa rabbia e delusionequando le cose sulla tela non vanno come vorrei».

Come nascono i suoi quadri? Prende in mano i pennelli secondo un calendario preordinato o può stare lunghi periodi lontano dal cavalletto?

«Diciamo che nello studio ci entro tutti i giorni, poi capita che a volte rimanga qualche minuto a fissare una tela avviata per poi uscire senza fare nulla, perché non mi viene in mente nulla di buono. Altre volte invece inizio e finisco due o tre cose contemporaneamente».

C’è qualche artista in particolare a cui si ispira? E quando va per mostre, da cosa si fa guidare?

«Mi piacciono tanti artisti e tanti movimenti, ma preferisco l’arte moderna da fine ’800 alla metà del ’900. Non mi ispiro volutamente a nessuno in particolare... In realtà ultimamente un mio caro amico mi ha fatto conoscere Jonathan Meese, un tedesco contemporaneo, matto come un cavallo ma secondo me geniale».

Nel processo artistico qual è il momento che le dà maggiore gioia o soddisfazione?

«Il momento più bello è quando capisco che la tela o il disegno hanno acquistato un senso, anche se quasi tutte le tele che ho fatto sono potenzialmente incompiute e migliorabili, tante volte passandoci davanti aggiungo o modifico qualcosa».

Medico e artista quando s’incontrano?

«Medico e artista non s’incontrano quasi mai eppure litigano sempre. Io semplicemente cerco di farli convivere... soprattutto per il bene di chi mi sta intorno».

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