Il reggiano Maico Morellini racconta l’Italia del post apocalisse in un romanzo

Ne “La terza memoria” il nostro paese distrutto risorge attraverso la scrittura. L’autore: «Diventare scrittore professionista non è più solo un sogno»

REGGIO EMILIA. Cosa potrebbe salvare l’umanità condannata al caos e all’oblio di se stessa dopo un evento di proporzioni catastrofiche? E se la minaccia di una catastrofe ancora peggiore si profilasse all’orizzonte?

Nel nuovo romanzo del reggiano Maico Morellini, classe 1977 e consulente informatico di professione, una possibilità di salvezza arriva proprio dall’Italia e grazie a una donna coraggiosa e ai suoi compagni di viaggio. “La terza memoria”, disponibile da ieri in formato ebook e, in formato cartaceo, in edicola per tutto questo mese, è il secondo romanzo che Morellini, già apprezzatissimo autore di racconti di fantascienza, pubblica con Mondadori, dopo “Il Re Nero”.

L’avevamo lasciata con la pubblicazione della raccolta “I Necronauti”. Come è andata quell’esperienza?

«In realtà non è ancora finita. Dal 1 maggio sono autore del mese per Delos Ditigal, il che comporta sconti molto importanti sull’acquisto di tutti e 15 i miei racconti de “I Necronauti” in digitale. Non posso che essere soddisfatto: I Necronauti sono stati bene accolti dal pubblico e continuano il loro viaggio».

Ora il secondo romanzo per la collana Urania di Mondadori. La realizzazione del suo sogno di diventare scrittore a tempo pieno sembra farsi più vicina...

«Questa seconda uscita con Urania è una conferma molto importante. Certo la strada per trasformare la mia fortissima passione in un vero e proprio lavoro è ancora lunga ma “La terza memoria” è un passo fondamentale di questo percorso».

Un romanzo che lei definisce post­apocalittico. Ovvero?

«È ambientato in Italia dopo un evento catastrofico che ha radicalmente cambiato il nostro paese. Non c’è più traccia della tecnologia che conosciamo e anche la parola scritta è diventata un privilegio di pochi perché è proprio dalla conoscenza della scrittura che derivano grandissimi poteri. Ma a un certo punto uscirà una fortissima componente fantascientifica».

In copertina troviamo niente meno che la cupola di San Pietro (cover di Franco Brambilla). Dallo spazio profondo dei Necronauti all’Italia del dopo apocalisse. Perché questa scelta?

«In realtà da un punto di vista cronologico “La terza memoria” è stato scritto prima dei Necronauti ma per esigenze editoriali è stato pubblicato ora. Diciamo che un cambio di prospettiva come questo fa parte di un percorso di ricerca personale: dopo il giallo fantascientifico de “Il Re Nero” ho scritto un post­apocalittico con componenti che possono ricordare la magia e poi mi sono dedicato alla space opera dei Necronauti. Mi piace molto sperimentare».

Eppure, sarà per l’ambientazione e per diverse scelte narrative, è inevitabile pensare al caos di cui parla in questo secondo libro come a qualcosa di molto simile a quello che stiamo vivendo oggi, nella nostra realtà...

«L’evento catastrofico a cui mi riferisco ne “La terza memoria” viene chiamato Disordine. Un caos incontrollato che causa la quasi totale distruzione della civilità per come la conosciamo. Poi l’Italia tenta di rinascere dalle sue ceneri grazie al controllo della parola scritta. Forse mentre lo scrivevo non me ne sono reso conto fino in fondo, ma in effetti vedo inquietanti assonanze con il nostro presente. Spero di non essere profeta in patria».