I sogni in volo di Miyazaki da Tokyo alle Reggiane

In “Si alza il vento” centrale la figura di Caproni alla guida delle Omi dal 1935

REGGIO EMILIA. C’è un pezzo di storia di Reggio Emilia e delle Officine Reggiane nel nuovo capolavoro di Hayao Miyazaki. Il disegnatore e regista giapponese, vincitore di due Oscar e del Leone d’oro e considerato ormai il più grande esponente del cinema di animazione contemporaneo, è da sempre appassionato di aerei e macchine volanti: un amore-ossessione il suo per queste “navi del cielo”, che già nel film “Porco Rosso”, ispirato agli eroi dell’aviazione italiana durante la Prima guerra mondiale, veniva celebrato, riconoscendo il suo “debito” nei confronti del Bel Paese.

Anche il nome dello studio di Miyazaki, Ghibli, viene da un aereo italiano del 1930. Un legame, quello con gli aeroplani, che è nato forse nell’infanzia dell’autore, figlio di uno dei costruttori dei famosi Zero, i caccia bombardieri dell’aviazione giapponese durante il secondo conflitto mondiale.

Il suo ultimo film “Si alza il vento”, uscito nei cinema italiani in questi giorni, racconta l’amore del protagonista Jiro (figura ispirata allo stesso Miyazaki) per il volo e le macchine volanti, una passione nata dalla scoperta dei prototipi del conte Gianni Caproni, geniale e visionario pioniere dell’industria aeronautica italiana, che creò diversi modelli di aerei da caccia e giganteschi idrovolanti all’inizio del Novecento. Suo fu il progetto del Ca. 73, il più grande aereo terrestre esistente tra il 1929 e il 1934. Assieme ai fratelli Wright è considerato uno dei fondatori dell’aviazione mondiale.

La figura del conte Caproni, che accompagnerà per tutto il film quella del “ragazzo giapponese” Jiro, è legata alle Officine Reggiane fin dal 1935, quando l’azienda reggiana venne incorporata nel Gruppo Caproni, comprendente oltre 20 consociate, con stabilimenti anche negli Stati Uniti e in Bulgaria. Le Omi divennero così protagoniste della rincorsa tecnologica e visionaria del conte, fondatore tra l’altro dell’aeroporto di Malpensa, che fu la pista di collaudo dei suoi prototipi. A Reggio Emilia furono costruiti e assemblati gli aerei Caproni Ca.405, oltre a diversi altri velivoli di produzione Reggiane.

Gli aerei progettati dal Gruppo erano tra i più innovativi e tecnologici dell’epoca: nel 1935 Carina Negrone stabilì il record di altitudine toccata da una donna, raggiungendo i 13.553 metri d’altezza, mentre nel 1938 Mario Pezzi, a bordo di un idrovolante Caproni Ca.161, raggiunse i 17.093 metri, con una cabina che era stata resa a tenuta stagna. Nel 1939, Nicola Di Mauro, lo superò, toccando i 13.554 metri.

Miyazaki, in quello che dovrebbe essere il suo ultimo lungometraggio, ha voluto rendere omaggio a uno dei protagonisti della sua infanzia, un visionario creatore di “sogni” come lo stesso disegnatore giapponese.

Una vicenda che dalla Tokyo degli anni ’30 e ’40 del Novecento arriva fino all’Italia e alle Reggiane, la cui storia, ancora una volta, si dimostra ben più grande di quella che gli stessi reggiani immaginano.

Nonostante l’importanza nella storia dell’aviazione mondiale degli aerei Caproni, per ammirare i prototipi e i disegni dei velivoli costruiti alle Reggiane bisogna accontentarsi dei disegni conservati nell’Archivio delle Omi nella sede dei Poli archivistici, oppure recarsi a Trento, nel museo dedicato, dalla provincia di cui era originario il conte, alla storia della Caproni.

Ai reggiani, purtroppo, non resta che sognare con Miyazaki.

Daniele Valisena