Visite d’idoneità post-Covid: si allungano le liste d’attesa

La crescita dei contagi sta mettendo in difficoltà molte società dilettantistiche Il fisioterapista: «Senza tamponi periodici sarà molto difficile finire la stagione»

Nicolò Valli

REGGIO EMILIA. «Va bene il green pass rafforzato, ma senza tamponi è impossibile rilevare eventuali contagi all’interno dello spogliatoio».


Davide Bertolotti, amministratore di Refisiokinetic ospite della trasmissione 91° Minuto su Telereggio, propone anche per il calcio dilettanti il modello adottato dai professionisti continuamente sottoposti a controlli.

Il nuovo protocollo federale entrato in vigore nei giorni scorsi esclude da spogliatoi e centri sportivi la quasi totalità di addetti ai lavori che non sono sottoposti alla vaccinazione; come ormai ben noto il vaccino non impedisce però il contagio, e le squadre continueranno dunque ad essere colpite da assenze causa Covid.

La riduzione dei tempi del “Return to Play” per gli atleti asintomatici da 30 a 7 giorni dalla negatività va nella direzione di accorciare sensibilmente i tempi di ritorno in campo per gli atleti, ma non è sufficiente a risolvere il problema che sta bloccando i tornei: «Non capisco onestamente quale sia la differenza tra il campionato dello scorso anno in D ed Eccellenza e questo – continua Bertolotti– la scorsa stagione si è giocato coi tamponi 48-72 ore prima di ogni gara perché in assenza di vaccinazione l’attenzione era molto alta. Lo screening dal nuovo protocollo è consigliato dopo una pausa come quella natalizia, poi stop. Credo invece che sarebbe necessario continuare a svolgere i controlli per isolare eventuali contagi all’interno del gruppo squadra, altrimenti c’è il rischio di nuovi focolai. Chi paga? Per la serie D si era stipulato un accordo con la FederLab a carico delle società».

Il “Return to play”, inoltre, sta mettendo in evidenza un’altra tematica: la difficoltà a trovare disponibilità per le visite, considerati gli alti numeri dei contagi soprattutto nelle fasce più giovani. I referenti delle società sono al lavoro per permettere ai propri tesserati di tornare il prima possibile in gruppo, ma diversi centri sono in attesa che quanto emanato dalla Federazione medico-sportiva Italiana sia ratificato dal Ministero della Salute: «È risaputo che molte società in passato non hanno rispettato i 30 giorni, a serio rischio di atleti, famiglie e presidenti. Andrebbe bene anche un eco cardio che precede la visita di idoneità sportiva - chiude il fisioterapista- ma le tempistiche all’incirca rimangono quelle».

Un puzzle ingarbugliato, che tiene conto anche degli inevitabili infortuni a cui andranno in contro i giocatori quando ritorneranno sul rettangolo verde a quasi due mesi dall’ultima gara ufficiale. Già durante i primi mesi dell’anno, soprattutto dalla Promozione in giù, si è assistito ad un numero considerevole di problemi muscolari proprio a causa della lunga inattività.

In tema di settore giovanile la campagna vaccinale non ha poi avuto la stessa copertura che negli adulti, e così alla ripresa degli allenamenti diversi club saranno costretti a lasciare a casa quei ragazzi Over 12 che non si sono sottoposti al vaccino anti-Covid.

Mentre i campioni della serie A si “negativizzano” a tempi record, i dilettanti navigano a vista nel mare di normative non sempre chiare ma col desiderio comune di riprendere il prima possibile.

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