Il Primo Tricolore al campione reggiano Nicolò Melli

Nicolò Melli riceve il Primo Tricolore dall'assessore Curioni e dal sindaco Vecchi

Accompagnato da familiari e amici, l'ex Nba ha ricevuto in Sala del Tricolore la copia della storica bandiera

REGGIO EMILIA. «Che cosa è Reggio per me? Reggio è casa, e sempre lo sarà. Sarà sempre il nord dell’ago della mia bussola, qualsiasi passo io faccia in futuro». Ribadisce con orgoglio il suo amore per la terra in cui è nato, Nicolò Melli, e lo fa nel giorno in cui riceve la massima onorificenza cittadina, il Primo Tricolore basato sulla bandiera storica da cui è nato il tricolore italiano. Il 30enne giocatore reggiano, capitano della Nazionale di basket e dell’Olimpia Milano, è stato protagonista nella mattinata di ieri di una bella cerimonia nella sala del Tricolore in cui è stato accompagnato dalla famiglia e dagli amici di sempre, attorniati dalle principali autorità locali. Presente, vispa, bellissima e dolcemente rumorosa, anche la figlia Matilde, un altro simbolo concreto del legame con Reggio: la bimba è nata undici mesi fa, il 7 gennaio 2021, proprio il giorno della Festa del Tricolore, come ha ricordato lo stesso Nicolò. E pure il nome, come retaggio storico e reggianità, non scherza decisamente.

Dopo gli interventi ufficiali del sindaco Luca Vecchi e dei dirigenti Fip Davide Giudici e Antonio Galli, Melli ha risposto alle domande degli alunni della scuola media Leonardo da Vinci, la stessa frequentata dal campione cresciuto in Pallacanestro Reggiana, prima di ringraziare per l’onorificenza e lasciarsi andare a qualche rivelazione fra passato e futuro. «Non voglio pensare al ritiro, perché si dice che quando un giocatore pensa al ritiro è già pronto a mollare. Non so cosa mi aspetterà nei prossimi anni, ma un obiettivo e un sogno ce l’avrei, continuare a giocare sino al 2028 e disputare le Olimpiadi di Los Angeles 2028», rivela. Un traguardo di famiglia: «mia mamma Julie ha giocato le Olimpiadi del 1984 e ha vinto la medaglia d’argento con la formazione di volley Usa, sarebbe bellissimo giocare la nuova edizione di Los Angeles, quella 2028. Se poi arrivasse una medaglia, anche quell’argento, non la butterei via», sorride.

Ennesima conferma del fortissimo rapporto che lega Nicolò ai suoi famigliari, tutti presenti in municipio. Papà Leo, ex giocatore di buon livello, mamma Julie, campionessa di volley, il fratello Enrico, a propria volta cestista di qualità, l’adorata nonna Ostilliana e ovviamente la famiglia che Melli sta creando, con la moglie Katharina, conosciuta durante gli anni in Germania a Bamberg, e la piccola Matilde.

«I complimenti mi imbarazzano, oggi ne ho avuti troppi, posso dire solo di essere onorato per il Primo Tricolore. Sono onorato io e lo è la mia famiglia. Un’altra prova del mio legame con Reggio, il luogo a cui sono legato, quello che per me è casa. Casa perché qui sono cresciuto e ho iniziato a giocare a basket, casa perché qui vive ancora la mia famiglia. È il luogo in cui comunque torno, in qualsiasi luogo io finisca. Lo confermano i miei amici, che sono venuti qui per la cerimonia. Ci sono anni in cui gli impegni mi permettono di rimanerci meno, anche in estate, ma a Reggio torno e tornerò sempre, questa è la mia casa», ha ribadito emozionato. Casa e trampolino di lancio per una carriera stellare, citata con ironia: «ho esordito a 13 anni, stavo preparando le valigie per uno dei pochissimi fine settimana in montagna coi miei amici, era sabato, e ricordo che il mio allenatore dell’epoca, Max Olivieri, mi ha avvisato, sarei andato in panchina. In quella partita avemmo anche problemi di falli, e io speravo che i miei compagni ne facessero altri, così sarei potuto entrare».