Marc Bonissone l’allenatore che non dimentica di essere un bomber

Il 43enne è tornato in campo per far vincere la Gualtierese. «Ho realizzato tre gol, tutti decisivi, in due settimane»

Gualtieri. Marc Bonissone, 43 anni, è l’allenatore della Gualtierese ma nelle ultime due settimane ha nuovamente indossato gli scarpini del bomber e, da centravanti, ha trascinato prima al pareggio contro il Cavriago e poi al successo contro il Gatta.

Ma c’è di più: mercoledì nella partita di Coppa Emilia finita ai rigori si è presentato sul dischetto trasformando il primo penalty.


«È incredibile ma è così: ho fatto tre gol in due settimane e tutti decisivi. La scorsa settimana perdevamo per 2 a 0 a Cavriago e dopo il 2 a 1 sono entrato in campo e ho realizzato il gol del 2 a 2. Mercoledì scorso in Coppa a Gattatico siamo andati ai rigori e l’ho trasformato. Abbiamo perso ma siamo stati ripescati. Domenica, invece, a Gatta avevo messo in campo tutti gli attaccanti che avevo a disposizione ma la partita non si sbloccava. Quando mancavano dieci alla fine ho deciso di entrare in campo e su un lancio in profondità ho stoppato la palla col petto e l’ho mandata all’incrocio dei pali: un gran bel gol che è valso la vittoria».

Marc Bonissone è un bomber vero perché in carriera ha segnato 209 gol a cui vanno aggiunti gli ultimi tre per un totale di 212 reti.

«Da attaccante ho smesso a 40 anni, quasi quattro anni fa raggiungendo i 209 gol. Nel corso della mia carriera ho giocato e vinto in tutte le categorie. A Carpi ho vinto l’Eccellenza, a Ganaceto la Prima categoria, col Cibeno ho vinto la Seconda e poi la Prima categoria, poi ancora un promozione con la Riese dalla Prima alla Promozione e con l’Atletic Correggio ho vinto la Terza categoria. Una lunga galoppata perché ho giocato per quattro anni in serie D in Meridione, poi ho indossato le maglie di Bagnolese, Fabbrico, Rolo e Correggio per diversi anni. Mi sono trovato sempre bene tanto che a Rolo e a Fabbrico ero anche il capitano».

Bonissone, però, da bomber vero voleva chiudere la sua carriera con un record personale: i 200 gol.

«È vero tanto che gli ultimi sei mesi li ho fatti a Concordia e poi gli altri cinque mesi all’Atletic Reggio in Terza perché mi mancavano quattro gol per arrivare a 200. Alla fine, però, è stata una annata meravigliosa e ho chiuso la carriera con 209 reti».

Appese le scarpette al chiodo, almeno così pensava, ha iniziato la carriera di allenatore : «Ho fatto il corso da allenatore e appena finito a gennaio mi ha chiamato lo United Carpi in Seconda categoria e al primo colpo ho vinto il campionato. Sono andato per due stagioni alla Cortilese di Carpi in Terza categoria ma quando sembravamo lanciati verso la promozione sono stato fermato dal Covid. Sono ripartito dalla Cortilese, anche se avevo avuto un colloquio col Fabbrico, ma poi la stagione si è fermata subito. Quando è ripresa l’attività ho avuto un altro approccio col Fabbrico e prima o poi arriverò su quella panchina, ho ricevuto la chiamata del Moglia che mi voleva come giocatore. Nonostante fossi fermo da tre anni ho deciso di andare a provare ma alla fine ho capito che volevo allenare e cosi’ è arrivata la chiamata della Gualtierese».

Bonissone viene tesserato prima da allenatore e poi vista l’emergenza anche da giocatore.

«All’inizio - spiega - l’idea era di fare numero perché mi piace andare in 20 in panchina. Io, però, mi considero allenatore. Mi sto godendo il momento, ma faccio il tecnico. Diciamo che entro in campo se siamo disperati o ci giochiamo il tutto per tutto. Ammetto però che è stato bello ritrovare il gol. Anzi, segnare tre reti in due settimane. Allo stesso tempo mi piacerebbe vedere i ragazzi impegnarsi al massimo. Se io a 43 anni ho ancora amore per questo sport, loro che ne hanno 20 dovrebbero bruciare l’erba».

Marc ha provato i due volti della medaglia: giocatore e allenatore.

«È certamente molto più difficile fare l’allenatore. Da giocatore pensi solo a te stesso, da allenatore ci sono le problematiche della gestione del gruppo. Un allenatore deve pensare per venti persone. Quando sono in campo mi sento, però, un allenatore-giocatore anche perché nella mia carriera ho sempre usato anche la voce per incitare i compagni. Così faccio anche adesso, mentre per gli aspetti tattici c’è il mio vice Massimo Malaguti di cui mi fido ciecamente. Ma la mia speranza è di non entrare in campo perché significa che andiamo bene. Io sono un attaccante da 10’ o al massimo un quarto d’ora. Sono consapevole che il mio tempo da bomber è già passato. Adesso penso a portare la Gualtierese a lottare per la promozione: siamo a 6 puti dalla vetta e siamo andati avanti anche in Coppa. Chissà...».

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