Il difensore Luciani: "Reggio mi ha conquistato"

Alessio Luciani acclamato dalla curva granata

Il granata racconta il momento magico suo e della Reggiana

REGGIO EMILIA. Alessio Luciani, ovvero... la classe operaia va in paradiso. Si è presentato in punta di piedi, anzi non ha nemmeno fatto la tradizionale conferenza di rito a inizio stagione ma si è rimboccato le maniche e ha privilegiato i fatti alle parole. I reggiani amano questi giocatori che prima di tutto sono uomini veri. Alessio è un giocatore generoso e dal cuore sensibile e sabato quando una bambina, a fine partita, gli ha mostrato il cartello che aveva disegnato con scritto «Lucio 16 dacci la maglia» non ha resistito e gli ha lanciato la sua maglietta. «Sto ricevendo tanto affetto che non mi aspettavo – rimarca Luciani – e non mi vergogno a dire che mi sono emozionato nel vedere quella bambina con quel disegno e il minimo che potevo fare era regalarle la maglietta che mi aveva chiesto. Giocatori come me non hanno i fari puntati, non sono da prima pagina e quel gesto mi ha aperto il cuore. Sono due o tre giorni che penso a quel cartellone e ogni volta mi commuovo all’idea».
Luciani è un titolare nella Reggiana di Aimo Diana. «Ho giocato tutte le partite e solo due volte sono stato sostituito. Sono orgoglioso e fiero di essermi fatto apprezzare dal tecnico e dalla gente di Reggio. Essere riuscito, nel tempo, a farmi conoscere come giocatore e nel privato, per me è un’enorme soddisfazione. Ma non voglio fermarmi qui”.

l difensore granata  vive la realtà reggiana a modo suo: «La mia famiglia mi segue nei miei spostamenti dettati dalla carriera. E ogni volta ci piace conoscere il territorio dove ci troviamo. Abbiamo una splendida casa in centro e nel tempo libero, zaino in spalla, ci piace andare alla scoperta delle vie della città, scoprire le tradizioni gastronomiche, le piazze. Amiamo io e mia moglie Michela e mio figlio Samuele passeggiare per Reggio, conoscere le piazze e assaggiare i piatti tipici reggiani. Amiamo piazza Fontanesi, dove ho cenato varie volte ma non solo: l’erbazzone i tortelli e il Parmigiano Reggiano».

Come si può capire Alessio Luciani è un calciatore atipico. “Ci piace essere anonimi, una famiglia come tante. Mia moglie, tra l’altro, è psicoterapeuta e sta iniziando il tirocinio in una associazione reggiana». Poi, sempre sul rapporto con la città: «Quando sono arrivato a Reggio Emilia – dice Luciani – ero uno sconosciuto, ora vedo nella gente la stima e l’affetto. Questi sentimenti mi gratificano e mi emozionano».
Si usa dire: dove lo metti gioca e gioca bene per indicare il classico jolly della difesa. “Non so se è un pregio o un difetto. A volte ci sono allenatori che vogliono che un giocatore faccia bene solo un ruolo, altri che faccia discretamente bene tanti compiti, come cerco di fare io. Sono un perfezionista, la cura dei dettagli è essenziale.
Il pensiero di Luciani è rivolto alla prossima trasferta a Grosseto. «Dopo la vittoria della serie D, lo scorso anno il Grosseto ha conquistato i playoff e quest’anno ha avuto una buona partenza anche se non ha ottenuto ottimi risultati ma viene dalla vittoria a Viterbo che ha dato autostima a tutto l’ambiente. Questo per rimarcare che Grosseto è una squadra e una piazza da rispettare. Certo, noi stiamo preparando la partita per portare a casa il massimo dei punti ma siamo consci che non possiamo permetterci di sottovalutare nessuno, perché questo è un campionato dove puoi perdere contro chiunque. In questo momento i punti che abbiamo in classifica ce li siamo tutti meritati e non sono frutto di episodi o di favori arbitrali ma abbiamo costruito con le nostre capacità. Questa è una Reggiana costruita bene e ora c’è un gruppo molto coeso. Siamo consci che tutti sono utili».
Alessio ha un sogno nel cassetto: segnare un gol con la maglia della Reggiana. «Non capita spesso, anzi quasi mai: ho segnato tre gol in dodici anni che gioco al calcio, ma se riuscissi a realizzare una rete con la Reggiana sarebbe una gioia indescrivibile. Mi auguro che arrivi presto perché me lo merito dato che la mia vita è basata sul sacrificio. Il massimo sarebbe fare gol e vincere la partita per poterla dedicare alla mia famiglia».