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Michele Zanutta scommette su Zamparo: «La Reggiana è l’ideale per la sua crescita»

L’ex granata lo aveva allenato da piccolo e ricorda una sua caratteristica: «Già a otto anni “viveva” per il gol» 

REGGIO EMILIA. Michele Zanutta ha fatto parte della Reggiana che ha conquistato la storica promozione in serie A ma è stato anche l’allenatore di Luca Zamparo per due anni, dagli otto ai dieci anni. Ha quindi tutti i titoli per parlare sia del granata del momento, sia di questa Reggiana da primato che un poì ricorda la sua.

18 ottobre 1992 e 3 ottobre 2021: sono due date che coincidono con due vittorie e il primato della Reggiana. Bisogna proprio risalire alla stagione 92/93 per ritrovare la squadra granata in vetta a un campionato professionistico.


«Non c’erano ancora i tre punti a vittoria - ricorda Michele Zanutta - e nelle prime sette giornate abbiamo conquistato tre pareggi e quattro vittorie. Se applichiamo i tre punti sono 15 punti, quindi la Reggiana di Aimo Diana ha fatto meglio perché ha vinto 5 partite e ne ha pareggiate due. Va detto che noi in quel girone di ritorno non abbiamo mai perso».

La Reggiana di Marchioro come quella di Diana non era partita con i favori del pronostico.

«È un vantaggio. Il precampionato e la Coppa Italia hanno sviato l’attenzione su altre squadre e questo è positivo, poi bisogna anche tenere presente che giocatori come Lanini, Sciaudone e soprattutto Cigarini sono arrivati a stagione iniziata. Adesso vedo una compagine molto quadrata che ha voglia di fare gol. Lo si capisce quando attacca che cerca sempre di far male all’avversario».

La Reggiana di Michele Zanutta non aveva un bomber principe ma tutti portavano il loro mattoncino. Un po’ come la Reggiana di Aimo Diana che ha mandato in gol 7 giocatori.

«Peccato per i due gol presi a Pescara - prosegue Zanutta - perché il segreto per vincere un campionato è anche quello di non subire gol. La capacità difensiva era una nostra peculiarità come quella attuale perché era l’organizzazione di tutta la squadra che ti portava a non subire gol anche se non si possono disconoscere le individualità. Ma ciò che conta più di tutto è la continuità di prestazioni e di risultati. È questo fattore che fa la differenza. Ricordo che in quell’anno abbiamo perso 3 partite su 38 e abbiamo costruito il successo con un girone di andata senza sconfitte con 5 gol subiti in 19 partite. La Reggiana di Diana è sulla strada giusta anche se sono conscio delle difficoltà che incontreranno perché questo è un girone molto competitivo, con squadre di valore come Pescara, Modena, Entella e poi le sorprese vedi Cesena e Ancona ma se manterranno concentrazione e umiltà, sono certo che potranno centrare l’obiettivo della serie B».

Michele Zanutta segue la Reggiana perché in granata ha giocato 211 partite e realizzato 5 gol, portando la squadra dalla serie C alla serie A ma soprattutto perché è stato allenatore di Luca Zamparo.

«Io sono di Carlino e Luca Zamparo è di Muzzana del Turgnano, siamo distanti cinque chilometri. Luca l’ho allenato da piccolo, dagli 8 ai 10 anni quando militava nel Cjaelins Muzane, una società nata appunto dalla fusione tra Carlino e Muzzana che dalla Terza categoria, in sette anni, è approdata in serie D. Da piccolo Zamparo giocava da centrocampista offensivo e aveva sempre voglia di fare gol. Era già rigorista implacabile anche da piccolo. Un ragazzo di carattere con una grande voglia di arrivare a fare il professionista. Poco tempo fa ci siamo trovati a Lignano e abbiamo parlato della sua esperienza alla Reggiana. Credo sia stata la sua fortuna giocare a Reggio Emilia per l’ambiente, le ambizioni della piazza ma soprattutto la familiarità e l’affetto della gente reggiana che sono impagabili». Michele Zanutta l’ha sempre seguito nella sua carriera da giovane e poi da professionista.

«Ha fatto tanta gavetta e girato diverse squadre a livello giovanile prima di affermarsi con la Reggiana. Subito al San Marco, poi nella giovanili della Triestina, al Varese in Primavera poi ha iniziato con la Feralpi in C e quindi alla Varesina in serie D, poi l’esplosione nel Borgosesia con 18 gol ma la sua fortuna è stata trovare la Reggiana, prima in serie D poi il suo ritorno a Reggio, dopo che il Parma l’aveva prestato al Rimini, conquistando la promozione in serie B. Ha girato tanto per affermarsi e credo che questo sia il suo anno, ha 27 anni, l’età giusta per una piena consacrazione. Lo vedo anche più forte fisicamente, gioca in fiducia e lo confermano i tre gol realizzati. Molto bello per preparazione e tiro quello segnato a Siena».

C’è chi rimarca che Zamparo sia una prima punta atipica...

«Diciamo che a 16 anni ha avuto una trasformazione e ora quando lo vedo giocare noto che sta sempre molto attento alla fase offensiva, ha sempre in testa la voglia di fare gol anche se è predisposto ad aiutare la squadra nel recupero della palla. E poi è avvantaggiato nel giocare con giocatori tecnici come Cigarini che sanno come e quando suggerire il passaggio».

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