«Si partirà con il 25% di tifosi allo stadio, ma col green pass possibile una svolta»

Il presidente dell’Associazione dei delegati alla sicurezza, Ferruccio Taroni: «Il top è chiedere il certificato quando si compra il biglietto»

REGGIO EMILIA. Nonostante il nuovo protocollo Covid recentemente diramato dalla Figc non abbia modificato le norme sull’accesso agli stadi, prevedendo tuttora l’ingresso al massimo a 1000 spettatori, le parole del sottosegretario alla salute Costa sono state piuttosto chiare: il prossimo campionato ripartirà con il 25% dei tifosi dello stadio. Abbiamo parlato di questa importante novità insieme a Ferruccio Taroni, presidente Andes, l’associazione che raggruppa i delegati alla sicurezza degli stadi italiani, per capire meglio quello che attenderà i tifosi una volta che i cancelli degli stadi saranno riaperti.

Si inizia col 25% della capienza ma è possibile andare oltre?


«Sicuramente sì, credo che presto saremo già al 50% della capienza ed entro Natale spero si possa essere già al 100%. Molto dipende dall’andamento del Covid e da quali evoluzioni avrà la pandemia. Se la campagna vaccinale avanzerà velocemente ed efficacemente si tornerà presto alla normalità che conoscevamo prima».

Crede che per accedere allo stadio sarà necessario il green pass?

«Credo e auspico di sì. Il green pass è uno strumento che aiuterà a distinguere chi porta con sé un rischio maggiore e chi no. Se riusciamo a controllare i primi allora sarà più facile ritornare alla normalità».

I controlli ed i tempi di attesa per l’ingresso aumenteranno, oppure la tecnologia ci può venire incontro?

«La cosa migliore sarebbe richiedere le certificazioni in fase di acquisto dei titoli di ingresso per snellire le procedure. Purtroppo il severo muro delle privacy non ci permette molto spazio di azione, ma se si trovasse il modo di permettere agli acquirenti di scansionare il proprio green pass al momento dell’acquisto del tagliando non servirebbe più produrlo all’ingresso. Al contrario credo che il criterio del tampone possa complicare la situazione, perché impedisce ai tifosi di poter comprare un biglietto prima delle canoniche 48 ore di validità dell’esame. Rimango più scettico sull’utilizzo di App dedicate, perché non credo siano la soluzione al problema. Infine mi permetta una parentesi sul rilievo delle temperature. Non sono un medico ma credo che serva a poco. Per esperienza posso dirvi che in inverno tutte le persone avevano temperature rilevate attorno ai 35 gradi, mentre in estate abbiamo avuto misurazioni di 41 gradi perché i tifosi avevano fatto solamente una passeggiata. Gli ingressi sono all’aperto e le misurazioni di conseguenza hanno davvero poco senso fatte in questo modo».

Aumenteranno i costi alle società per la gestione delle partite?

«I costi sono letteralmente esplosi. Le società si sono trovate a dover sostenere tamponi, test sierologici e tutto quanto concerne il protocollo Covid senza aver avuto alcun tipo di ritorno economico dall’evento partita e dallo stadio. Probabilmente questa è l’occasione per ripensare il mondo del calcio. Prezzi dei biglietti più cari per avere maggiori ricavi? Si ma ci deve essere al contempo un maggiore servizio per i tifosi e stadi migliori e più accoglienti. In Italia sotto questo punto di vista c’è ancora tanta strada da fare».

Ma se allo stadio entreranno solo i vaccinati perché limitare la capienza?

«Come dicevo all’inizio per me il 100% è dietro l’angolo se il Covid non vincerà la gara con i vaccini. Per ora siamo sulla strada giusta ma abbiamo ancora 5 mesi per la fine della partita. Il responso finale lo avremo a movembre. Senza nuove ondate potremo tutti tornare allo stadio, se invece ci sarà un nuovo aumento dei casi si valuteranno effetti e gravità. Se fossi un tifoso tiferei affinché la campagna vaccinale vada a gonfie vele». —

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