Melli alle Olimpiadi 37 anni dopo mamma Julie

Nel 1984 la pallavolista conquistò l’argento con gli Usa Papà Leo: «Nicolò diceva di voler far meglio di sua madre»

Adriano Arati

reggio emilia. «Una soddisfazione infinita» ottenuta da capitano, 37 anni dopo quella di mamma Julie.


Per la famiglia Melli, la qualificazione olimpica dell’Italia di basket è davvero un momento di gioia e orgoglio, un’impresa che porta alla storia privata dei protagonisti di ieri e di oggi.

Il capitano dell’Italia di oggi è Nicolò, reggianissimo lungo reduce da due stagioni Nba dopo un periodo al vertice continentale.

I genitori sono due grandi sportivi, papà Leopoldo, per tutti “Leo”, a propria volta giocatore di basket, e mamma Julie Vollertsen, pallavolista di livello mondiale, medaglia d’argento alle Olimpiadi del 1984 con gli Stati Uniti.

Negli anni seguenti, Julie arriva a Reggio per giocare nella formazione locale di volley, e conosce Leo.

Il loro primo figlio è Nicolò, precocissimo talento che a 13 anni assaggia il campo nella massima serie, lanciato da Fabrizio Frates. Ora, a 30 anni, è una stella europea e il faro dell’Italia, perno difensivo capace di tenere assieme una formazione talentuosa e atletica ma decisamente meno potente rispetto alla Serbia. Leo e Julie hanno guardato la gara in tv, senza poter seguire Nicolò dal vivo come in migliaia di altre occasioni a causa delle complessità logistiche del periodo. La soddisfazione però non è minore, anzi.

«È stato un momento bellissimo, anche Julie non stava nella pelle, e siamo una famiglia unica, credo: mamma e figlio vanno alle Olimpiadi in due sport diverse, e giocando per due Nazionali diverse», sorride ora Leo. Ed entrambi giocheranno la prima competizione sportiva al mondo con lo stesso numero, il 9.

«Scherzando, Nicolò diceva che vuol fare meglio di sua madre, vorrebbe dire vincere l’oro olimpico, non sarà facile ma già l’idea di aver riportato l’Italia ai Giochi dopo 17 anni è qualcosa di speciale. E lo ha fatto da capitano, da leader, da collante di una squadra in cui tanti giocatori hanno trovato ritmo e lui si è sacrificato giocando da centro, fuori ruolo, contro lunghi di grande potenza», continua sempre papà Leo.

«Nicolò è contentissimo, è una soddisfazione enorme, l’ha ottenuta da capitano e davvero non stava più nella pelle».

Ora si pensa al Giappone, alla Tokyo sede delle Olimpiadi. La Nazionale partirà nel giro di una settimana, e qui arriva l’ultima “nota dolente”, se così si può dire: «per un mese non vedremo la nostra nipotina, lei è in Germania con la sua mamma, Nicolò è arrivato a Milano ed è subito partito in auto per raggiungerle poi ripartirà per il Giappone. Per un mese quindi non vedremo la nipotina, ma visto il motivo è un sacrificio che facciamo volentieri», sorride Leo questa volta nei panni del nonno affettuoso.

Le Olimpiadi sono l’ennesimo picco toccato da Melli nella sua carriera, partita nelle giovanili reggiane ed esplosa quando era ancora un adolescente. —

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