«Volevo restare alla Unahotels ma accetto la scelta della società»

L’esterno Tomas Kyzlink non è stato confermato dal club reggiano: «È stata una stagione difficile e la decisione non mi ha sorpreso» 

REGGIO EMILIA. Era stato il primo acquisto del nuovo corso societario, con le sue prestazioni che all’inizio avevano fatto stropicciare gli occhi: penetrazioni, tiri da tre punti e intensità difensiva. Poi il Covid e l’ingresso in un tunnel da cui non è più del tutto uscito: Tomas Kyzlink non farà parte del roster che la Unahotels intende costruire per il prossimo anno.

Nei giorni scorsi, la Pallacanestro Reggiana ha infatti deciso di esercitare l’opzione per rescindere il contratto con la guardia 28enne.


L’esterno ceco tiene comunque a ringraziare la società per l’opportunità salutando città e tifosi, non prima di aver ripercorso le tappe di un anno tanto intenso quanto travagliato.

Dispiaciuto di non essere rimasto? Se lo aspettava?

«Avevo scelto Reggio con un progetto biennale e certamente sono dispiaciuto di non poter rimanere, ma da professionista accetto sempre le regole del gioco. Mi aspettavo questa scelta perché è stato un anno difficile e ci sono stati cambi di giocatori e allenatori. Ho sempre anteposto il bene della squadra al mio e questo forse mi ha penalizzato a livello individuale».

La sensazione è che dopo il Covid non sia più riuscito a tornare quel giocatore ammirato nelle prime settimane. Che spiegazione si dà?

«È stata una stagione particolare e non vorrei trovare alcun tipo di alibi, sono un ragazzo socievole e nelle giornate libere mi piace andare a visitare la città ed incontrare la gente, oltre che cenare con i miei compagni. L’isolamento sociale dovuto al Covid ha causato un po' di calo nelle energie mentali: ognuno reagisce diversamente ma io sono uno a cui giocare alla playstation, ordinare cibo a casa e guardare Netflix da solo, non fa bene».

Un bilancio sull’annata a livello collettivo?

«Ci siamo qualificati per la Coppa Italia e siamo entrati tra le migliori otto di Fiba Europe Cup ma il finale lascia l’amaro in bocca, anche perché ti ritrovi a lottare per la salvezza con una squadra che era stata costruita davvero molto bene e in maniera intelligente. Si poteva ottenere sicuramente di più. All’inizio eravamo un gruppo vero e a tal proposito mi viene da menzionare Janis Blums che è stato uno dei migliori con cui io abbia mai giocato».

Il rendimento del tiratore lettone non era esaltante, ma rappresentava davvero un valore aggiunto all’interno dello spogliatoio?

«Quando vedi un atleta di 38 anni che lavora intensamente smetti di lamentarti su qualsiasi cosa e cerchi di pareggiare la sua voglia di fare bene. La sua presenza durante la settimana è stata fondamentale».

Qual è stato il momento più duro? E quello invece più gratificante?

«Il momento più difficile è stata la serie di undici sconfitte in dodici gare: l’unica cosa da fare allora era stringere i denti per reagire e invertire la tendenza. Il ricordo più piacevole è invece il canestro della vittoria sulla sirena contro la Fortitudo in Supercoppa».

La pandemia ha rappresentato il fattore chiave dell’annata, condizionandovi in modo particolare.

«Le condizioni sono state uguali per tutti. Sicuramente il Covid ci ha stoppato in un ottimo momento individuale e di squadra, e da lì è cambiata la nostra stagione. Non sono il tipo che cerca scuse, dovevamo ripartire meglio e finire forte. L’assenza di pubblico ci ha comunque penalizzato: sono un agonista e mi gaso prendendo energia anche dal pubblico».

Tornerebbe a Reggio da turista? Vuole dire qualcosa agli appassionati reggiani?

«Se mi capiterà l’occasione visiterò di nuovo Reggio perché è una bella città e sono stato trattato molto bene. Credo che con il supporto dei tifosi percepito quando giocai con Roma al Bigi avremmo vinto più partite: mi ricordo che è un pubblico molto caldo e prima della partita avevo i brividi. Auguro il meglio al club e ai tifosi, Reggio è una grande piazza: in bocca al lupo per il futuro». —

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