Reggiana, il settore giovanile ha bisogno di cambiare passo

La cantera granata è sempre stata il punto di riferimento della nostra provincia ma il fallimento ha disperso un patrimonio utile per la prima squadra e i bilanci

REGGIO EMILIA. Il prossimo anno la Reggiana si ritroverà ancora a giocare nel campionato di Primavera2 affrontando avversarie di serie A e B e la speranza è che la società investa in risorse e uomini per evitare brutte figure. Quest’anno la Primavera2 di Paolo Beretti si è piazzata al penultimo posto: 16 punti fatti, frutto di 4 vittorie, 4 pareggi e 14 sconfitte; 26 gol fatti e 48 reti subite.

Nel gruppo ci sono ragazzi che il prossimo anno saranno destinati alle varie società dilettantistiche e qualcuno potrà ambire anche a una serie D ma è difficile ipotizzare il passaggio alla prima squadra di Aimo Diana. L’aspetto più preoccupante è che l’Under 17 che dovrebbe essere il serbatoio di giocatori per la futura Primavera2 sta concludendo il suo campionato con una serie sette sconfitte in altrettante partite con 27 gol subiti.


È vero che quest’anno la Primavera2 è stata puntellata con dei ragazzi che provengono anche da fuori provincia proprio per cercare di evitare brutte figure. E così è stato, perché la Primavera2 non è mai andata incontro a pesanti sconfitte se non l’ultima con la capolista Verona. Sono stati inseriti giocatori per rafforzare la squadra: Bukova e Galeotti dal Parma, Rotella dal Torino, Morina dal Ostende, Popovici dall’Entella, Lambertini dalla Vis Pesaro.

LE SCORIE DEL CRAC

La Primavera2 e la Reggiana Under 17 sono le due formazioni di spicco e il loro impoverimento è figlio del fallimento del club del 2018, che ha portato alla dispersione di un patrimonio che era stato coltivato al 2010 da Fausto Vezzani per passare attraverso Sergio Mezzina, poi Davide Caprari.

Alberto Biagini, quando la società è ripartita dalla serie D, ha cercato di metterci una pezza riuscendo a trattenere molti giocatori (vedi Gabriele Piccinini oggi al Lentigione o Muro alla Correggese) ma ovviamente è stato impossibile per tutti quei ragazzi che erano entrati nell’orbita di Parma, Bologna e soprattutto Sassuolo. Alcuni sono rientrati alla base dopo le varie esperienze in queste società di serie A ma tanti hanno trovato la loro consacrazione con altre maglie.

ADDIO VIA AGOSTI

Sono 27 i giovani nati dal 2000 al 2005 che dopo il 2018 sono stati tesserati per società di serie A: 8 dal Sassuolo, 6 dal Bologna, 5 al Parma, 3 al Carpi, 2 alla Spal e uno a Juventus, Inter e Ascoli

Sono tanti i ragazzi diventati professionisti oggetto di mercato e che provengono dal vivaio granata: Stefano Piccinini (Sassuolo), Jacopo Pellegrini (Gubbio ma di proprietà del Sassuolo), Chakir (Legnago), Montipò (Akranes campionato islandese) Carli (Fano). Fissare una valutazione è difficile ma stiamo parlando di milioni di euro.

Poi ci sono tutti quei talenti in rampa di lancio nelle varie società di serie A e B come Alessandro Marconi (Sassuolo), Giacomo Marconi (Parma) e Mattia Marino (Juve).

Una società, soprattutto di serie C dove non ci sono proventi per i diritti tv, ha nel settore giovanile la sua cassaforte con due possibilità: creare giocatori da inserire in prima squadra (magari prestandoli prima per farli crescere, come nel caso di Gabriele Piccinini) oppure cedere alle società di serie A quei ragazzi che al 14esimo anno di età si dimostrano dei talenti.

tanto lavoro da fare

Il mercato dei giocatori della prima squadra è inesistente o quasi perché anche Radrezza, che può essere il giocatore più rappresentativo, ha un valore a parametro di 80 o al massimo 100 mila euro. Cifre più base per giocatori come invece Pellegrini o Marconi che sono giovani e di prospettiva.

Per recuperare il tempo perduto è necessario ricostruire o rigenerare un feeling con le società dilettantistiche del territorio reggiano. Affiliazioni con le varie società che operano quasi esclusivamente a livello di settore giovanile. Un cordone ombelicale che è sempre stato forte e saldo come il radicamento al territorio da parte della Reggiana e il senso di al territorio.

Senza tornare troppo indietro nel tempo, alla Berretti campione d’Italia di Sergio Eberini o all’epoca di Guido Mammi, la Reggiana è sempre stata un punto di riferimento per la provincia di Reggio Emilia ed è in questa logica che deve tornare anche con il restyling del Centro sportivo di via Agosti. —

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