Andrea Menozzi inviato speciale in Ruanda alla Coppa Africana

Il responsabile della cantera della Pallacanestro Reggiana «Esperienza importante per prendere contatti per il futuro»

Nicolò Valli

reggio emilia. Una settimana a Kigali, capitale del Ruanda, per rappresentare la Pallacanestro Reggiana e per osservare al tempo stesso qualche talento interessante da provare a portare sotto il ponte di Calatrava.


Andrea Menozzi, responsabile del settore giovanile biancorosso, è reduce da un’esperienza significativa a contatto con un mondo in costante espansione per quanto riguarda la palla a spicchi: la BAL, Basketball African League, è infatti sponsorizzata da brand molto noti come Jordan, Nike e Pepsi.

«Ho presenziato alla prima edizione della Coppa dei Campioni africana - racconta - le dodici squadre vincenti nei rispettivi campionati si sono date battaglia per il titolo del continente. È un evento per certi versi storico per lo sport africano, organizzato dalla Fiba e sostenuto dalla Nba, e che potrà crescere ulteriormente nei prossimi anni. La competizione è stata di due settimane, ma io ho partecipato solo alla prima fase così ho potuto farmi un’idea di tutte le formazioni coinvolte».

Menozzi è stato a stretto contatto con numerosi scout e dirigenti, acquisendo contatti e imbastendo colloqui che potranno venire buone anche in futuro. Nessun nuovo Diouf o Cham all’orizzonte per la Unahotels, però.

«La competizione era riservata alle squadre senior- prosegue- e la caratteristica comune era l’attitudine a fare giocare atleti esperti, dai 30 anni in su. Ogni team aveva 2-3 stranieri, mentre gli altri erano tutti giocatori locali. In una squadra c’era l’ex centro della Grissin Bon Chinemelu Elonu, ma i migliori talenti africani escono dal continente in cerca di migliori fortune. Ho fatto comunque il mio report ai nostri dirigenti: qualche giocatore adatto alle leghe europee ci può essere, ma la nostra partecipazione è stata più finalizzata al contesto generale che non allo specifico interesse tecnico».

Menozzi racconta poi i dettagli dell’evento, in particolar modo la gestione e la convivenza con le norme sanitarie.

«Kigali è una città molto pulita, ordinata e strutturata bene - spiega - ero l’unico scout italiano, alcuni erano europei e tanti appartenevano invece al mondo della NBA: la lega americana ha sei Academy in giro per il mondo, e mi spiegavano che vorrebbero investire notevolmente proprio in Africa non solo a livello cestistico. Le dodici partecipanti vivevano in una bolla, mentre noi ospiti eravamo in un altro albergo dove avevamo qualche libertà in più. Il Ruanda è uno dei paesi a più basso rischio per quanto riguarda i contagi da Covid, ma per sicurezza dovevamo fare ogni giorno il tampone e poi aspettare l’esito chiusi in camera. Tutti comunque vanno in giro con le mascherine e si attengono alle regole».

Tornato in Italia arricchito culturalmente e professionalmente, il referente biancorosso adesso si concentrerà sugli allenamenti del settore giovanile.

«I nostri Under 18 e Under 20 si allenano alla Cassala, mentre le categori minori lavorano nei campetti all’aperto. Per i ragazzi nel giro della prima squadra non spettano a me le valutazioni - chiude - ed è comunque presto per le scelte». —

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