Romano Amadei pronto a riprovarci: «Non mollo la Reggiana e chi vuole resti»

Il patron: «Doriano Tosi? Non vedo perché cambiarlo. Non faccio proclami ma prometto impegno: faremo una squadra da playoff» 

SORBOLO MEZZANI (PR). L’occasione si presenta all’intervallo di Lentigione-Seravezza: Romano Amadei passeggia nello spazio accanto alla tribuna del “Camp Nov” di Sorbolo e si confida con Giuseppe Fico, socio della società granata. Manca la trombetta che l’ha reso celebre in tutta Italia, ma per il resto il look è quello solito: jeans, camicia e la consueta mascherina rossa. Lo avviciniamo discretamente, chiedendogli due battute sulla Reggiana, e all’inizio è restio: «Sei venuto per niente”, dice scherzando. Poi, però, il patron cambia idea e finalmente parla. Raramente lo fa in pubblico, ma dopo una retrocessione il senso di scoramento è inevitabile nell’ambiente; è allora in questi momenti che il capofamiglia deve tirare le fila predicando calma e unità. «Non mi ricordo le altre volte in cui sono retrocesso», esordisce Amadei, ripensando alle sue esperienze col Brescello ed ai coinvolgimenti della Lazio e del Perugia di Gaucci. La voglia di rivalsa in granata è però tanta, e lo afferma prontamente: «Io non abbandono, sono pronto a costruire una squadra da playoff in serie C».



Amadei, si aspettava la retrocessione dopo un solo anno di serie B?

«Purtroppo sì. Era nell’aria, basta vedere come è andato tutto il campionato per capire che eravamo a forte rischio. Io sono un ragioniere, e nelle ultime giornate facevo le probabilità guardando anche i risultati degli altri sperando di agguantare i playout. Se siamo andati giù, significa che era destino».

La squadra le è sembrata inferiore rispetto alle altre contendenti?

«Non serve a niente guardare una cosa che è già avvenuta, ormai è andata e bisogna guardare avanti».

Allora guardiamo al futuro, in cui sarà fondamentale riportare entusiasmo. Come si riparte?

«Avremo un direttore sportivo che ci dirà che tipo di squadra vorremo fare, e sceglierà l’allenatore. Anzi, volendo ne abbiamo uno qua vicino (dice ridendo e abbracciando affettuosamente Gianluca Zattarin, ex guida del Lenz)».



Con quali obiettivi?

«Cercheremo di fare una squadra che possa puntare alla zona playoff, poi vedremo strada facendo. Chi l’avrebbe mai detto che l’anno scorso avremmo potuto fare così bene ed approdare in serie cadetta?».

In effetti, l’appetito è cresciuto gara dopo gara...

«Avevo parlato con mister Alvini, che mi aveva spiegato che avevamo una squadra da quinto-sesto posto. E invece è andata decisamente meglio».

Doriano Tosi resta in sella?

«Non vedo perché cambiare...».

Qualche socio potrebbe abbandonare il progetto a suo avviso?

«Non lo so, c’è molta confusione in giro. Noi siamo una società molto numerosa ed è normale che ci siano orientamenti diversi ed influenze familiari. Chi vuole rimanere rimane, chi non vuole rimanere motiverà le proprie decisioni; noi ne prenderemo atto. Ognuno può fare quello che crede».

Il punto forte del club è però senza dubbio Romano Amadei, per esperienza e liquidità. Conferma il suo impegno?

«Non è nel mio DNA lasciare quando le cose vanno male. Io ci sono, se invece i tifosi volessero mandarmi via allora il discorso cambierebbe».

Vuole lanciare un messaggio alla tifoseria, un po' abbattuta in questi giorni?

«Ti va male, non sono uno da proclami...».

Neanche uno slogan?

«Non ho mai promesso cose irrealizzabili, solamente l’impegno per riprovare a fare insieme qualcosa di buono».

Tra una domanda e l’altra ci sono inevitabili pause, tra un cenno ad un amico e gli annunci dell’altoparlante sui risultati delle altre contendenti in serie D. Romano Amadei è nel suo habitat naturale, in quel calcio dilettantistico che adora e che riconosce proprio per la semplicità e per i valori che incarna. È anche per questo motivo, forse, che appena è tornata la bella stagione ha lasciato i palchi del “Città del Tricolore” preferendovi una normale poltrona di tribuna autorità, accanto a sponsor ed addetti ai lavori. Alla fine saluta con una pacca e ritorna sulle scalinate dell’impianto parmense, in tempo per gustarsi il secondo ed il terzo gol dei rivieraschi. —

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