Elegar: "Restare alla Unahotels è un'opzione ma vorrei giocare una coppa"

Frank Elegar, centro titolare della Unahotels

Il centro americano ancora incerto sul proprio futuro: "Dipenderà dal club reggiano e dalla situazione legata alle coppe"


REGGIO EMILIA. «È stato un anno impegnativo e sicuramente molto emotivo. Penso al Covid, gli infortuni, le bolle, i cambiamenti, l’assenza del pubblico nelle arene».

Frank Elegar, lungo newyorkese apprezzatissimo dai tifosi della Unahotels che sui social ne chiedono la conferma, stende il bilancio della stagione che si concluderà la prossima settimana.

Visto il contesto, soddisfatto che il team abbia raggiunto la salvezza in anticipo?
«Abbiamo raggiunto l’obiettivo della salvezza, che era primario per la società e di questo dobbiamo andare fieri, anche se sono convinto che avremmo anche potuto fare meglio, visto che avevamo iniziato molto forte il campionato. Di sicuro le emozioni non sono mancate, soprattutto nelle ultime giornate con ogni match davvero combattuto visto che le squadre si stavano giocando la salvezza o i playoff».
Mancava dall’Italia dal 2015, quando per sei gare vestì la maglia dell’Olimpia Milano. Come ho ritrovato dopo tutto questo tempo il campionato italiano?
«Sicuramente molto cambiata rispetto alla mia prima esperienza, ma spesso i cambiamenti avvengono in positivo e credo che anche in questo caso sia stato così»
Il momento migliore della sua stagione?
«La cosa migliore per me sarebbe finire la stagione con una bella vittoria, oltre ovviamente a restare tutti sani».
Non è stata un’annata lineare per la Pallacanestro Reggiana, quale ritene sia stato il punto più basso?
«Di sicuro il momento peggiore è stato il focolaio Covid che ci ha colpito, quelle settimane sono state molto toste».
L’ultimo sforzo che vi attende è la partita con Venezia, posticipata al 10 maggio. Anche se ormai i playoff vi sono preclusi, vi state preparando al meglio per l’appuntamento all’Unipol Arena?
«Il voler portare al termine nel migliore dei modi qualsiasi cosa che si inizi è sintomo di essere persone serie e professionali, ed è quello che vogliamo fare anche nell’ultimo match della stagione».
Le dispiace non poter disputare neppure l’ultima gara davanti ai vostri tifosi?
«Giocare a porte chiuse purtroppo è diventata quasi una nuova normalità per noi. Devi “crearti il momento” da solo, oppure al massimo con i tuoi compagni in campo o in panchina. Noi giocatori siamo abituati ad alimentarci dell’energia del pubblico, che sia essa positiva come nelle partite in casa, o negativa come in trasferta. Abbiamo dovuto cambiare abitudini».
In una stagione complessa sono girate voci di fratture all’interno dello spogliatoio. Come è stato il suo rapporto con i compagni?
«Devo dire che i miei compagni sono super anche fuori dal campo: molto più divertenti di quello che mi sarei immaginato e tutti ragazzi con cui si può avere una conversazione, anche criticando, senza che ci sia una reazione negativa. Tra tutti, cito Justin Johnson con cui ho instaurato una solida amicizia e con cui spesso ho condiviso la camera in trasferta».
Ha già pensato al futuro? Vorrebbe restare a Reggio?
«Non so cosa mi riserverà il futuro. Restare a Reggio potrebbe essere un’opzione, ma dipenderà da cosa vuole fare il club, dalla situazione legata alle coppe europee e tanto altro. Se no, giocare in una squadra ambiziosa che partecipa alle coppe è un mio obiettivo. Ma non penso a queste cose in questo momento: ne parlerò a tempo debito con il mio agente».
Chi vincerà campionato?
«Non ho dubbi: Milano vincerà lo scudetto. Non vedo chi possaarrivare a batterla in una serie».
Sta seguendo la sua ex squadra anche in Eurolega?
«Sì. Se riuscirà a superare l’ostacolo Bayern, dopo anche le Final Four potranno essere una grande opportunità: bastano due partite giocate bene...può davvero succedere di tutto».