L'ex granata Schenardi alla Reggiana: «Batti il Pordenone per convincerti che puoi farcela»

 «Non è solo questione di numeri: se non vinci non puoi più crederci» 

REGGIO EMILIA. «Con il Pordenone la Reggiana deve vincere nella speranza che possa scattare una scintilla. La squadra deve convincersi che la salvezza è ancora possibile. Altrimenti è tutto inutile. Se non vinci con il Pordenore mi sembra inutile attaccarsi al fatto che poi ci sono altri nove punti a disposizione». Marco Schenardi, ex centrocampista granata ai tempi della promozione in serie A con Ancelotti, segue con attenzione le vicende della Reggiana, a cui è rimasto molto legato. Oggi è un tesserato della Ternana, per la quale allena la Juniores Nazionale.

Schenardi, che idea si è fatto dei problemi della Reggiana?


«Manca qualcosa in termini di qualità nella rosa. Le differenze tra i campionati esiste e nel calcio moderno sono ancora più marcate. Però credo che la Reggiana abbia pagato a dismisura l’assenza del suo pubblico e tanti episodi sfavorevoli. Speriamo che riesca ad avere un acuto nel finale».

Dopo la partita con l’Empoli lei ha detto che si aspettava una squadra più aggressiva e più coraggiosa.

«Mi rendo conto che dire ad Alvini di attaccare è facile. Lui vede i giocatori tutti i giorni e l’impressione che si ha da fuori è che la coperta sia corta. Evidentemente, lui che tra l’altro ha una filosofia di gioco offensiva, sa che un certo tipo di gioco non può farlo perché rischia troppo. Del resto la squadra non vince dal 20 febbraio con il Cittadella, cioè 11 partite fa».

Come vede questi giorni di stop del campionato?

«Potrebbero danneggiare chi stava facendo bene, come l’Ascoli, mentre nel caso della Reggiana speriamo che servano per trovare energie mentali. Per il resto c’è poco da fare. Ormai l’assetto tattico è quello, così come tutto il resto».

Dunque con il Pordenone si decide tutto?

«Certo, non ha senso rinviare sempre alla gare successiva. Se la Reggiana vuole salvarsi deve vincere in casa, con Pordenone, Spal, e poi sperare anche di fare punti a Vicenza nell’ultima giornata. Bisogna poi guardare alle altre, che sono attese da partite molto difficili. Se il Pordenone vincesse nel recupero potrebbe non giocare alla morte...».

Delle ultime dieci squadre della classifica sette hanno cambiato allenatore e il Cosenza ci ha pensato. La Reggiana ha fatto bene a non aver dubbi su Alvini?

«Sono un allenatore, tesserato con un altro squadra, il mio giudizio potrebbe essere poco opportuno. Mi limito a dire che se la Reggiana avesse voluto cambiare lo avrebbe fatto nei mesi scorsi oppure quando si è deciso di far slittare il campionato al primo maggio. Una scelta del genere a questo punto avrebbe però poche possibilità di incidere. A meno che si pensi che possa dare una scossa o motivare i giocatori che sono stati meno impiegati. Comunque il ds Doriano Tosi a Modena non ha avuto problemi a cambiare allenatore. Se quest’anno non lo ha fatto è perché pensa che Alvini sia l’unico che può portare in porto la salvezza».

Il mercato di gennaio non è riuscito a dare la svolta auspicata.

«Laribi, Ardemagni e gli altri sono giocatori importanti che possono dare una mano. Poi per vari motivi potrebbero non essere riusciti a farlo del tutto. Però non dimentichiamo che la squadra vista in campo è spesso per otto-nove undicesimi quella dell’anno scorso. Squadra che non ha stravinto il campionato di serie C. I mancati risultati non devono essere attribuiti ai nuovi arrivati».

Quando pensa alla Reggiana che ricordi ha?

«Penso a quella esperienza con grande affetto ma anche rammarico, come per Vicenza e Brescia. In queste piazze ero l’idolo dei tifosi e sono andato via ma non per mia volontà. Resta dunque un pochino di amaro in bocca perché quando hai ricevuto tanto dalla gente e poi non ti lasci bene…Ho un certo rammarico ogni volta che ci penso». —