La famiglia Bartoli pronta ad acquisire la maggioranza della Pallacanestro Reggiana

Veronica Bartoli, presidente della Pallacanestro Reggiana, con il padre Enzo

Verso un nuovo assetto societario: l’operazione sarà formalizzata dopo il 30 giugno, data di chiusura dell’annata sportiva

REGGIO EMILIA. A fine stagione andranno a ridisegnarsi gli equilibri societari della Pallacanestro Reggiana, con la famiglia Bartoli destinata ad acquisire la maggioranza relativa delle quote del club biancorosso.
La formalizzazione dell’operazione sarà completata solo dopo il 30 giugno, chiusura dell’annata sportiva, a prescindere dall’esito della stagione in corso che vede la Unahotels ancora impegnata nella lotta per non retrocedere.
L’attuale assetto societario vede la presenza di cinque soci - Girefin srl dello storico patron biancorosso Stefano Landi, End Holding srl di Andrea Baroni, GS Brands srl di Graziano Sassi, ESP srl di Enrico San Pietro e Antichi Poderi di Canossa della famiglia Bartoli- tutti con il 20% delle quote.

La questione relativa alla definizione delle nuove quote sarà affrontata le prossime settimane, ma l’orientamento pare ormai chiaro con la srl Antichi Poderi di Canossa che, come visto, fa riferimento a Enzo Bartoli e alla figlia Veronica (attuale presidente biancorossa) destinata ad acquisire la maggioranza del club. Un orientamento, questo, parso evidente già dopo l’ultima ricapitalizzazione, resasi necessaria per sostenere economicamente gli ulteriori interventi sul mercato della Unahotels, precipitata in un paio di mesi dal terzo posto della graduatoria sino ai gradini più bassi.
L’attuale compagine societaria biancorossa era nata in embrione più di un anno fa.
I primi giorni del maggio 2020 i cinque soci sottoscrissero poi, nella sede cavriaghese della LandiRenzo, la lettera d’intenti, ponendo così di fatto la prima pietra per la costituzione della nuova società, al cui interno era rimasta anche la Girefin srl facente capo all’imprenditore Stefano Landi, sino ad allora socio unico della Pallacanestro Reggiana.
Tutti reggiani e tutti legati al territorio, i soci avevano aderito al progetto di salvataggio del club - orchestrato dal rientrante Alessandro Dalla Salda, tornato ad assumere il ruolo di amministratore delegato - che aveva consentito alla Pallacanestro Reggiana di restare una delle pochissime società della Serie A ad avere il codice di affiliazione FIP originario dalla fondazione.
In ingresso, i soci avevano versato nel capitale sociale una cifra pari a 200mila euro a testa. Nel corso della stagione si è dovuto però ricorrere a ricapitalizzazioni per far fronte al mancati introiti da botteghino.
A causa della pandemia e delle misure restrittive prese dal Governo per contrastarla, le società hanno dovuto rinunciare alla campagna abbonamenti e, dopo una manciata di giornate in cui la capienza degli impianti era stata fortemente ridotta, si sono trovate fare pure i conti con l’impossibilità di far entrare il pubblico.
L’impatto è stato pesantissimo visto che gli incassi da botteghino e provenienti dalla vendita degli abbonamenti rappresentano per la società di via Martiri della Bettola la seconda voce a bilancio.