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Super eroi della vela: i quattro reggiani nel team di Luna Rossa alla conquista dell’America’s Cup

Le storie dei reggiani Gilberto Nobili, Michele Crotti, Denis Corti e Antonio Martin, protagonisti in Nuova Zelanda

REGGIO EMILIA. Sono passati 21 anni dall’ultima occasione in cui Luna Rossa si qualificò per la finale di America’s cup, impresa ripetuta grazie alla doppia vittoria contro l’equipaggio inglese di Ineos Team nella notte di sabato, a Auckland, in Nuova Zelanda.

All’epoca della precedente sfida non c’era ancora a far parte dell’equipaggio italiano Gilberto Nobili (il primo “provino” lo fece nel 2001, fu subito preso e partecipò alla prima campagna on Luna Rossa nel 2003) ma essere riuscito a raggiungere questo storico traguardo lo pone nella condizione di tentare l’assalto a quella che sarebbe la sua quarta Coppa America, avendone già vinte due con Oracle (nel 2010 e nel 2013) e l’ultima proprio con Team New Zealand (nel 2017).

Lo chiamano tutti “Gillo”, non solo nell’ambito del “sindacato” italiano ma in generale da tutti gli equipaggi in gara in Nuova Zelanda, essendo uno dei veterani della competizione: in questi vent’anni di America’s cup, dopo il ritorno a Luna Rossa si trova affiancato da una pattuglia di reggiani assai consistente, e oggi conta cinque membri sui circa 130 che compongono la squadra italiana, tra equipaggio della barca (sailing team) e diverse squadre di professionisti esperti che lavorano in appoggio.

Chi sono. Ecco dunque che ci sono Michele Crotti e Denis Corti, che lavorano nel fondamentale settore informatico, oggi importante almeno quanto l’equipaggio in barca, e Antonio Martin, tecnico oleodinamico. Tutti hanno un ruolo centrale nel costruire le prestazioni dell’imbarcazione italiana, arrivate ormai a un livello da vera e propria Formula 1 in acqua, visto che questi monoscafi, con l’ausilio delle vele semirigide (foil) e delle avveniristiche appendici laterali, riescono anche con poco vento a sollevarsi al di sopra dell’acqua, raggiungendo velocità da motoscafo (superiori a 90 orari) solo grazie alla spinta del vento.

Ora l’obiettivo comune di tutti loro è giocarsi apertamente il più antico trofeo sportivo del mondo, la Brocca d’argento disputata fin dal 1851, gareggiando contro i detentori che partono, come ogni edizione, da favoriti. Si vuole fare meglio proprio di quella finale del 2000 quando New Zealand battè luna Rossa per 5-0 non lasciando speranza agli italiani.

Il Gillo. Anche le parole di Gilberto Nobili dopo la vittoria di sabato guardano già a questo obiettivo, pur nella consapevolezza che aver vinto la Prada Cup, il titolo per il miglior challenger, è comunque un titolo importante.

«A volte la vittoria ha un sapore diverso – spiegato il grinder e operations director di Luna Rossa, ruolo di grande rilievo all’interno del team –. A volte vale più di altre. Pieno rispetto dei nostri avversari, ma abbiamo fatto un ottimo lavoro. Ora andremo contro i migliori del mondo: li affronteremo tra due settimane con rispetto ma sicuramente senza paura. So che loro non ci aspetteranno, miglioreranno ancora di più, ma noi non molleremo. Non hanno commesso errori finora, noi impareremo dai nostri. Li sfideremo. Siamo hoariri (“contendenti” in lingua maori, ndr) e faremo del nostro meglio per onorare questa battaglia. La vittoria di sabato è solo l’inizio».

Dall’Enza all’oceano. L’entusiasmo c’è, è percepibile, ed è anche comprensibile visto l’altissimo grado della sfida. Del resto Nobili lo aveva detto prima dell’avvio delle regate a Auckland: «Ho vinto la coppa da sfidante, poi da detentore. Mi manca solo di vincerla per la mia nazione e poi penso di averle fatte tutte».

Non male per chi, prima di quel provino per Luna Rossa nel 2001, come esperienza nautica aveva solo la canoa nell’Enza, nella sua Vetto.

Poi sono seguite, oltre alle campagne di America’s cup (questa per lui è la sesta) altre esperienze veliche anche in diverse classi olimpiche, ma nonostante il suo girare per il mondo è sempre rimasto legato a Vetto, dove amici e parenti in questi giorni fanno l’alba per seguire le regate in diretta televisiva.

Denis. Originario di Vetto è anche Denis Corti, e per entrambi il paese fa un gran tifo. «Una grande vittoria – ha pubblicato la Pro Loco di Vetto sulla propria pagina Facebook – un grande orgoglio italiano, ma soprattutto per noi una grandissima emozione per i nostri ragazzi, Gilberto Nobili e Denis Corti, che portano Vetto lì dall’altra parte del mondo. Avanti tutta ragazzi, con grande forza e senza paura verso la 36ª American’s Cup».

Poppo. E tra i tifosi più entusiasti a Rivalta, il loro paese, c'è anche Nando Crotti, papà di Michele, che lo ha sentito dopo la vittoria di sabato: «Stanno tutti bene, ieri (domenica, ndr) hanno potuto avere anche una giornata di riposo che è un’eccezione assoluta, visto che di solito lavorano 12 ore al giorno e anche più.

Adesso si fa ancora più dura, ma il loro primo obiettivo era proprio andarsi a giocare la coppa contro New Zealand: adesso vanno contro i detentori, con addosso l’etichetta di sfavoriti, quindi una condizione psicologica che forse è di minor pressione rispetto a chi deve vincere a tutti i costi. Sono un team molto affiatato, specie il gruppo dei reggiani. Sono amici, ed è bello che in così tanti siano riusciti ad arrivare fino a qui: il merito è anche della facoltà di Ingegneria meccatronica di Reggio, che dà competenze che sono molto richieste e proprio grazie a queste sono arrivati al team di Luna Rossa».

E per fare un augurio a Michele per le finali, Nando conclude: «In famiglia lo chiamiamo spesso Poppo, quindi quando lo sentiamo gli auguriamo sempre di andare con il vento in Poppo».

Psicologia. Sicuramente l’aspetto psicologico sarà determinante per la finale, insieme alle innovazioni tecniche che potranno essere adottate sulle imbarcazioni da qui al 6 marzo quando inizierà la finale, al meglio delle 13 regate (per aggiudicarsi la coppa sarà necessario vincerne 7).

Team New Zealand, dopo la vittoria di Luna Rossa, ha scritto in un post: «Congratulazioni per avere vinto la Prada Cup. Non vediamo l’ora di vedervi sulla linea di partenza». I tecnici sottolineano che l’imbarcazione maori appare molto estrema, progettata per eccellere in particolare con vento medio-forte, a partire dai 14 nodi. Qualche problema in più potrebbe averlo con brezza leggera, condizioni in cui Luna Rossa potrebbe essere migliore. La barca dei defender comunque ha adottato soluzioni avveniristiche e ambiziose, per cercare di dominare la finale. I neozelandesi sembrano sicuri dei propri mezzi, ma alle World Series in dicembre, quando sfidarono direttamente Luna Rossa, vinsero sì le due regate, ma senza dominare: una in particolare vide l’imbarcazione italiana in vantaggio per gran parte della regata, fino a un salto di vento risultato determinante. Insomma, nulla appare già scritto, sarà una finale tutta da godere e che in parte vivrà anche di talenti e capacità “made in Reggio Emilia”.