Galliani, la Reggiana e i tortelli di Ancelotti

L’ad del club brianzolo torna a Reggio: «La direttrice Daniela Gozzi? la conobbi a pranzo con Dal Cin, fui impressionato e la portai al Milan» 

REGGIO EMILIA. «Le difficoltà della serie B non mi stupiscono affatto. Prima di andare al Milan sono stato vicepresidente e anche comproprietario del Monza. Dal 1975 al 1985 abbiamo giocato quasi sempre in B. Era difficilissima anche allora, c’erano squadre importanti e grandissimi giocatori. Basti pensare che nel 1980-81 e due stagioni dopo ospitammo a Monza il Milan e in quelle occasioni invitai il presidente Berlusconi, con il quale avevo iniziato a lavorare, e tutta la sua famiglia. Perdemmo entrambe le volte, ma fu un onore giocare con un simile avversario». Adriano Galliani, monzese doc, ha esordito come dirigente di calcio nella squadra della sua città, nella quale è tornato nel 2018. In mezzo, superfluo ricordarlo, pagine epiche con i rossoneri.

Galliani, Reggio e la Reggiana che ricordi le suggeriscono?

«Tante partite giocate a Reggio, anche al vecchio stadio, sia con il Monza che con il Milan. È una città con una bella tradizione sportiva e un bello stadio, che la Mapei ha migliorato. Il nostro direttore operativo, come sapete, è Daniela Gozzi. L’ho conosciuta a pranzo con il mio amico Dal Cin e nel 1993 l’ho portata dalla Reggiana al Milan. Rimasi impressionato. Teneva i rapporti con le banche, con le autorità, gestiva tanti aspetti della società e in più…faceva anche delle ottime lasagne. Nel Milan ho preso tanto uomini, lei è stata l’unica donna. L’ho voluta anche al Monza. Domenica mangeremo insieme da qualche parte a Reggio, città che ho sempre apprezzato anche per la sua cucina. Io sono piuttosto goloso. Ad esempio, adesso che il mio amico fraterno Braida è dirigente alla Cremonese, mi sono fatto portare i tortelli di quelle parti, che mi piacciono molto, così come quelli che si mangiano nel Mantovano e da voi. Anche Ancelotti, con il quale mi sento sempre, mi portava i tortelli».

Il Monza punta alla serie A. In attesa del recupero col Vicenza è a 13 punti. Deluso dell’andamento della squadra fino ad ora?

«Il Monza ha giocato 8 partite. Nelle prime quattro ha fatto solo 3 punti, eravamo una squadra massacrata da infortuni e siamo arrivati ad avere 9 positivi al Covid. Nelle ultime quattro partite abbiamo fatto invece 10 punti, che è un bel ruolino di marcia. Siamo stati penalizzati all’inizio, così come lo è stata la Reggiana, la squadra che ha avuto più casi di Covid».

Lei è stato tra i pochi a tendere la mano alla Reggiana in occasione della trasferta di Salerno. Ha detto che se fosse capitato al Monza avrebbe accettato di non giocare.

«Sono convinto che la Reggiana si stia riprendendo da questa vicenda e riuscirà a fare un buon campionato. So che ha un allenatore bravo».

Ci descriva un po’ il gioco del Monza.

«Io e il presidente Berlusconi scegliamo l’allenatore con il nostro stesso credo calcistico. Ci piace il modulo 4-3-1-2. Che poi è più un rombo a centrocampo, dove l’uno dietro le punte è la parte più avanzata. Il Monza gioca con questa identità tattica precisa, alle volte bene, alle altre meno».

Silvio Berlusconi dà suggerimenti sulla formazione?

«No, no. Non interviene ma ha delle idee precise. Ama la difesa a quattro, mentre non questo 3-5-2 che va tanto di moda adesso».

Qual è il giocatore che preferisce di questo Monza?

«Non faccio figli e figliastri. Non ho mai detto nemmeno a Van Basten che era il più bravo quando era un mio giocatore».

Il patron verrà a Reggio?

«No, da quando c’è il Covid limita gli spostamenti».

In questi giorni non si può non parlare di Maradona. Che ricordi ha?

«Talento puro, classe immensa. Un giocatore bellissimo da vedere. Per me, nei miei 76 anni, il calcio ha avuto tre grandissimi giocatori e sono tutti sudamericani: Pelè, Maradona e Messi. Maradona lo ricordo come il nostro principale avversario. Che sfide! Il Napoli con Diego e Careca. Noi Van Basten, Gullit…».

Si dice che durante le assemblee di Lega di serie B Adriano Galliani sia uno dei dirigenti più agguerriti. Quali frizioni ci sono con la serie A in questo momento?

«Ci sono tanti fronti aperti con la A. Intanto ci riconoscono il 6,5% dei diritti tv mentre quando ero in Lega mi ricordo che c’era l’accordo per il 7,5%».

Un punto e mezzo percentuale che vale milioni di euro, visto che i diritti televisivi della A superano il miliardo…

«Adesso poi c’è il tema della cessione del 10% delle azioni della media company che detiene i diritti tv della A ai fondi (un’operazione che frutterà 1,7 miliardi di euro, ndr). Noi chiediamo che le risorse non siano distribuite tutte adesso ma anche alle squadre che saranno promosse in seguito. Infine c’è il tema delle promozioni e retrocessioni. Siamo l’unico campionato europeo dove non c’è simmetria tra promozioni e retrocessioni. Dal momento che la serie C non rinuncia alla quarta promozione, la nostra proposta è far retrocedere solo tre squadre e portare il campionato a 21 e poi al limite a 22. Oppure si aumentino le promozione in A. Ma questa asimmetria è folle». —
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