«Quei 7 gol sono una lezione Su Salerno non fatemi parlare...»

L’INTERVISTA

cristiana filippini


Dopo circa un mese e mezzo Max Alvini torna ad una conferenza stampa “in presenza”. Un’assenza dettata da tutte le disavventure che hanno accompagnato la truppa granata. E quello che si presenta è un Max Alvini molto pacato e determinato ma anche “risentito” per alcune vicende che ancora non ha digerito.

«È tanto che non ci vediamo - attacca il mister - ma è stata dura, come è dura per tutti. Sono stati momenti difficili che non auguro a nessuno. Mimmo Di Carlo in una intervista ha detto che ha capito cosa abbiamo passato e di questo lo ringrazio».

Avete fatto gli ennesimi tamponi che per fortuna sono andati bene.

«Noi abbiamo sempre fatto le cose in maniera assolutamente corretta. Sempre, sempre, sempre. E non abbiamo mai sbagliato nulla poi all'improvviso sono saltate fuori tutte le positività ma ripeto, siamo sempre stati corretti».

Tutti negativi e tutti arruolati per la gara di oggi?

«Non saranno della partita Gyamfi e Germoni ma conto di recuperare entrambi per la trasferta di Cosenza».

Le era mai capitato di prendere sette gol?

«Quei sette gol sono una lezione che non ti aspetti ma che ci servirà per migliorare. Nessuno vorrebbe percorre quella strada ma a volte può essere necessaria per potersi migliorare e raggiungere l’obiettivo della salvezza. Quella di Lecce la considero una grande lezione».

Questa settimana oltre che sul piano tecnico ha dovuto lavorare anche sull'aspetto mentale?

«Fin da primo allenamento ognuno di noi si è assunto le sue responsabilità. Ma non ho da rimproverare nulla ai miei calciatori. Ci siamo messi subito al lavoro per cercare di dare il meglio dopo la lezione di Lecce».

Veniamo al presente, un presente che si chiama Cremonese. Avrebbe una logica riproporre la stessa formazione per dare modo ai giocatori di riscattare la prestazione di Lecce?

«Per questa gara ci saranno almeno tre, quattro variazioni rispetto alla formazione di domenica. Ma questo non significa una bocciatura per chi starà fuori, sono cambi dettati dalle circostanze».

Cosa si aspetta dalla squadra che scenderà in campo oggi?

«Mi aspetto che metta in campo quelli che sono i nostri punti di forza. Per fortuna siamo riusciti ad allenarci con continuità dopo aver passato quasi due settimane a letto con la febbre. Ad oggi la Reggiana è la squadra che più di tutte è stata danneggiata dal Covid».

E che danni.. .

«Non mi faccia parlare. La classifica in questo momento la sta facendo il Covid. Pensate se la Reggiana non dovesse salvarsi per un punto? E questo non sarebbe giusto visto che c’erano tutte le possibilità di agire diversamente. Ci stava di andare a perdere a Salerno, ma non c’erano le condizioni per giocare: eravamo a letto in 29. La realtà è questa senza fare tanti giri di parole».

Cosa si prova in quei momenti?

«Non ho provato niente. Il mio era solo un appello di buon senso dovuto al fatto che eravamo tutti ammalati e avevamo bisogno di aiuto e non di essere schiacciati in quel modo. Voglio solo ringraziare chi mi portava la cena alla sera».

Non possiamo non chiederle un commento sulla scomparsa di Maradona.

«Lui era il calcio, inteso come divertimento e passione. E io sono cresciuto guardandolo. Nell’87 venne a giocare al Castellani contro l’Empoli e io supplicai mio papà di prendere i biglietti per la partita tanto era l’amore che avevo per quel giocatore». —

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