«Preoccupanti silenzi da parte della Fip locale e nazionale»

La polemica di Umberto Messori, dirigente del Basket 2000 «Facciamo allenare i ragazzi all’aperto, ma la situazione è difficile» 

l’intervista

Niente può fermare la passione per la pallacanestro. La pensa in questo modo Umberto Messori, storico dirigente del Basket 2000.


«In questo momento stiamo utilizzando alcune strutture cittadine per allenarci all’aperto, rigorosamente divisi in gruppetti, in forma individuale e distanziati - spiega -. Gli allenatori delle squadre più grandi sono disponibili anche per consigli personalizzati su richiesta. Dopo l’esperienza di organizzazione della ripartenza, ci siamo saputi subito adattare con tutte le norme di prevenzione. La risposta è stata strabiliante, la passione non si può fermare».

Non tutti, però, hanno intrapreso la stessa strada.

«I nostri tesserati ci hanno dimostrato fin dai primi allenamenti che sarebbero stati disposti a tutto pur di tornare in palestra. Noi ci siamo fatti trovare pronti, poi nuovamente lo stop. Questa seconda frenata metterà a dura prova l’entusiasmo dei giovani, per questo abbiamo intravisto nei campetti un’opportunità per tenerli coinvolti. Aggiungiamoci pure che il basket con queste regole è più penalizzato rispetto ad altri: il calcio, ad esempio, può continuare gli allenamenti con una programmazione pressoché invariata. Nessuna polemica ma, a mio avviso, le regole avrebbero dovuto quantomeno mettere tutto lo sport di base sulla stessa barca».

Una soluzione del genere può durare?

«Quando il meteo ce lo impedirà, passeremo lle attività online: allenamenti di gruppo in video, individuali su richiesta, contest e gare per i più piccoli. Sono sicuro che i nostri allenatori sapranno adeguarsi alle esigenze. Non è di certo il massimo, ma l’obiettivo è chiaro: fare di tutto per far tenere attaccati i ragazzi. Visti i preoccupanti silenzi da parte Federazione, sia a livello locale sia nazionale, potrebbe essere un’idea ospitare qualche esponente delle società reggiane e creare un sano dibattito su problemi e soluzioni».

Quali possono essere gli scenari futuri?

«Purtroppo l’abbandono precoce è un problema che esisteva già prima del Covid in tutte le discipline. Questa è una ulteriore mazzata, soprattutto per gli sport di contatto e indoor come il nostro, che rischia di vedere molti abbandoni. Oltre a questo, per le società, esiste il problema sponsor, ovvero la maggior fonte di sostentamento: comprensibilmente le aziende fanno più fatica a sostenerci, questo però ci porterà inevitabilmente a chiedere uno sforzo in più ai nostri interlocutori. Un altro problema è l’enorme incertezza: come fanno le società sportive a programmare in un tale clima? Senza aiuti l’unico modo per ricostruirsi sarà mettere insieme le forze».

Come vi siete comportanti con le quote dei ragazzi?

«Abbiamo deciso di non riscuotere ancora nulla, proprio in previsione di una eventuale nuova chiusura. Con la ripartenza faremo delle compensazioni per chi aveva saldato la scorsa stagione, cercando di fare il possibile per andare incontro alle famiglie». —

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