La Reggiana in B, ma lo stadio chiuso tiene in ansia i tifosi

Ecco tutte le ipotesi in campo in caso di una riapertura al pubblico dello stadio "Città del Tricolore"

In un periodo in cui la società avrebbe dovuto già avviare la campagna abbonamenti, non si sa ancora se il campionato cadetto comincerà a porte chiuse oppure con gli stadi a capienza ridotta per far rispettare il distanziamento sociale

REGGIO EMILIA. Di solito, in giorni come questi, mentre agosto è agli sgoccioli e settembre incombe, il tifoso ha già in tasca l’abbonamento della squadra del cuore. Figuriamoci se poi, quel tifoso è nato e vive a Reggio Emilia e dopo ventun anni di autentico inferno può finalmente rivedere la sua Reggiana in serie B.
 
Massimiliano Alvini solleva, in un "Città del Tricolore" deserto, la Coppa per la squadra vincitrice dei playoff
 
Stavolta però è tutto un altro film e figurarsi - vien da pensare, con un po’ di autoironia - se non doveva essere completamente diverso, quest’ano in cui finalmente, il povero tifoso granata ha potuto mollare ad altri il detto “mai na gioia”. Già, perché a meno di un mese dall’inizio del campionato, il tifoso granata - e con lui per la verità, tutta la tribù dei tifosi del calcio - non sa ancora se potrà entrare allo stadio per incitare la Regia e godersi finalmente un campionato con squadre di blasone.
 
E tutto questo in conseguenza della pandemia che ancora fa paura e spinge il governo e il comitato tecnico scientifico alla massima cautela. In pratica all’immobilismo: nessuno, ad oggi, sa dire quando potranno riaprire gli stadi. E soprattutto, a quali condizioni.
 
Questo tema, oltre a quello dell’andamento della pandemia, tiene in scacco il mondo del calcio. E la Reggiana non fa certo eccezione: l’impresa della conquista della B in uno stadio a porte chiuse non può diventare una condizione definitiva. Anche perché se c’è una cosa che differenzia in maniera netta la serie B dalla serie C, è proprio quella del pubblico.
 
E se la Reggiana - assieme a uno sparuto gruppo di altre società - era anche in serie C una delle squadre con il seguito più numeroso, immaginatevi cosa potrebbe fruttare - in termini di abbonamenti - una serie B sognata e inseguita per quattro lustri. Ecco, immaginate. Perché al momento non si può far altro.
 
Il presidente della Regione Stefano Bonaccini, oltre a ribadire l’assoluta volontà di far ripartire lo sport in tutte le sue accezioni e in piena sicurezza, ha anche ammesso come oggi non sia ipotizzabile a breve una riapertura degli stadi. 
 
E questo nonostante gli sforzi - in via anche sperimentale - che proprio l’Emilia Romagna sta facendo, con la pubblicazione di una ordinanza, già alcune settimane fa, in cui si dava il via libera a eventi sportivi con capienza limitata di pubblico (200 persone al chiuso, un migliaio all’aperto) lasciando aperta la possibilità di derogare a queste capienze per gli eventi di interesse nazionale. In questo solco, si è così dato il via all’organizzazione di due prove del moto Gp e altri eventi verranno, ha assicurato Bonaccini.
 
Il presidente della Regione Stefano Bonaccini con il sottosegretario alla presidenza, Gianmaria Manghi
 
Poi però dalla Regione fanno anche notare che non tutto - per ciò che accade di sportivo in Emilia Romagna - dipende da Bologna. A decidere - stante la pandemia - è sempre il governo su indicazione del Comitato tecnico scientifico. Ecco allora che, da settimane ormai, le società stanno lavorando a progetti da presentare ai tecnici nazionali. Il socio granata Carmelo Salerno aveva rivelato proprio alla Gazzetta che Reggiana e Sassuolo si sarebbero messe al lavoro per una riapertura del Città del Tricolore.
 
Che però non potrà essere totale, almeno per la prima parte del prossimo campionato. E proprio la mancanza di questa percentuale, a rendere impossibile l’apertura di una qualunque campagna abbonamenti. Se infatti prendiamo per buone le percentuali che circolano in queste settimane dobbiamo anche prendere atto che - per la Reggiana ma persino per lo stesso Sassuolo, il 25 per cento della capienza di uno stadio da 20mila posti, significa per il potenziale bacino d’utenza, poco più di 5mila posti.
 
Invero, la musica - anche per il cassiere granata - cambierebbe invece di parecchio se si passasse a una capienza al 40%. Che però - proprio in ossequio al distanziamento sociale necessario - dovrebbe essere calcolato per ciascun settore.