Ferretti: «O si rivede il protocollo oppure non ripartirà nessuno»

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«O si rimette mano al protocollo cambiandolo in buona parte piuttosto che rifacendolo, oppure non riparte nessuno, dalla serie D ai ragazzi».


Il giudizio tranchant è firmato Romano Ferretti, dirigente che mastica calcio da una vita, e che valuta le disposizioni federali come un ostacolo alla reale ripresa.

Al momento privo di ruoli dirigenziali dopo anni alla Bagnolese, Ferretti entra nel merito della normativa evidenziandone le criticità.

«È un protocollo che non va certo ad aiutare le società- afferma- soprattutto i presidenti sui quali pesa un senso di responsabilità non indifferente. Non so come i club possano strutturarsi: penso per esempio alla Bagnolese che dovrà chiedere a chi gestisce il Fratelli Campari, ovvero la Virtus Bagnolo, un ulteriore spogliatoio per mantenere il distanziamento. In Eccellenza solamente un paio di squadre possano disporre di un proprio medico, per non parlare poi dei costi: per i campionati nazionali come la serie D è previsto un test sierologico in aggiunta alla tradizionale visita medica, oltre alle borracce da nominare e da inserire negli appositi zaini: chi riesce a sostenere tutto questo?».

Il nocciolo della questione è comunque la responsabilità che spetterebbe al delegato della società in caso di positività: un modo per scaricare la patata bollente ai club, secondo l’esperto: «Queste norme sono state scritte probabilmente da chi non ha contatto quotidiano con il campo. Anche per il settore giovanile, come si può pensare di rispettare il regolamento alla lettera con duecento bambini a carico? Per quanto riguarda i senior, penso che pochissimi presidenti sarebbero in grado di presenziare ad ogni allenamento prendendo registro presenze e controllando. Parliamo sempre di dilettanti, che il mattino seguente vanno a lavorare. Non ci vuole tanto per modificare questo protocollo, ma stavolta tocca ai club alzare la voce e farsi sentire: in questo modo sembra invece che la Federazione abbia voluto evitare di assumersi le responsabilità».

A fine mese sono previsti a Bologna riunioni tra il Comitato Regionale e i team di Eccellenza e Promozione per un confronto in merito alla ripartenza, ma poco cambierà se non prenderanno coscienza dell’impossibilità di rispettare tali norme.

«Secondo me illustreranno i gironi e definiranno le date, ma poco verrà detto sul tema che invece è bollente. Ripeto: così stanti le cosi vedo una ripresa molto difficile; ci sono alcune società di alto livello che mi hanno detto che fino a che non saranno rimesse a posto le cose non partiranno con gli allenamenti».

L’ultima battuta è sulla riforma dei campionati.

«Con tre gironi - chiude - una prima classificata d’Eccellenza resterebbe comunque nella medesima categoria, e prevedere cinque retrocessioni sarebbe come condannare con largo anticipo chi già quest’anno faticava. Credo si potesse pensare a qualcosa di meglio». —

N.V.

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