Il Coronavirus mette in ginocchio le palestre e le piscine della provincia

Affitti e utenze da saldare e zero entrate: si prospettano danni economici ingenti per le strutture reggiane

REGGIO EMILIA. L’emergenza Coronavirus ha fermato completamente l’attività di palestre e piscine e le varie associazioni sportive sono in questo durissimo periodo impegnate in prima linea per contribuire a superare l’allarme sanitario.

D’altro canto, come è ovvio che sia, ci si interroga anche sui contraccolpi economici che l’attuale situazione sta già iniziando a creare.


Questo periodo di forzata inattività comporta problemi di non poco conto, anche perché in gioco ci sono tanti stipendi e quindi il futuro di parecchie famiglie. Il tutto nella più totale incertezza di quando si potranno riaprire i battenti e riaprire le attività.

Coronavirus, lo staff Fit Village di Reggio Emilia: "Non dobbiamo avere paura"

Uno tra gli esempi più emblematici è senza dubbio a Castelnovo Monti. «Indubbiamente il Covid-19 ci sta presentando un conto molto alto - sottolinea Roberto Zanini, presidente della società sportiva castelnovese “Onda della Pietra”, un’eccellenza dell’Appennino -. Basti pensare che per noi lavorano tredici dipendenti, a cui va aggiunta una trentina di collaboratori. Il quadro si completa con i dodici dipendenti che si occupano invece del ristorante e pizzeria. Giusto per fare una quantificazione, il danno che subiamo ammonta a 4-5 mila euro di mancati incassi al giorno».

«Al tempo stesso, oltre a pagare gli stipendi, dobbiamo far fronte a una serie di adempimenti legati a tasse e bollette - insiste Zanini - quindi auspicabile che lo Stato ci venga incontro, con qualche sconto o rinvio fiscale che in questa fase così complessa farebbe davvero comodo».

A Bibbiano c’è invece il Calypso Lifeclub, confrontata con problemi di non minore entità. «Noi abbiamo deciso di chiudere fin da lunedì scorso, anticipando il Decreto del governo - evidenzia Giovanni Barbieri, direttore del centro sportivo -. Per noi operano una quarantina di persone tra dipendenti e collaboratori: siamo inevitabilmente preoccupati, ma facciamo buon affidamento sull’aiuto dell'organismo di categoria a cui siamo iscritti».

«La Calypso fa infatti parte dell’Anif, Associazione Nazionale Impianti Sport & Fitness - aggiunge Giovanni Barbieri - un ente che in questi giorni ha avuto un incontro con rappresentanti del Governo, per chiedere l’attuazione di una serie di misure finanziarie a sostegno dello sport. Spero vivamente che le nostre istanze vengano considerate, perché realtà come la nostra hanno un ruolo di primo piano per la salute e il benessere dell'intera collettività».

Spostandoci a Reggio, Eden Sport e Salute non abbandona il proprio ottimismo. «Siamo convinti che alla fine tutto andrà bene, e lo stiamo ribadendo anche sulla nostra pagina Facebook - afferma Massimo Bagnacani -. Il momento è complesso per chiunque, ma la determinazione per uscirne in modo positivo non ci manca affatto. Per noi lavorano una ventina di persone: ovviamente un aiuto da parte dello Stato non guasterebbe affatto, ma noi abbiamo comunque effettuato tutte le mosse necessarie per tutelare il salario di ognuno. Quanto al resto, siamo in continuo contatto con i colleghi di altre palestre. Credo proprio che vada sottolineato il grande spirito di solidarietà e collaborazione che l'intero settore sta mostrando, almeno per quanto riguarda la realtà reggiana».

Sempre a Reggio, la Palestra Bulldog si occupa di sport da combattimento. «Sotto l’aspetto organizzativo, per noi la situazione è ancora più complessa - spiega Salvatore Funtò, presidente e insegnante di kick-boxing -. Il contatto fisico è parte integrante delle discipline che ci riguardano, e dunque lo svolgimento di attività a distanza risulta pressoché impossibile. I nostri iscritti, che sono oltre 200, possono comunque beneficiare di alcuni minicircuiti proposti proprio da noi: si tratta di esercizi incentrati sul cardio e sulla forza esplosiva».

«Per gli altri aspetti, qui alla Bulldog lavoriamo in nove - prosegue Funtò -. La proprietaria della nostra sede ci è venuta incontro con l’affitto, e di questo siamo davvero grati. A essere sincero, dallo Stato non mi aspetto miracoli: spero però che ci sia un sostegno alle famiglie, per metterle nelle condizioni di riprendere a fare attività sportiva senza dover rinunciare per motivi economici. Riaprire senza clienti non servirebbe infatti a nulla».

Tra i tanti casi significativi, ci sono anche le Piscine di Guastalla. «Al di là dell’allarme sanitario, che ovviamente ha l'assoluta precedenza, siamo di fronte a un problema pesante pure sotto il profilo dei conti - evidenzia il presidente Cristiano Bigi -. Già nei giorni che hanno preceduto il Decreto di chiusura, la partecipazione da parte di bambini e terza età si era notevolmente affievolita. Inoltre, quando potremo riaprire, non credo che la frequentazione tornerà immediatamente quella di prima: servirà tempo».

«Per quanto ci riguarda, noi diamo lavoro a circa 15 tra collaboratori e dipendenti - prosegue Bigi -. Dal Governo non vorrei finanziamenti a pioggia, che magari accontentano solo alcuni e non altri: sarebbe invece più utile un aiuto nel far fronte alle spese vive, che continuano pure in questo periodo di stop. Solo per dare un'idea, basti pensare che qui alle Piscine di Guastalla la spesa per luce, gas e acqua ammonta a complessivi 130mila euro annui».