La Grissin Bon Under 18 all'assalto della Next Gen Cup

Andrea Menozzi, responsabile del settore giovanile biancorosso

I baby biancorossi di Menozzi impegnati nel torneo di Lega a Pesaro

REGGIO EMILIA. Pronti, via. Da domani l’Under 18 biancorossa affronterà i quarti di finale della Next Gen Cup. La manifestazione giovanile è stata voluta dalla Lega e si giocherà alla Vitrifrigo Arena di Pesaro, prima delle gare della Final Eight di Coppa Italia da cui la Grissin Bon di Maurizio Buscaglia è tristemente rimasta fuori.
«L’obiettivo è fare bella figura, al di là del risultato - premette Andrea Menozzi, tecnico dell’Under 18 e responsabile del settore giovanile della Pallacanestro Reggiana -. Il livello della competizione è alto. Le otto squadre che si sono qualificate per la fase finale del torneo sono tutte molto forti e si possono equivalere. In più la formula prevede la possibilità del prestito».
Voi ne usufruirete?

«L’abbiamo fatto nella prima fase (in prestito da Casale Monferrato arrivò Carlo Cappelletti, guardia del 2002, ndr). A causa di infortuni, avevamo qualche defezione. Ora dovremmo essere al completo e ce la giocheremo con i nostri. È una bella esperienza sia per i ragazzi più esperti che possono sfidare avversari forti, sia per i meno esperti che possono confrontarsi con un mondo inconsueto. La Next Gen Cup è un interessante momento di crescita formativa all’interno di una stagione».
Dove puntate ad arrivare?
«Vogliamo passare il turno ed entrare fra le prime quattro. La formula prevede i quarti con gara di andata e ritorno (i baby biancorossi sfideranno Cantù, ndr) domani e venerdì, poi le semifinali nella giornata di sabato e la finale domenica prima della finalissima della Final Eight di Coppa Italia di serie A».
Come sta procedendo la sua squadra in campionato?
«Non siamo brillantissimi ultimamente. Siamo altalenanti e stiamo cercando una maggiore consistenza fra i più giovani e maggiore continuità fra i più esperti. Contiamo che in tal senso la Next Gen Cup ci dia una mano».
In campo ci saranno Diouf e Soviero, sotto contratto da parte del club, e Porfilio e Giannini che si allenano più o meno regolarmente con la prima squadra di Buscaglia. Quanto è importante per un 18enne confrontarsi in allenamento con i Pro?
«Importantissimo se questa esperienza viene mixata nel modo giusto. Ad allenarsi con la prima squadra sono i ragazzi più esperti e più pronti del settore giovanile. Per loro, la sola attività giovanile sarebbe poco, mentre svolgere soltanto attività con la squadra senior non sarebbe adeguato perché ancora si deve lavorare sui fondamentali».
Come giudica l’attuale situazione del basket giovanile in Italia?
«La Next Gen Cup in tal senso non fa molto testo. È una manifestazione spot che fa storia a sé ed essendo solo alla seconda edizione non c’è possibilità di confronto. Per il resto, a livello più generale, ora si lavora un po’ meglio sulla metodologia mentre una volta si tendeva a scimmiottare l’attività senior. Il problema strutturale riguarda il reclutamento».
In che senso?
«Un volta si andavano a cercare i ragazzi più alti, quelli fisicamente adatti alla pallacanestro, ora invece si tende ad aspettare in palestra quelli che vengono. Siamo in pochi a sbatterci per andare a cercare i ragazzi».
C’è anche altro?
«L’attività giovanile finisce a 17-18 anni, poi c’è poco da offrire. Non voglio fare polemica, ma fino a pochi anni fa c’era un campionato Under 21, poi è diventato Under 20 e ora dobbiamo fare i conti con un vuoto conclamato di cui ha parlato anche il ct della nazionale maggiore Meo Sacchetti. Le società satellite sono palliativi e così sempre più ragazzi decidono di volare negli Stati Uniti, con tutto ciò che questo comporta».
Cosa intende?
«Da punto di vista umano indubbiamente può essere un’esperienza significativa. A livello sportivo potrebbe rivelarsi estremamente rischioso. Non è scontato che si caschi bene e che si migliori durante il percorso».