Suicidio in carcere: «L’indagine faccia luce sulla morte di Ozzi»

L’avvocato Beifiori: «Mi stupisce che fosse ritenuto a basso rischio rispetto ai gesti autolesionistici. È una sconfitta per tutte le istituzioni»

Castelnovo Sotto «Immagino che la probabile indagine interna possa contribuire a fare luce sul decesso del mio assistito». L’avvocato Rosanna Beifiori, in questi giorni fuori città, ha appreso dalla Gazzetta di Reggio del suicidio in carcere di Osborne Antwi Tukpeh, detto Ozzi, il 36enne di origini liberiane che il 21 marzo scorso a Castelnovo Sotto ha ammazzato la suocera Tiziana Gatti, 62 anni. Un epilogo drammatico per una vicenda di per sé tragica. «Mi ha davvero stupito quanto appreso dalle notizie di stampa – ha aggiunto il legale – ossia che, nonostante la sua recente storia clinica, Osborne fosse considerato, all’interno della struttura carceraria, a “basso rischio” rispetto a gesti autolesionistici»

Il delitto è maturato nell’ambito di una separazione che l’uomo, depresso, non accettava. Nella villetta a schiera di via Rossini 10 la pensionata Tiziana Gatti, incrociando Ozzi lungo le scale, gli aveva rivolto una frase («restituisci il cellulare a mia figlia»). E il 36enne, in preda a una furia cieca, l’aveva sollevata, scagliata contro un gradino e ferita con una katana. Ozzi era recluso nel carcere della Pulce da quel giorno, accusato di omicidio aggravato. Il suo avvocato era al suo fianco durante la confessione, durata quattro ore, davanti al pm Piera Giannusa.


«Fin dal suo interrogatorio (il pomeriggio del 21 marzo) ho avuto la chiara percezione di un disagio profondo, tanto che ho subito detto al pm che mi sembrava una situazione da perizia psichiatrica. Parlando poi con lui e con le persone più vicine, ho avuto la conferma di un’esistenza caratterizzata, dall’infanzia sino al presente, da molte sofferenze».

L’avvocato Rosanna Beifiori afferma che durante i mesi di detenzione ha «sempre avuto contatti (in presenza o telefonici) più o meno settimanali con lui. Man mano ha preso coscienza dell’accaduto. Mi ha riferito di avere colloqui con lo psichiatra del carcere, ma mi è sempre sembrato depresso. E preoccupato per i figli. Dopo avere acquisito la documentazione medica in Procura e aver individuato lo specialista psichiatra, ho presentato la richiesta per il suo accesso al carcere. Ero in attesa dell’autorizzazione».

L’ultima volta che il legale è andato a colloquio con Osborne risale a pochi giorni. «L’ho incontrato per dirgli che a breve avrebbe ricevuto finalmente la visita dello psichiatra esterno da me incaricato; è parso sollevato. Evidentemente però altri fattori hanno avuto il sopravvento». Il reato di omicidio ora è estinto per morte del reo.

«Fermo restando che questo epilogo non elide la gravità del reato, né le sue conseguenze – conclude l’avvocato Beifiori – credo che l’accaduto rappresenti una sconfitta per tutte le istituzioni coinvolte». l