Paci: «Reggio è un avamposto per la lotta alla criminalità»

Ieri nell’affollata aula d’Assise l’insediamento del nuovo procuratore capo «L’ufficio sarà indipendente, affiatato e aperto alle istanze della società»

i Ambra Prati

Reggio Emilia «Una Procura indipendente, con spirito di gruppo e aperta alle esigenze anche sociali del territorio». Ha scelto di proposito Reggio Emilia per portare la sua esperienza contro le mafie, che ha combattuto per anni tra Sicilia e Calabria. E promette, sotto la sua direzione, un ufficio rispettoso dell'autonomia dei suoi sostituti, del ruolo dell'avvocatura e «in collegamento» col territorio e la società civile. Infine assume fin da ora l'impegno a promuovere iniziative sull'annoso problema della carenza di personale.


Sono gli intenti di Calogero Gaetano Paci, 57 anni siciliano, da ieri alla guida della Procura dopo il burrascoso addio del predecessore Marco Mescolini, trasferito d’ufficio il 24 febbraio 2021 per incompatibilità ambientale. Dopo oltre un anno di interregno guidato dalla reggente, Isabella Chiesi, e dopo una individuazione certosina da parte del Csm, è arrivata ora la figura chiamata a pacificare e ricompattare una Procura disgregata e alle prese con un carico di lavoro imponente per le dimensioni della provincia. Lo scorso maggio, Paci ha ottenuto l’unanimità dal plenum del Csm per il conferimento dell’incarico.

I fronti di battaglia del mandato indicati dal nuovo procuratore sono molteplici: «La Procura dovrà occuparsi di tutela della salute, tutela del lavoro regolare, dovrà svolgere una funzione di controllo legalità sulla pubblica amministrazione» e soprattutto «dei reati nell’ambito familiare e contro le categorie più deboli». Un compito «impegnativo», come ha sottolineato Paci.

L’accoglienza

L’attesa presa di possesso è avvenuta ieri mattina quando il magistrato, che ha alle spalle una lunga esperienza in indagini sulla criminalità organizzata e sul riciclaggio in Sicilia e in Calabria, si è ufficialmente insediato. In un’aula di Assise affollata di autorità, con magistrati, giudici e avvocati schierati, il dottor Paci – già presente nel suo ufficio al quinto piano da lunedì scorso – ha assunto l’incarico con una cerimonia «essenziale», come aveva preannunciato, ma anche plenaria, professionale e con una menzione dedicata a ciascuna categoria presente. A proposito dei presenti occorre sottolineare che molti degli invitati, a livello regionale, non hanno potuto partecipare per impegni pregressi: tra questi il pm della Dda, di casa nelle aule reggiane, Beatrice Ronchi, e il procuratore capo di Bologna, Giuseppe Amato. Presente Alfonso D’Avino, il procuratore di Parma.

La cerimonia

È stata la presidente del Tribunale di Reggio Cristian Beretti, affiancata dai giudici Giovanni Ghini e Francesco Parisoli, a leggere la formula di rito: «Gaetano Calogero Paci, nato il 14 novembre 1964, già procuratore aggiunto a Reggio Calabria, nominato dal Consiglio Superiore della Magistratura il 9 maggio 2022, viene immesso nelle funzioni di procuratore». Dopo la firma della reggente Isabella Chiesi e dell’interessato, il 57enne magistrato ha parlato a braccio per una ventina di minuti, presentandosi alla città.

Anzitutto i ringraziamenti: alla pm Chiesi per l’anno di facente funzione («La quarta reggenza è un unicum nel mondo della magistratura»); a Francesco Maria Caruso, neopensionato e giudice del maxi processo Aemilia («Ricordo la sua militanza a Caltanissetta, il caso ha voluto che lo ritrovassi a Bologna nel giorno in cui lasciava l’incarico di presidente del tribunale»), e soprattutto a Ignazio De Francisci, ex procuratore generale di Bologna andato in pensione nel dicembre 2021, siciliano come lui. «Un amico fraterno – ha spiegato Paci – è venuto apposta da Palermo; ha segnato l’inizio della mia professione. Mi ritengo un giovane cresciuto nella Palermo stragista dei primi anni Novanta, con l’esempio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino».

I due compianti magistrati uccisi dalla mafia sono stati indicati come un modello: «Nella professione cerco sempre di mettere in pratica gli insegnamenti ricevuti in quel periodo: la magistratura non come esercizio di potere di un gruppo, con quanto ci hanno restituito le recenti cronache (il riferimento è allo scandalo Palamara, ndr), ma come funzione nobile a garanzia dei cittadini e dei valori fondanti dello Stato. Questa è solo una cerimonia di insediamento, ma credo che nessuno possa dimenticare queste stelle polari».

Reggio, ha proseguito Paci, «è un avamposto strategico fondamentale: perciò l’ho scelta. Dopo trentacinque anni di lavoro al Sud può sembrare una scelta stravagante, ma qui al nord ritrovo tante costanti delle dinamiche criminali e sociali già viste. La mia è stata una scelta voluta e consapevole: sono orgoglioso dell’accoglienza ricevuta ed è molto importante per me dare il mio contributo di esperienza e conoscenza in questa realtà».

Le associazioni

La formazione antimafia di Paci è stata evidente nella presenza di Elia Minari (fondatore e presidente dell’associazione antimafia Cortocircuito) e di Libera contro le mafie, rappresentata dall’avvocato Enza Rando, originaria di Caltanissetta anche lei e sempre in prima fila nella nostra regione nei maxiprocessi nei quali l’associazione si costituisce spesso parte civile.

Il programma

«Quando il Csm mi ha nominato all’unanimità aveva ben presente la necessità di riorganizzare l’ufficio». Al vertice della priorità additate da Paci figurano «la serie di carenze strumentali e strutturali, penso all’organico della magistratura e degli amministrativi» e la necessità di potenziare il personale; la collaborazione con l’avvocatura poiché «una giurisdizione credibile ha bisogno di una avvocatura autonoma e consapevole»; l’interlocuzione con le autorità, in primis la prefettura, «anche per iniziative di prevenzione dei reati»; il coordinamento con la Dda per «fatti che vanno visti in modo prospettico»; il rapporto con il giornalisti.

La gaffe

«Qui a Reggio Calabria..pardon Reggio Emilia. Lo sapevo che prima o poi avrei fatto questa gaffe», ha ironizzato Paci: un qui pro quo prevedibile, dopo il lungo periodo passato nel capoluogo calabrese. E del resto da ieri Reggio Calabria e Reggio Emilia paiono più vicine.

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