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Giallo di Toano: Pedrazzini non è morto annegato

L’autopsia esclude la presenza d’acqua nei polmoni del pensionato di 77 anni, Gli accertamenti indicano un decesso naturale, ma mancano ancora alcuni esami

TOANO Giuseppe Pedrazzini non aveva acqua nei polmoni e dunque si può escludere che quando è finito nel pozzo fosse vivo. È questo, a quanto trapela, uno dei riscontri che emergono dall’autopsia.

L’esame ha anche escluso la presenza di traumi sul corpo tali da far pensare a una morte violenta. Al momento, dunque, tutto lascia pensare a un decesso per cause naturali.


Mancano però gli accertamenti istologico e tossicologico, per escludere l’avvelenamento o l’assunzione di medicine non compatibili con lo stato di salute del 77enne.

L’autopsia è stata effettuata dal dottor Franco Marinelli dell’Istituto di Medicina legale di Modena, che si è preso 90 giorni per comunicare gli esiti e dunque bisogna attendere ancora per la sua relazione. Gli avvocati Rita Gilioli, che assiste Marta Ghilardini, ed Ernesto D’Andrea, che assiste Silvia Pedrazzini e Riccardo Guida, hanno affidato una perizia al dottor Giorgio Chiessi.

Sul corpo del pensionato vi sono ematomi interni e vertebre tumefatte che sembrano compatibili con la caduta nel pozzo, profondo otto metri (di cui quattro pieni d’acqua).

Pedrazzini prendeva sicuramente dei farmaci, come è fisiologico per una persona della sua età. La moglie ha parlato di quattro distinti tipi di medicine e i carabinieri hanno effettuato accertamenti in farmacia per verificare queste dichiarazioni.

La signora Ghilardini, come scritto nei giorni scorsi, vive una situazione difficile, in quanto non ha accesso al suo conto corrente e pertanto vive grazie alle persone che le fanno credito.

Sivia e Riccardo Guida, che dormono in auto a Suzzara (Mn), hanno la tessera bancomat del conto cointestato con la madre. La coppia ha fatto sapere, tramite una persona di fiducia, che in questi giorni stanno provvedendo a pagare le utenze della casa di Cerrè Marabino (ora sotto sequestro), oltre a quella di Toano dove vive ora la vedova.

I soldi sul conto sono quelli della pensione di 850 euro al mese di Marta Ghilardini.

Giuseppe Pedrazzini aveva due pensioni, per un totale di 1350 euro: la procura contesta ai tre indagati di aver continuato a beneficiarne anche dopo il decesso dell’uomo.

I parenti di Giuseppe hanno sempre detto che il loro caro non aveva beni immobili intestati. Dunque, stando a queste dichiarazioni, il terreno che Silvia Pedrazzini avrebbe messo in vendita dopo la scomparsa di Giuseppe (con un annuncio poi ritirato) non poteva essere del padre, bensì della madre.

Al di là di questo ed altri aspetti da chiarire, il quadro che emerge è quello di persone alle prese con qualche problema economico. Lo ha detto la stessa signora Ghilardini ai carabinieri: quando è morta sua madre è venuta meno una pensione sulla quale la famiglia faceva affidamento. l