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Giallo di Toano, la moglie: «Voglio togliermi questo peso»

Le parole della vedova Marta Ghilardini lunedì al pm Piera Gannusa. Per la procura Giuseppe Pedrazzini era segregato in casa dai familiari da due anni

Toano «Voglio togliermi questo peso». È iniziato con queste significative parole, lunedì mattina in procura a Reggio Emilia, il lungo racconto di Marta Ghilardini, vedova di Giuseppe Pedrazzini, il pensionato di 77 anni trovato morto in un pozzo vicino alla sua abitazione di Cerrè Marabino lo scorso 11 maggio.

Dichiarazioni spontanee di fronte al sostituto procuratore Piera Giannusa, che hanno fatto seguito al colloquio avuto sabato in caserma a Castelnovo Monti, nelle quali la donna ha riferito che il marito è deceduto l’8 marzo e la figlia Silvia e il genero Riccardo Guida avrebbero deciso di gettarlo nel pozzo, dopo averlo trascinato con un lenzuolo fino a quel punto.


La procura sta eseguendo accertamenti sulle dichiarazioni della donna, che è assistita dall’avvocato Rita Gilioli.

Le accuse alla moglie

La lunga audizione non cambia però la posizione degli inquirenti, per i quali al momento vi sono profili di responsabilità da parte di tutti e tre gli indagati.

Il reato di sequestro di persona è stato contestato perché Pedrazzini era stato segregato in casa da ben due anni: accusa che chiama in causa, ovviamente, anche la vedova.

Così come non è un dettaglio di poco conto che anche la signora Ghilardini ha percepito le due pensioni del defunto marito (invalidità e vecchiaia) dopo il decesso.

I parenti di Pedrazzini, hanno accolto con scetticismo le dichiarazioni della donna. «Si capisce poco, al momento non me la sento di aggiungere altro», ha detto ieri Claudio, fratello di Giuseppe, raggiunto al telefono.

Il nipote Valentino Monticelli ha ribadito il suo auspicio che «la verità venga a galla e la giustizia faccia il suo corso». Al momento, dunque, mancano ancora troppi tasselli e di conseguenze il giudizio resta sospeso.

Movente economico

L’avvocata Naima Marconi, che assiste la famiglia di origine dell’anziano deceduto (i fratelli e i nipoti) ha comunque detto che le dichiarazioni della vedova rappresentano un primo passo, perché almeno si sa che ci sono delle responsabilità.

Il movente economico potrebbe essere la causa della soppressione del cadavere.

Per quanto riguarda l’accusa di omicidio, bisogna attendere gli esiti dell’autopsia e la prima ricognizione esterna ha escluso segni visibili di traumi.

Oltre all’accertamento autoptico, ci sono anche i rilievi sui dispositivi elettronici sequestrati (tablet, pc e cellulari). L’avvocata Marconi insiste anche sulla necessità di accertamenti sulle fonti di sostentamento della figlia del pensionato e del marito di lei. L’ipotesi è che siano persone prive di redditi, per le quali il movente economico potrebbe giustificare le condotte contestate. Guida è un musicista, mentre è tutto da verificare che gli articoli scritti dalla moglie Silvia, come freelance, siano stati in qualche modo remunerativi: la donna si è occupata in particolare, in modo critico, di vaccini e green pass su alcuni siti internet.

Stato di soggezione

Le persone di Toano ascoltate anche ieri alla “Vita in diretta” sulla Rai sostengono che Silvia e Riccardo fossero dipendenti economicamente da Marta Ghilardini.

Un’amica della vedova ha anche sostenuto, davanti alle telecamere, che la donna avesse in qualche modo timore del genero.

Quello che è certo è che i coniugi, che sono assistiti dall’avvocato Ernesto D’Andrea, stanno vivendo in condizioni molto difficili. Hanno l’obbligo di dimora fuori dalla regione e dormono in un parcheggio a Suzzara (Mantova).

La coppia ha trovato sostegno nella parrocchia di Suzzara e nella Caritas locale per mangiare e fare qualche doccia. l