«Il lavoro nero a Reggio preoccupa. Occorrono più controlli e sanzioni»

Cristian Sesena (Cgil): «Il mercato è un “Far West”. Serve un salto di qualità»

Reggio Emilia «Preoccupante, non sorprendente». Il segretario provinciale della Cgil Cristian Sesena legge i dati sul lavoro nero pubblicati ieri dalla Gazzetta di Reggio. I controlli a maggio hanno portato a undici denunce, otto sospensioni di attività e sanzioni per 190mila euro. Cinque lavoratori su 39 sono risultati in nero, contestate molteplici irregolarità in fatto di salute e di sicurezza.

«Quanto accaduto nei giorni scorsi ovviamente preoccupa ma non sorprende – la lettura offerta da Sesena –. Che il mercato del lavoro soprattutto in alcuni settori come edilizia, agricoltura, servizi sia diventato quasi un Far West è una realtà difficilmente negabile da parte di chiunque. È l'effetto di una ripresa post Covid che si è focalizzata solo a recuperare gli utili persi durante il lockdown».

Il sindacalista ha partecipato lo scorso mese al tavolo in Prefettura in cui è stato siglato un protocollo per verificare la regolarità di quanto accade nei cantieri reggiani.

Il protocollo ha anticipato l’attività sul campo attraverso i controlli effettuati il mese scorso dai carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Reggio Emilia. Ai controlli hanno partecipato il Comando carabinieri provinciale e il Nucleo Forestale.

Sono state riscontrate irregolarità nella città del Tricolore, a Bagnolo, Cavriago e Novellara. Gli inquirenti hanno verificato che un operaio italiano percepiva il reddito di cittadinanza, ma lavorava in nero. Un muratore straniero, risultato clandestino, è invece fuggito dai tetti.

Sesena ricorda che il lavoro nero non rappresenta un unicum reggiano, ma un problema che attraversa tutta ’Italia. «È la conseguenza di un Paese che non riconosce nel lavoro dignitoso una leva strategica di crescita – conclude Sesena –. Precarietà, incidenti sul lavoro, sfruttamento sono facce della stessa medaglia. È necessario continuare coi controlli e le sanzioni verso le imprese irregolari. Anche le associazioni di categoria devono essere intransigenti: il “dumping” che queste aziende determinano danneggia anche quelle realtà che operano correttamente. Un lavoro di qualità deve essere obbiettivo di tutti e non solo della Cgil. È necessario un salto di qualità sul piano culturale».

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