«Affari all’estero dei Grande Aracri fra irregolarità e operai non pagati»

Grimilde: ispettore della Mobile racconta in tribunale a Reggio le mire in Belgio e Svizzera

Reggio Emilia «Dalle indagini di Grimilde, a partire dal 2017, sono emersi diversi affari progettati all’estero dai Grande Aracri di Brescello».

Inizia così Massimo Cirino – ispettore della squadra mobile di Bologna – la sua deposizione su questo specifico tema nel processo in odore di ’ndrangheta, con rito ordinario, che va avanti da tempo nell’aula di Assise.


E gli esiti investigativi – nell’udienza di ieri, ma l’ispettore proseguirà anche nella prossima – sono per il momento sul Belgio e la Svizzera. Relativamente al Belgio il teste fa riferimento a due persone (finite nella “rete” di Grimilde) strettamente in contatto con Francesco, Salvatore e Paolo Grande Aracri: «Mario Timpano, che in Belgio ha un ristorante, giunse a Brescello il 23 gennaio 2017 – rimarca il poliziotto – per gettare a casa dei Grande Aracri le basi per affari successivi. Poi c’è Domenico Brugnano che con la sua ditta commercializza prodotti alimentari in genere».

L’obiettivo sono affari in campo edile ed alimentare: «Volevano avviare in Belgio attività di vendita di salumi, insaccati, formaggi». Viene citata un’intercettazione in cui Salvatore Grande Aracri è entusiasta con Timpano di questo nuovo sbocco («Faremo una barca di soldi solo con le pizzerie»), specificando, riferendosi al padre Francesco: «Ci hanno sequestrato tutto, il consiglio del nostro avvocato è di portarlo in Belgio». Sul versante belga arriva poi la chiosa finale: «I progetti di commercializzazione di prodotti alimentari non ebbero poi seguito, mentre i lavori edili sì (l’allusione è ad un capo d’imputazione marchiato caporalato e sfruttamento coincidente nella primavera 2017 con la costruzione di palazzine in Belgio per conto di un’impresa albanese, ndr).

Poi il discorso si sposta sulla Svizzera: «Tramite un referente calabrese quarantenne i Grande Aracri hanno effettivamente svolto diversi lavori edili – spiega l’ispettore della Mobile – ingaggiando però operai non seguendo le regole contributive e fiscali a danno dei lavoratori stessi, non pagando quanto pattuito, in alcune telefonate si sentivano gli operai costretti ad elemosinare la paga. E quando le irregolarità sulle procedure sfociavano in multe, il tutto ricadeva sugli operai. Prove dei lavori in Svizzera – sottolinea – sono state trovate durante la perquisizione a casa di Salvatore Grande Aracri a Brescello il 25 giugno 2019: appunti, ordini di materiali edili, documenti».

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