Reggiani in festa per il Giro

Migliaia di appassionati in viale Isonzo per l’11esima tappa: «Una gioia dopo anni duri»

Reggio Emilia «Una meraviglia». L’entusiasmo non conosce età all’arrivo dell’undicesima tappa del Giro d’Italia nella città del Tricolore.

Migliaia di appassionati si collocano lungo le transenne di viale Isonzo per assistere il più vicino possibile al passaggio degli atleti. Chi ha i capelli bianchi ricorda i passaggi di Felice Gimondi. Chi è nato da poco non potrebbe essere più affascinato dall’evento.


«Nostra figlia è innamorata di suo padre – rivela Mirna Martinelli –: ogni volta che lo vede in tv sospira “papà”. Ha un anno e mezzo ed è una delle parole che conosce».
Martinelli è la moglie di Davide “Roccia” Formolo, alfiere dell’Uae Team Emirates, 27esimo nella classifica generale della 105esima “corsa rosa”.

Lo slogan scelto per l’edizione 2022 è “amore infinito”. Una scelta azzeccata, ascoltando il pubblico. «Il Giro è bello», assicura il giovanissimo guastallese Francesco Ferrara.

Il ragazzino è in compagnia della madre Sara Negri, che ne condivide la “grinta”. «Una volta finita la scuola, il nonno l’ha portato a Reggio per vedere il Giro – rivela la madre –. Gli piace molto la bicicletta ed è la prima volta che vede la “corsa rosa” in diretta. L’ho “caricato” molto anch’io».

Il reggiano Marco Paterlini ha portato la famiglia con sé. «Far appassionare la bimba di ciclismo è il massimo – attesta Paterlini –. Per lei è la prima volta: ha un anno. Speriamo si appassioni di ciclismo: è lo sport più bello del mondo».

Il giudizio complessivo è pregnante: «una meraviglia». Un voto condiviso da Christian Lamberti e Davide Zanini, genitori di giovani talenti della Ciclista Reggiolese.

«Abbiamo deciso di portarli per farli appassionare ancora di più al ciclismo – rimarca il primo –. Quando abbiamo chiesto loro se volessero venire hanno risposto subito di sì».
Il secondo riflette sul valore di chi compete in sella. «Se uno va in bicicletta per passione escludo il discorso del doping – ribadisce Zanini –. Non fa parte della mia mentalità».

L’ex maratoneta Salvatore D’Anna scuote al ritmo due bastoni colorati da tifosi con il nipote Daniele. «Lo sport è molto bello – riconosce il nonno – perché fa stare tutti insieme. Siamo contenti: Reggio Emilia è una città aperta».

D’Anna c’era nel 2017 come il giovane Nicola Virga. «Mia madre mi teneva un po’ in braccio – ripercorre Virga –. Ero contento. Mi sta piacendo l’ambiente: è un po’ rumoroso, ma molto trasportante».

Condividono la lettura Martina Sarandrea e Santa Pontone. Le giovani non fanno mistero di non essere appassionate di ciclismo.

«Abbiamo voluto trascorrere una giornata diversa in compagnia – garantisce la prima –. Non siamo interessati al Giro di per sé. C’ero già stata anche nel 2017: abitavo quasi sopra la linea d’arrivo».
Pontone assapora invece il sapore della prima volta. «È una bella esperienza – commenta la seconda –. Il Giro è stato organizzato molto bene ed è veramente bello. Dopo la pandemia, finalmente si riprende a girare».

Eros Ronchelli è un ex ciclista e si ritiene onorato da reggiano di poter guardare da vicino l’arrivo in volata di tappa. «È emozionante – spiega Ronchelli –. C’ero già stato nel 2017, ci sono sempre quando c’è il Giro. Ci voleva un po’ di libertà dopo la pandemia».

«Emozionante» è un aggettivo utilizzato da Giacomo Faraci, un altro appassionato delle bici. «Per noi il Giro rappresenta la passione per lo sport – la testimonianza a nome del gruppo di amici –. Essendo di casa a Reggio Emilia, è ancora più bello. C’eravamo già stati nel 2017. Facciamo una tappa ogni anno».

La compagnia di Faraci è appassionata di Marco Pantani. Manuela Maffei è giunta invece da Reggello (Firenze) per supportare Vincenzo Albanese (Eolo-Kometa), 61esimo in classifica generale.

«Ci ha anche ringraziato per il club – riconosce Maffei vicino alla bandiera con l’immagine del beniamino –. A oggi siamo una sessantina di sostenitori. È ancora più bello tornare a fare il tifo dopo la pandemia, rivedendosi tutti insieme. Il Giro unisce l’Italia».

L’unione accomuna persone di età e provenienza diverse. Una coppia piacentina ricorda di seguire la “corsa rosa” da settant’anni e giudica che l’umanità ha più bisogno di sport e meno di armi. Una famiglia colombiana esibisce con orgoglio i colori della propria nazione, andandosi a collocare vicino al traguardo.

Appartengono alla schiera dei tifosi “storici” Gianni Campanini e Renzo Vincetti, venti anni al seguito del Giro d’Italia e non sentirli.

«Andiamo avanti indietro per l’Italia – descrive il primo –. Siamo appassionati di ciclismo, calcio e caccia». Entrambi c’erano nel 2017 a Reggio Emilia, come non sono mancati né a Parma né a Modena.
«Lo sport è allegria e stare tutti insieme – rivela il secondo –. Ci voleva tanto dopo due anni di pandemia».

La prospettiva dell’appassionato corrisponde con il punto d i vista del sindaco Luca Vecchi. Il sindaco visita il Villaggio allestito al parcheggio Zucchi con l’assessore allo Sport Raffaella Curioni prima di portarsi in prossimità della linea del traguardo.

«Questo Giro d’Italia ha il senso del ritorno alla normalità, della ripartenza, del riappropriarsi delle abitudini di prima», il punto di osservazione di Vecchi.
Il sindaco mette sul piatto della bilancia i disagi alla mobilità con il successo di pubblico della tappa reggiana. L’equilibrio propende tutto in favore della “corsa rosa”.


«Siamo molto contenti dell’arrivo del Giro a Reggio Emilia – dichiara Vecchi – che torna nella città del Tricolore cinque anni dopo l’ultima volta. È stata una grande giornata di sport e di festa. I reggiani hanno accolto al meglio l’arrivo del Giro. Abbiamo fatto un lavoro importante in queste settimane, cercando di non limitare l’evento a una giornata, ma organizzando un progetto che ha coinvolto centinaia di giovani, società sportive e appassionati».

La “pagella” del sindaco va oltre la prestazione agonistica. «Il Giro d’Italia è un grande fattore unificante – conclude Vecchi – e naturalmente non poteva non passare a Reggio Emilia».
 
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